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Deus Vult!

Dio lo vuole! La Prima Crociata. Gli uomini della prima spedizione in Terrasanta

L'appello di Papa Urbano II a Clermont

Riferendosi alla Prima Crociata spesso si pensa ad una spedizione militare ben organizzata, ad un esercito omogeneo di grandi proporzioni partito compatto dall'Europa Cristiana al seguito di Goffredo di Buglione, che dopo aver attraversato l'Asia Minore giunse a Gerusalemme, obiettivo designato della spedizione.
La realtà storica differisce notevolmente da quest'immagine molto scolastica di un evento le cui conseguenze avrebbero inciso pesantemente nei rapporti con le popolazioni medio-orientali, accentuando il contrasto non solo con le religioni Islamica ed Ebraica, ma con gli stessi Cristiani d'Oriente.

Una precisazione, doverosa, sulla prima di queste spedizioni militari che identifichiamo come "Crociate", (termine che fu utilizzato solo molto tardi quando, al meno quelle rivolte verso la Terra Santa, appartenevano già al passato), riguarda l'appello del Papa Urbano II al Concilio di Clermont, considerato il "bando" della Crociata, la chiamata alle armi della Chiesa.
Non si conoscono con esattezza le parole che il Papa pronunciò in quell'occasione poiché le versioni tramandateci dai cronisti sono tutte successive d'alcuni anni, e più o meno tutte, sono state in parte influenzate dagli eventi e personalizzate.
Quasi sicuramente l'appello, che non era direttamente rivolto alle masse del popolo, bensì ai nobili ed in particolare ai cadetti senza feudo, invitava a porre fine alle lotte tra Cristiani, invitando semmai a soccorrere i fratelli nella fede che in Oriente erano insidiati dalle forze dell'Islam.

A causa delle norme del sistema feudale, che prevedevano il passaggio diretto delle proprietà dal padre al primogenito maschio, in Europa si andava definendo una generazione di nobili "esclusi" dall'eredità, in costante fermento e alla ricerca di un'identità nella quale riconoscersi. Questa schiera di figli di nobili natali, a parte quelli che prendevano la via monastica e clericale, erano costretti a mettersi al servizio di signori feudali, a volte degli stessi fratelli, vivendo in maniera un po' irrequieta e turbolenta questa loro condizione di nobili senza terra.

Richiamando l'unità dei Cristiani e le difficoltà dei fratelli nella fede Bizantini, il Papa sperava di dirottare altrove le energie di questi "cavalieri erranti" (la cui immagine era molto distante da quella che la letteratura cortese avrebbe successivamente idealizzato), che rappresentavano per l'Europa cristiana una fonte di preoccupazione.

Non è neanche certo che nel suo discorso il Papa indicasse Gerusalemme e la sua liberazione, come meta ed obiettivo d'eventuali iniziative belliche, poiché l'invito ad un impegno armato dei Cristiani d'Occidente, corrispondeva a quanto richiesto dagli ambasciatori dell'imperatore bizantino, che il Papa aveva incontrato poco prima del Concilio del novembre 1095, in pratica al reclutamento di soldati mercenari da impiegare per la difesa contro i Turchi.
L'Imperatore sperava di ricevere truppe di cavalieri occidentali da affiancare al suo esercito, mentre dall'Europa arrivarono per prime masse indisciplinate d'uomini male armati con la spedizione di Pietro l'Eremita, e successivamente veri e propri eserciti, non meno disordinati e violenti di quelli della prima ondata (da rilevare che al confronto del mondo bizantino, i Crociati erano poco meno che dei barbari, e che 15 anni prima gli stessi Normanni dell'Italia del sud presenti tra le fila dei "crucesignati" avevano combattuto l'Impero).

Tralasciando le spedizioni popolari e la così detta "Crociata dei pezzenti" guidata da Pierre d'Amiens ("l'Eremita" che incendiò gli animi raccogliendo intorno a sé una moltitudine di pellegrini che, insieme ad esiguo numero di cavalieri, finirono col farsi massacrare dai Turchi), la spedizione passata alla storia come Prima Crociata vide la mobilitazione d'armate affatto omogenee al seguito di grandi Principi dell'Europa Cristiana, accompagnate da masse di donne ed uomini del popolo, prevalentemente inermi ed impreparati ad una campagna militare.

