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Architettura residenziale Federiciana, I Loca Solaciorum e San Lorenzo in Pantano

E' nel Tavoliere di Puglia che Federico II soddisfa il suo più grande sollazzo: la caccia con il falco, dimostrando il suo carattere naturalista

I Loca Solaciorum

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Federico II
Nulla di più importante e di più vitale dei "luoghi di sollazzo" esisteva per Federico II di Svevia, che proprio in questi siti ritrovava serenità per lo spirito e gioia di vivere, nonchè la possibilità di potersi ricaricare di quell'energia a lui così preziosa e che così ardentemente dilapidava nei pensieri, nelle riflessioni e negli studi.
Erano questi dei luoghi ubicati molto spesso in prossimità delle sue maggiori e strategiche residenze politiche.
Egli, dopo attente ed accurate osservazioni, sceglieva dei siti in un certo senso già predisposti a questo tipo di utilizzo e molto spesso potenziando quelle che erano le peculiarità e le caratteristiche che a lui tornavano utili per creare atmosfere ricche di fascino, di piacere e, direi, anche di sensualità.
Le emozioni che si dovevano vivere all'interno dei "loca solaciorum" non poco dovevano richiamare le magie, le luci, ed i contrasti da cui egli stesso doveva esser rimasto pervaso durante i suoi viaggi nelle terre d'Oriente.

Nei suoi viaggi in quelle terre a causa delle Crociate certamente subì il fascino della vita nomade delle popolazioni ottomane, caratterizzata principalmente, non solo dagli aspetti legati ai giardini e alla natura, ma anche dagli usi e dall'abitudine di vivere nelle tende, che non a caso gli ricordavano anche il momento della sua nascita a Jesi.
Le letture di tali residenze necessariamente, oltre che in chiave architettonica, vanno effettuate in chiave paesaggistica: ciò significa, di conseguenza, che le stesse residenze vanno inserite in un paesaggio che faceva da cornice ad esse ed in cui non poche dovevano essere state le emozioni ivi proiettate.

Nell'Arte dei giardini, dopo la caduta dell'Impero Romano, scomparve in Europa ogni traccia di progettualità legata all'arte stessa.
La civiltà mediterranea quindi dovette ricostruire e reinventarsi lentamente una propria arte dei giardini, molto spesso partendo dall'osservazione di quegli elementi naturali presenti nel paesaggio naturale.

Un notevole ruolo lo svolsero le genti d'Oriente, che legati ad una tradizione più antica rispetto alle culture occidentali nel campo del giardinaggio, e grazie ad un'evidente espansione del loro potere politico, portarono nel bacino occidentale del Mediterraneo i criteri-base della progettazione paesaggistica.
Un ruolo fondamentale in questo studio lo giocavano l'acqua, i colori, i profumi, ed i suoni magici della Natura: lo stesso giardino arabo o islamico era ispirato al paradiso maomettano.
L'emozione più profusa in tale progettazione, più che dalla visione, era rappresentata dall'immaginazione, dalla fantasia, da una sorta di eccitante e sensuale ricerca di soddisfare il desiderio.
L'acqua svolgeva, prima fra tutti gli elementi che componevano tali spazi, il ruolo protagonista e decorativo più evidente muovendosi, scorrendo, mormorando musiche e suoni e riflettendo immagini diurne e notturne.
L'idraulica divenne l'elemento fondamentale nei giardini medievali, attraverso la realizzazione di fontane, vasche, canalizzazioni e bacini d'acqua (esempi ne sono i giardini ispano-moreschi e quelli della Sicilia e dell'Italia meridionale.
Federico II fece suo tutto questo e sapientemente elaborò questi elementi, creando immagini all'interno delle sue corti e delle sue residenze che ben rispecchiassero quest'arte e di tutto ciò la letteratura e le fonti storiche ben lasciano intravederne le atmosfere profuse a tale intento.