I principi rispondono all'appello del Papa

Allora (come oggi) far la guerra era un impegno economico e richiedeva una preparazione ed un equipaggiamento estranei alle classi più umili: era una sorta di "lusso" per i nobili, nella quale il popolo era coinvolto (di solito suo malgrado), per rinfoltire i ranghi della fanteria.
E' quindi assai improbabile che il Papa, parlando al Concilio del 1095, si rivolgesse alle masse: l'appello era destinato a coloro che "potevano" rispondere ed erano in grado di sostenere un impegno militare, vale a dire i nobili.

Non si può escludere che nelle intenzioni del Papa vi fossero due obiettivi importanti per la Cristianità Europea: da un lato ricucire i rapporti con la Chiesa Bizantina, dall'altro allontanare nobili e cavalieri irrequieti e scarsamente controllabili, elementi che rappresentavano un rischio per la pace.

Tra coloro che risposero, con motivazioni soggettive diverse e con personalità molto differenti tra loro, principi della nobiltà Francese e Normanna, ma nessun Reale (il Re di Francia era scomunicato in quel periodo).

Goffredo di Buglione

Goffredo di Buglione
Il Duca della Bassa Lorena, Goffredo di Buglione, crociato inatteso essendosi fino a quel momento schierato dalla parte dell'Imperatore Enrico IV nelle lotte che opponevano Papato ed Impero, alla testa di un'armata di grandi dimensioni composta di cavalieri Lorenesi e Valloni ed un nutrito numero di fanti, giunse a Costantinopoli il 23 dicembre 1096.
La sua figura storica fu presto mitizzata dai cronisti successivi alla Crociata, attribuendo al personaggio gesta eroiche e considerandolo, a torto, il "liberatore " di Gerusalemme.
D'altronde, il suo stesso aspetto traduceva il modello di cavaliere cristiano senza macchia, dell'eroe "buono" così come lo avrebbe descritto la letteratura cortese. Era, infatti, alto e robusto, con barba e capelli biondi (come si addice agli eroi positivi), di bell'aspetto e dai modi gentili. All'epoca della sua partenza Goffredo aveva circa trentasei anni, per i criteri dell'epoca un'età nella quale non si era più considerati giovanissimi.
Interrogati sui difetti del loro signore, gli uomini del suo seguito indicarono come tale il suo indugiare nella preghiera prima dei pasti, abitudine che aveva com'effetto il raffreddarsi delle pietanze.

La sua pietà e la sua devozione cristiana, non gli impedirono comunque di tenere un comportamento leggermente ambiguo con gli Ebrei durante i preparativi per la sua partenza; senza arrivare agli eccessi fanatici delle orde della Crociata popolare, che fecero stragi nelle comunità semitiche, probabilmente in alcuni casi non si fece scrupolo di servirsi del ricatto per raccogliere fondi. Gli Ebrei purtroppo, che il Papa non aveva neppure nominato ma che furono le prime vittime, erano considerati dei "Deicidi", per cui c'era sempre una giustificazione a comportamenti aggressivi nei loro confronti.
Nell'attesa di definire un accordo con l'Imperatore Bizantino, il quale pretendeva da lui, come in seguito dagli altri comandanti Crociati, un giuramento di fedeltà quale atto di sottomissione, il pio Goffredo arrivò a tentare un attacco contro la città di Costantinopoli proprio durante il giovedì della Settimana Santa; la mancanza di rispetto del giorno nel quale i Cristiani ricordano l'ultima Cena del Signore, non giovava di certo alla sua immagine di soldato difensore della Fede.

Benché sicuramente dotato di coraggio, Goffredo non aveva il carisma del condottiero, era un "soldato mediocre" secondo lo storico Steven Runcimann, e non rivestì mai il ruolo di Capo della Crociata, carica che, per altro, non fu attribuita a nessuno dei grandi nobili che presero parte a quell'impresa.
La sua personalità durante i circa tre anni di marcia verso la Città Santa, fu spesso messa in ombra da altre figure di Crociati, e non è da escludere che fu designato come Governatore di Gerusalemme all'indomani della conquista, proprio per il suo carattere mite e remissivo.

Baldovino de Boulogne

D'indole sicuramente diversa e temperamento di crociato – predone, suo fratello minore, Baldovino de Boulogne (Baldovino I di Gerusalemme), rappresentava in concreto il modello di giovane figlio cadetto insofferente del suo stato, smanioso di ritagliarsi uno spazio degno dei nobili natali.
Destinato alla vita religiosa, era presto tornato allo stato laicale mettendosi al servizio del fratello; le differenze tra i due erano sostanziali già nell'aspetto fisico: mentre Goffredo era biondo, Baldovino, (come ogni buon personaggio negativo) era moro e dalla carnagione bianchissima. Il contrasto diveniva poi ancor più netto confrontando le due personalità: mentre il primo era mite, pio, casto, Baldovino era arrogante, profittatore con pochi scrupoli, sensibile ai piaceri della carne.

Partito al seguito del fratello con moglie e figli, non esitò ad abbandonarli per andare a ritagliarsi la sua pagina di gloria; né si mostrò troppo commosso alla notizia della loro scomparsa, avvenuta durante il massacrante cammino dei Crociati verso Antiochia.
La storia avrebbe riconosciuto maggior fortuna a Baldovino, divenuto primo Re di Gerusalemme alla morte del fratello; a distanza di circa un anno dalla conquista della Città Santa, Goffredo di Lorena, Advocatus del Santo Sepolcro, che non aveva accettato la corona reale per rispetto a Colui che era stato incoronato di spine, si spense tra la commozione generale e l'omaggio riverente delle popolazioni locali, ammirato per le sue doti morali e la sua umiltà.

Baldovino, con molti meno scrupoli rispetto al fratello, divenne Re, il primo Re cristiano del Regno di Gerusalemme, che resse fino alla sua morte nel 1118.
Gli sarebbe succeduto suo cugino, Baldovino di Rethel, signore di Le Bourg, ultimo della prima generazione di Crociati.

E' triste dover riconoscere che al nascente Regno di Gerusalemme, giovarono di più il temperamento e l'indole di Baldovino I, piuttosto che la condotta e l'onestà d'intenti di Goffredo, il quale fu forse un "buon crociato" ma un pessimo amministratore.

Boemondo di Taranto

Alla testa dei Normanni dell'Italia meridionale, il principe Boemondo di Taranto accompagnato dal giovane nipote Tancredi d'Altavilla, fu una figura di crociato dalla personalità dominante; in più di un'occasione la sua esperienza ed il suo temperamento furono decisivi per l'esito positivo delle situazioni che i Crociati si trovarono ad affrontare.

Figlio di prime nozze di Roberto il Guiscardo, Boemondo si era trovato in forte contrasto con il fratellastro che il padre aveva riconosciuto come legittimo erede, e con lo zio Ruggero di Sicilia il quale si era intromesso tra i due per placare i toni della contesa ed imporre il rispetto delle decisioni paterne.

E' probabile che la sua decisione di aderire alla Crociata maturò al passaggio per l'Italia meridionale delle armate Francesi dirette al porto di Bari per imbarcarsi verso l'Oriente.
La possibilità di conquistarsi una proprietà o dei possedimenti, magari con l'approvazione della Chiesa, spinsero il principe di Taranto a mettersi a capo di una spedizione di nobili e cavalieri dell'Italia del Sud e partire per Costantinopoli, punto di raccolta per le varie armate; il suo esercito contava alcune centinaia di cavalieri e qualche migliaio di fanti e, pur essendo leggermente inferiore a quello di Goffredo, era ben organizzato e molto disciplinato.

L'astuzia e la preparazione militare di Boemondo e la qualità dei suoi soldati, si rivelarono in più occasioni decisivi: la conquista d'Antiochia, per citare un esempio, e la battaglia che pose fine all'assedio della città nella quale i Crociati erano rimasti prigionieri, si risolsero grazie alle sue doti di condottiero.

Famosa la descrizione della sua figura e della sua forte personalità di condottiero lasciataci dalla figlia dell'Imperatore Anna Comnena, la quale, pur non provando particolari simpatie per i Crociati e per questo principe Normanno in particolare (che anni prima era stato un nemico dal quale difendersi), non rimase insensibile al fascino di questo soldato.

Boemondo non partecipò alla conquista della Città Santa, onorando il suo voto di Crociato solo dopo molti mesi, recandosi a Gerusalemme in pellegrinaggio. Rimase ad Antiochia che conservò come suo possedimento anziché riconsegnarla all'Impero Bizantino come stabilito dal giuramento professato a Costantinopoli.