Tra i "loca solaciorum" una posizione molto particolare fu occupata da quelli esistenti nel Tavoliere di Puglia, al centro del quale egli stabilì la sua sede imperiale.
Non fu un caso e non fu certo solo per una posizione strategica militare, difensiva e di potere che lo spinse a fermarsi in tale regione, d'altra parte una posizione altrettanto rilevante la ricopriva anche la città di Napoli e la Terra di Lavoro.
Nel Tavoliere Federico II trovò, oltre alla posizione strategica, anche un paesaggio (quella "amoenitas loci") che gli permetteva di fare della sua vita un inno alla gioia ed al piacere di vivere.
Della sua personalità edonistica e dei piaceri di cui amava circondarsi è cosa risaputa, e proprio qui aveva trovato quelle potenzialità paesaggistiche, che hanno fatto della sua dimora imperiale il suo "paradiso maomettano".
Nel Medioevo il paesaggio del Tavoliere era davvero molto diverso da quello che si può attualmente osservare, ma per ricostruirlo soffermiamoci sugli aspetti più salienti della regione in esame.
Il sottosuolo del Tavoliere, di origine alluvionale, è caratterizzato dalla presenza di numeroso materiale ciottoloso, che permette all'acqua di scorrere in ricchissime falde e spesso, in prossimità di materiali impermeabili, di risalire in superficie, dando origine a preziose sorgenti.
La presenza invece nel sottosuolo di materiali impermeabili originatisi da una forte evaporazione, chiamati in loco "cruste" facilitava la formazione in superficie di innumerevoli stagni, pantani e laghetti.
La presenza poi di numerosi corsi d'acqua, di tipo torrentizio, che spesso durante l'inverno, straripando, allagavano estese superfici, facilitava la formazione di non poche zone paludose.

L'effetto di questa situazione pedo-climatica favoriva, rispetto ad altri territori, la formazione di numerosissimi boschi, che a perdita d'occhio invadevano la pianura dauna.
Questi boschi erano principalmente costituiti, vista la natura del suolo, oltre che da specie sempreverdi caratteristiche della macchia mediterranea, da latifoglie caducifoglie arboree tipiche del clima collinare, quali querce, frassini, aceri, ciliegi, olmi (ed il cui relitto oggi è rappresentato dal bosco dell'Incoronata) e che, viste le ricerche da me effettuate sul paesaggio e sulla vegetazione delle colline germaniche di Goppingen, costituivano la flora originaria della sua terra natia.
Nello stesso modo, viste sempre le mie ricerche effettuate sul paesaggio e sulla vegetazione delle piane del medio Oriente, il Tavoliere riproponeva gli stessi habitat legati agli stagni, alle paludi, ai laghetti presenti in quella terra.