Raimondo di Tolosa

L'esercito provenzale della Francia del sud era guidato da un cavaliere abbastanza anziano per i criteri dell'epoca, il conte Raimondo di Tolosa, conosciuto come il conte di Saint Gilles dal nome di uno dei castelli di sua proprietà e da lui preferito.
Questi, ormai vicino alla sessantina, aveva già combattuto gli arabi in Spagna e probabilmente, avendo partecipato alla "reconquista", aveva conosciuto Rodrigo Diaz de Vivar, più noto come il Cid Campeador.

Condottiero dall'indole severa e a volte scontrosa, possedeva una personalità forte e dominante, mal disposta ad accettare compromessi e condizioni di sottomissione; tra i comandanti crociati fu l'unico a non prestare il giuramento di fedeltà richiesto dall'Imperatore d'Oriente, e subito dopo aver aderito all'appello del Papa e "preso la Croce", espressione con la quale s'indicava la scelta di aderire alla Crociata, cercò di farsi riconoscere da questi come il comandante supremo della spedizione.

Benché non accontentato in questa sua richiesta, Raimondo mantenne prima della sua partenza stretti rapporti con Urbano II e con il legato pontificio, il vescovo Ademaro de Monteil, figura designata dal Papa per ricordare che alla guida di questa spedizione militare vi era la Chiesa di Roma.
L'ecclesiastico che seguiva la Crociata con i suoi due fratelli ed altri cavalieri della Francia del sud, era già stato a Gerusalemme come pellegrino alcuni anni prima; era un uomo saggio e pacato nei modi benché dotato di un forte carisma e la sua fu una presenza preziosa per la Crociata, grazie ai suoi appelli all'armonia ed all'unità.

Grazie al suo mandato ed al suo temperamento contribuì a mitigare i contrasti tra i vari comandanti.
Il conte di Tolosa apparteneva a quella categoria di nobili decisamente non più giovani, anzi, già prossimi alla vecchiaia, per i quali l'adesione alla Crociata era vissuta com'espiazione dei peccati, una sorta di pellegrinaggio il cui obiettivo era non tanto l'impegno militare in quanto tale, quanto piuttosto la remissione delle colpe e l‘ipoteca sulla vita eterna.
Ciò non esclude che accanto a questo motivo di carattere morale ve ne fosse qualcuno più materiale e la condotta di Raimondo durante tutta la Crociata, volta da subito ad occupare una posizione dominante rispetto agli altri nobili, ne potrebbe essere la conferma.
D'altra parte i Bizantini apprezzavano i suoi modi gentili e trovavano il Conte una figura più civile rispetto agli altri Crociati; la stessa Anna Comnena ebbe parole di stima per il suo temperamento e la sua condotta di vita.

Il suo rifiuto di prestare giuramento di fedeltà all'Imperatore era forse dovuto alla paura che questi riconoscesse come comandante Boemondo, il quale, proprio per perseguire questo scopo, teneva una condotta volta ad ingraziarsi la simpatia dei Bizantini.
In realtà è probabile che i Crociati fossero certi che la loro partecipazione militare alla guerra sarebbe stata un'azione di supporto alle forze imperiali, e che lo stesso Imperatore direttamente o indirettamente, ed in questo caso tramite un comandante da lui prescelto, avrebbe preso parte all'impresa.

I rapporti con Boemondo furono da subito dettati dalla massima diffidenza, non mancarono ben presto le occasioni d'attrito e di contrasto, che raggiunsero il culmine dopo la conquista d'Antiochia, che il principe Normanno reclamò per sé.

All'indomani della presa di Gerusalemme, il governo della città fu offerto per primo a lui, essendo il nobile più autorevole oltre che più anziano, ma rifiutò per non indossare una corona d'oro nella città dove Gesù era stato incoronato di spine.
Offeso, quando la stessa proposta fatta a Goffredo di Buglione venne da questi accettata (con la sola variazione che anziché Re, Goffredo scelse il titolo d'Avvocato del Santo Sepolcro), tenne d'allora in poi un atteggiamento ostile al nuovo regno, deciso ad ottenere per sé una fetta di Terra Santa sulla quale governare.

Roberto Duca di Normandia

La quarta ed ultima grande armata a giungere a Costantinopoli, luogo di raccolte degli eserciti diretti in Terra Santa, era composta dalle truppe della Francia del Nord, guidate da Roberto Duca di Normandia, accompagnato da suo cugino Roberto Conte di Fiandra e da suo cognato Stefano di Blois.
Il Duca Roberto II "curthose", figlio maggiore di Guglielmo il Conquistatore, guidava un esercito di cavalieri e fanti provenienti non solo dalla Normandia ma anche dall'Inghilterra, dalla Scozia e dalla Bretagna. Era un uomo sulla quarantina, dai modi cortesi e dotato di coraggio, pur essendo sotto certi aspetti inefficiente, considerato comunque dai contemporanei un eccellente cavaliere.

Stefano di Blois, suo cognato avendo sposato la sorella Adele, non aveva nessuna intenzione di prendere parte alla Crociata, ma era stato suo malgrado costretto a partecipare all'impresa per accontentare la moglie.
Della sua spedizione faceva parte anche Fulcherio di Chartres, che in seguito sarebbe divenuto uno storico della Crociata, grazie al quale Stefano intratteneva con la moglie Adele una fitta corrispondenza.

Abbandonata la Crociata, per viltà o per sottrarsi a quella che considerava una fine certa durante l'assedio d'Antiochia (solo un giorno prima che i crociati la conquistassero), per le insistenze della moglie sarebbe ripartito in seguito alla volta della Terra Santa, trovando una morte da eroe nel 1101.

Roberto II Conte di Fiandra, benché più giovane dei primi due, possedeva un carattere ed una personalità più determinati. Suo padre aveva partecipato ad un pellegrinaggio a Gerusalemme, ed era stato per un certo tempo al servizio dell'Imperatore d'Oriente, rimanendo in contatto con questo fino al 1093, anno della sua morte. Dopo aver attraversato l'Italia meridionale insieme ai Normanni del Duca Roberto, mentre questi e Stefano de Blois passarono l'inverno nel sud della Penisola, partì subito per Costantinopoli, dove non sollevò nessuna obiezione a prestare il giuramento di fedeltà all'Imperatore.

I Crociati assediano Gerusalemme

Impossibile stabilire con precisione il numero degli uomini armati e dei pellegrini che presero la croce e seguirono l'appello del Papa; le cifre riportate dalle cronache del tempo sono sempre largamente arrotondate per eccesso e difficilmente credibili.
Lo storico Steven Runcimann stima che, tra l'estate 1096 e la primavera dell'anno seguente, entrarono nell'Impero d'Oriente tra le sessanta e le centomila persone dirette alla Terra Santa, pellegrini compresi.

Circa ventimila sarebbero stati i seguaci di Pietro l'Eremita, combattenti e non, e di circa diecimila unità erano composti gli eserciti di Goffredo di Lorena, di Raimondo di Tolosa e quello dei Francesi del Nord
Le armate di Goffredo e di Raimondo IV di Tolosa erano forse le più numerose, ma i Normanni di Boemondo e gli uomini del Conte di Fiandra erano di qualità superiore e meglio addestrati.

Più che veri eserciti nel senso stretto, i principi della Crociata guidavano delle coalizioni d'uomini d'arme legati da rapporti di parentela e vincoli di vassallaggio, nelle quali esisteva una guida cui fare riferimento, ma non un vero e proprio comandante supremo.
Al termine di un'estenuante marcia di circa due anni, nei primi di giugno del 1099 l'armata giunse a Gerusalemme; durante il cammino, il numero dei Crucisegnati si era certamente ridotto a causa delle perdite in battaglia o per gli stenti e le fatiche del viaggio, oltre che per le defezioni di quanti scoraggiati e sfiduciati avevano abbandonato l'impresa, Secondo la cronaca di Raimondo d'Aguilers, le forze dei Crociati contavano ancora dodicimila fanti e milleduecento o milletrecento cavalieri.

Falliti i primi tentativi d'assalto alle mura della Città Santa, i Crociati riuscirono, grazie all'arrivo nel porto di Giaffa d'alcune navi cristiane, ad ottenere il legname ed il materiale per costruire delle torri d'assedio.
Seguendo le raccomandazioni impartite in sogno ad un prete pellegrino dal Vescovo Ademaro de Monteil (ormai morto ma sempre presente nell'animo dei molti che erano rimasti toccati dal suo prestigio e dal suo carisma), i Crociati osservarono un digiuno di tre giorni e l'8 luglio si mossero in processione, scalzi, lungo le mura della Città.
Nella notte tra il 13 ed il 14 luglio iniziò l'assalto alle mura e nella tarda mattinata del 15 la torre d'assedio di Goffredo riuscì ad avvicinarsi tanto da permettere agli uomini di salire sulla cinta.