Quindi, quale altro territorio poteva più affascinare Federico II che nel Tavoliere ritrovava l'importanza strategica militare per seguire le vicissitudini della Germania, dell'Italia e dei luoghi legati alle Crociate, ritrovava un paesaggio che esprimeva al massimo l'amoenitas loci di cui era innamorato, ricco sia di boschi di latifoglie che di macchia mediterranea e mosaicato con la moltitudine di specchi d'acqua e che racchiudeva in sè i paesaggi europei e del medio oriente?
E dove poteva trovare una così simile ricchezza di paesaggi che permettevano un patrimonio faunistico e avifaunistico, stanziale e di passo, così importante per soddisfare la sua passione più nota, cioè quella della caccia?
La stessa fauna, quindi, non era costituita solo da uccelli, molti dei quali legati agli habitat palustri, ma anche e soprattutto da piccoli, medi e grandi mammiferi (ricordiamo che lo stesso torrente Cervaro vicino Foggia deve il suo nome alla presenza di numerosissimi cervi, la cui stessa alimentazione è strettamente legata alle specie quercine, di cui il territorio era ricchissimo).
E' qui, infatti nel Tavoliere di Puglia Federico II soddisfa il suo più grande sollazzo: la caccia, praticata da lui non con armi, ma con il falco, dimostrando, se così si può definire, il suo carattere di cacciatore naturalista, rispettoso della Natura, complice compagna della sua vita.
Questo stesso paesaggio dovette ispirargli quel meraviglioso trattato che è l' "Arte de venandi cun avibus".
E qui Federico II trovò soprattutto un paesaggio, e delle potenzialità, che usò e modificò per creare, senza alcun paragone con le sue altre residenze, il suo "locum solaciorum" più prestigioso.
In questa terra di Puglia, in pochi chilometri quadrati e a ragion veduta, egli stabilì la sua inclita sede imperiale.
Perchè?
Perchè qui poteva, al centro di una corona di castelli, torri ed opere difensive, costruire il suo leggendario palacium di Foggia ed alla cui periferia sorgevano le due perle dei suoi sollazzi: San Lorenzo in Pantano ed l'Incoronata.
Così, uscendo dalla sede del potere e sulla strada che lo conduceva a Melfi, altra sua residenza preferita, trovava nelle immediate vicinanze la sua sede di piacere ed il bosco di caccia.

Per capire, comunque ancor meglio, quanto detto, ricordiamo quello che fu l'intervento idraulico effettuato dall'Imperatore ed il tipo di residenza da lui creata.
Prima della sua presenza in loco, insisteva nella località denominata "Salice" un insediamento storico chiamato "Carmeianum". Questo sito era già ben noto all'epoca dei Romani ed era posto sulle riviere, e sul versante che guarda a mezzogiorno, di un corso d'acqua che aveva origine, come altri innumerevoli nel Tavoliere, da una sorgente, ricchissima d'acqua limpida e cristallina.
Questo corso d'acqua aveva il suo defluire naturale verso la località "Castiglione" e tutta la zona era ricchissima di boschi e foreste (ricordo che in Foggia Federico II ospitava Johannes de Domibus, amministratore delle sue foreste- da Durrieu).
Federico II, utilizzando questo stato di fatto, si manifestò, precorrendo anche in questo secoli di storia, paesaggista e creò il primo parco naturale suburbano, collegato non solo alla città, ma anche al bosco dell'Incoronata, ben più ricco in quanto collegato attraverso il Cervaro ai monti ed ai boschi dell'Appennino.
Utilizzando la presenza della sorgente e del corso d'acqua, egli fece costruire un canale che da essi portava l'acqua ad una depressione, ubicata a qualche centinaio di metri a nord e che attentamente l'Imperatore aveva osservato riempirsi di acqua stagnante nei periodi di piovosità, grazie alle caratteristiche impermeabili del sottosuolo.
Queste acque, inizialmente scoperte, venivano convogliate appositamente per superare il dislivello di quota esistente tra la valle di Carmeianum ed il "Pantano", per poi ritornare alla luce.

Le stesse acque, quindi, andavano ad alimentare questo bacino, che veniva così trasformato in un lago artificiale e sul cui versante esposto a mezzogiorno Federico II costruì la sua "domus o villa di San Lorenzo in Pantano".
La letteratura e le fonti (vedasi Bertaux, Haseloff, Willemsen, Jamsilla e G. Villani) ci comunicano che qui, grazie a quest'opera idraulica, Federico II istituì il parco dell'uccellagione, o vivarium, ed il lago, così creato, le sue riviere (le riviere al contrario delle rive prevedevano lo sfalcio dell'erba) ed i boschi circostanti andarono a costituire il primo esempio di parco naturale suburbano.
Questo "locum solaciorum" era ben diverso dagli altri loca, dove l'elemento acqua invece era rappresentato senza dubbio da fontane, vasche, canali e giochi d'acqua; bisogna aggiungere che anche qui era presente una vasca di pregevole fattura, fatta rimuovere nel 1317 da Roberto d'Angiò. Egli ne fu talmente attratto che molto probabilmente andò ad abbellire il parco di Castel Nuovo a Napoli e questa " concam unam marmoream sistentem in palacio Pantani " trova poi riscontri nelle vasche esistenti nelle moschee islamiche.
In San Lorenzo in Pantano, per la prima volta l'acqua non è più elemento decorativo, ma componente essenziale del paesaggio naturale.

Un così ampio specchio d'acqua permetteva, oltre alla realizzazione di un vivarium o parco dell'uccellagione o giardino zoologico (immaginate quanti animali lo stesso Federico II abbia portato con sè al ritorno dalla Terra Santa) e di un'immensa riserva d'acqua per la stagione estiva, anche di vivere tutta una serie di emozioni e di gioie dall'osservazione riflessa del cielo di giorno e di notte, alla contemplazione spirituale, dalle feste ricche di fascino, di danzatori e musicanti alla cura del corpo e all'esercizio fisico del bagno, singolo o di gruppo ed il cui uso Federico II importò come uso dal Medio Oriente e che non certo disprezzava, visto la sua personalità edonistica.
Intorno alle riviere di questo "pantano" egli stesso doveva organizzare i suoi ricevimenti all'aria aperta, come nella stessa villa doveva accogliere i regnanti e coloro che si recavano a fargli visita e gli artisti, i mercanti e le genti d'Oriente, vista anche la predisposizione del luogo ad essere utilizzata per mettere su capanni di stoffa e tende come nell'uso delle genti nomadi ottomane.

Ma ben poco o nulla è rimasto della sua domus: infatti essa stessa doveva essere stata costruita necessariamente utilizzando, oltre al materiale di riuso e di pietra, il materiale recuperabile nelle foreste vicine: il legno.
Scale, solai, pavimentazioni, soffitti e pareti interne dovevano, vista l'estesa e selvosa superficie circostante, essere lignei e per questo più deteriorabili ed infiammabili.
Infatti già nel febbraio del 1269 (cfr. Jamsilla) Carlo I d'Angiò dovette provvedere alla riparazione ed alla ricostruzione di numerose parti in legno presenti nella domus.
Questo tipo di edifici, ovviamente, più di altri ci pervengono più aggrediti e meno conservati a causa di distruzioni da parte dell'uomo e delle avversità meteoriche.
Delle canalizzazioni originarie restano parti di quelle scoperte, mentre di quelle sotterranee forse qualcosa è rimasto sotterrato.

Lo stesso paesaggio del Tavoliere nel corso dei secoli è stato stravolto prima a causa di una spietata politica economica basata sul pascolo e sulla pastorizia e per poi distruttivi interventi di bonifica fondiaria legati ad un intenso uso agricolo del territorio.
Oggi osserviamo invece un paesaggio del tutto estraneo a quello originario e della pianura pugliese e che vede nel Bosco dell'Incoronata, ed in piccole zone da tener ovviamente segrete, l'unica testimonianza storica del paesaggio del Tavoliere e l'unica giustificazione del senso di una frase attribuita a Federico II, puer Apuliae, e che così recita: "Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere qui".

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Bagno in un pantano
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San Lorenzo in Pantano
l'area su cui sorgeva la domus (si notino le volte della settecentesca masseria Pantano costruita riutilizzando materiali della "domus")
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Bagni. Si noti nella parte superiore dell'immagine le tende, tipiche della vita nomade islamico-ottomana

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Foggia nel medioevo. Il caso della Domus di San Lorenzo ed il Palacium dell'Incoronata  Foggia nel medioevo. Il caso della Domus di San Lorenzo ed il Palacium dell'Incoronata (Attinenza: 57%): I risultati dell'indagine paesaggistica sulla domus più prestigiosa di Federico II, e cioè quella di San Lorenzo nei pressi della città di Foggia, sua "inclita sede imperialis" di Foggia
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