Entrati in città i Crociati, esaltati dalla vittoria, si abbandonarono ad un massacro che non risparmiò nessuno; vecchi, donne, bambini e persino gli stessi Ebrei, accusati di aver aiutato i Musulmani, caddero travolti dalla furia degli assalitori.
La Sinagoga, nella quale avevano trovato rifugio gli Ebrei, fu data alle fiamme, e nell'area del Tempio la carneficina fu talmente furiosa che, secondo il cronista Raimondo d'Aguilers, si camminava facendosi largo tra i cadaveri ed il sangue arrivava alle ginocchia.
Non è possibile stabilire quante furono le vittime della strage operata dai vincitori, ma il suo ricordo pesò sempre in maniera drammatica sulla coscienza dei Cristiani. A differenza di questi, quando ottantotto anni dopo il Saladino riconquistò all'Islam la Città Santa, si comportò con clemenza, evitando ogni atteggiamento violento nei confronti della popolazione.

Gerusalemme "Liberata"

"Liberata" Gerusalemme e sciolti dal loro voto, Roberto di Normandia e suo cugino il Conte di Fiandra, il valore dei quali era ampiamente apprezzato, rientrarono in Europa accompagnati dal fratello di Goffredo, Eustachio de Boulogne, evanescente figura di crociato svogliato e desideroso di tornare ai suoi possedimenti.

Baldovino de Boulogne, nominatosi Conte d'Edessa, non prese parte alla conquista della Città Santa, così come Boemondo che dopo aver contribuito all'assedio ed alla presa d'Antiochia, rimase come Principe in quello che considerava ormai un suo possedimento.

Il Conte Raimondo di Tolosa, offeso nei confronti di Goffredo e deluso di essere stato relegato in una posizione non di primo piano nel governo e nell'amministrazione della città, si ritirò per due anni a Costantinopoli; in seguito si ritagliò una contea in Libano intorno alla città di Tripoli.

L'Advocatus Sancti Sepulchri, Goffredo di Lorena (Goffredo di Buglione), cavaliere coraggioso ma amministratore incapace, governò solo per un anno sulla Gerusalemme Cristiana, spegnendosi il 18 luglio del 1100.
Secondo lo storico J. R. Smith non ci sarebbero prove certe che il titolo di Advocatus Sancti Sepulchri sia mai stato adottato da Goffredo, che si sarebbe fatto chiamare principe o Duca.

Con la successione di Baldovino suo fratello, primo Re di Gerusalemme, nasceva il Regno, davanti al quale stavano circa due secoli di storia; la caduta degli ultimi possedimenti costieri nel 1291, pose fine all'epopea crociata in Terra Santa.

Approfondimenti

La conquista di Gerusalemme (Prima Crociata)  La conquista di Gerusalemme (Prima Crociata) (Attinenza: 30%): I prinicpi europei rispondono in massa all'appello del Papa, che al Concilio di Clermont chiama alle armi i cristiani
L'intervento divino nell'immaginario dei crociati  L'intervento divino nell'immaginario dei crociati (Attinenza: 10%): Tra i crociati e pellegrini cristiani forte era la convinzione che la loro impresa fosse sotto la protezione divina e che quest'ultima si manifestasse concretamente attraverso l'impegno armato di angelici guerrieri
Declino e fine dei Templari  Declino e fine dei Templari (Attinenza: 10%): Cadute una dopo l'altra tutte le maggiori roccaforti cristiane in Terrasanta, ai Templari non resta che far ritorno in Europa. Dove però, per molti diventeranno una presenza scomoda
Federico II, l'Imperatore Immortale  Federico II, l'Imperatore Immortale (Attinenza: 5%): Stupor Mundi et Immutator Mirabilis
I Krak: i castelli crociati in Terra Santa  I Krak: i castelli crociati in Terra Santa (Attinenza: 5%): Storia e leggenda di una costruzione medievale e degli assedi militari al tempo delle Crociate
Link esterno  Associazione di Rievocazione Storica Nova Militia Templi (Attinenza: 5%)
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