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Foggia nel medioevo. Il caso della Domus di San Lorenzo ed il Palacium dell'Incoronata

I risultati dell'indagine paesaggistica sulla domus più prestigiosa di Federico II, e cioè quella di San Lorenzo nei pressi della città di Foggia, sua "inclita sede imperialis" di Foggia

Il ruolo del paesaggista

Federico II
Tra le varie professioni che negli ultimi anni si vanno affermando in Italia, sicuramente una certa curiosità culturale la sta provocando quella del paesaggista, figura professionale più che nota altrove da quasi due secoli.
Ai primi dell'ottocento con l'avvento del giardino paesaggistico inglese, quella che veniva definita "arte dei giardini" è stata trasformata in "architettura del paesaggio", essendosi la stessa disciplina arricchita di tematiche, ruoli, problematiche e componenti sempre più numerose e sempre più legate al settore urbanistico e territoriale.
Di conseguenza per far fronte alle esigenze formative di sì importante professione, nei paesi europei più evoluti, come in altri extraeuropei, è stato istituita la specifica facoltà di Architettura del Paesaggio, visto il peculiare ruolo che questa figura professionale di paesaggista svolge per una sana gestione ed un equilibrio ecologico/economico del territorio.
Nella mentalità comune difficilmente si accostano i termini "ecologia" ed "economia", ma se analizziamo le loro etimologie vedremo che tante sono le attinenze tra i due termini, anzi ne esiste una certa consequenzialità.
Infatti nel primo caso si parla dello studio dei componenti degli ecosistemi e dei rapporti, tra di loro intercorrenti, indispensabili per assicurare un equilibrio, mentre nel secondo caso si parla dello studio delle regole e delle norme, che devono essere adottate, per assicurare l'equilibrio.
Questa, infatti, è la chiave dell' ecocompatibilità, che è alla base del peculiare contributo professionale del paesaggista.

Il ruolo del paesaggista nella ricerca archelogica si esprime nella ricostruzione del paesaggio storico e potenziale del territorio in esame attraverso, oltre al censimento delle biodiversità presenti, lo studio delle biopotenzialità del territorio stesso.
Spesso, infatti, gli interventi dell'uomo, della bonifica fondiaria e delle cause naturali hanno non poco stravolto il paesaggio, rendendo quindi di estrema difficoltà l'individuazione delle aree in cui effettuare saggi di scavo.
Per poter quindi risalireal paesaggio storico e ricostruire il paesaggio potenziale vanno effettuati attentamente studi ed analisi.

Metodo di studio

Carte e mappe storiche
Si rilevano i punti di riferimento del paesaggio, le rappresentazioni delle componenti del paesaggio stesso, i toponimi e, per quanto possibile, gli andamenti orografici del suolo, i corsi d'acqua principali e minori e le fitoassociazioni
Cartografie contemporanee
Si studiano e si analizzano in special modo quelle dell'IGM e le relative fotogrammetrie aeree
Confronto
Si confrontano, in ordine cronologico, le carte e le mappe storiche con le cartografie contemporanee, rilevando le variazioni e le situazioni comuni
Documenti scritti e letteratura
Si studiano e si analizzano i documenti scritti e la letteratura relativi al territorio in esame, in cui molto spesso si fa riferimento al paesaggio ed alle sue componenti
Confronto
Si effettua un ulteriore confronto tra questi ultimi risultati e quelli della ricerca precedente e relativa alle carte e mappe storiche ed alle cartografie contemporanee.

Si procede quindi, attraverso il confronto delle osservazioni in situ dello stato di fatto e dei risultati delle ricerche condotte, a rilevare le situazioni comuni e riportate su cartografie contemporanee.
Infine, con l'ausilio delle scelte strategiche che venivano fatte per gli insediamenti, si individuano sulle carte le aree dove con maggiore successo è possibile effettuare i saggi di scavo.

Un caso concreto

Per illustrare praticamente quanto esposto, riporto una scheda tecnica sul metodo e l'esame di studio di un caso concreto per l'inviduazione dell'area su cui sorgeva la domus più prestigiosa di Federico II e cioè quella di San Lorenzo nei pressi della città di Foggia, sua "inclita sede imperialis".
I risultati di tale ricerca sono stati presentati in una pubblica conferenza tenuta a Foggia il 10 maggio del '94 in occasione delle manifestazioni federiciane della città di Foggia.

L'indagine paesaggistica inizia dallo studio del suolo e del sottosuolo del territorio foggiano, che ha la stessa origine di quello dell' intero Tavoliere pugliese.
In antichità il Tavoliere era un fondale marino compreso tra l'Appennino ed il promontorio del Gargano; successivamente con il ritiro del mare ci fu una prima intensa azione di erosione dei versanti appenninici e preappenninici con un forte accumulo di materiali nella pianura così nata.

Da allora fino ai nostri giorni si è compiuta una lenta ma continua erosione ulteriore dei versanti appenninici e preappenninici con un ulteriore accumulo di materiali in pianura.
Si è formata così la pianura alluvionale del Tavoliere, che però, contrariamente a quanto è pensiero comune, è un susseguirsi di piccole valli e dolci e lievi alture.
Il suolo così originatosi è costituito prevalentemente da argille, limi e ciottoli, che favoriscono sì il drenaggio del terreno, ma favoriscono anche la formazione di numerose falde superficiali e di sorgenti, delineando così un suolo particolarmente permeabile e ricco d'acqua.
Un suolo siffatto favorisce, quindi, la formazione di laghi, pantani e marane nelle stagioni piovose ed invernali, nonchè, oltre ai corsi d'acqua che si originano nei bacini montani, altri ulteriori corsi che nascono dalle numerosissime sorgenti presenti nella pianura.
Una conseguenza di questa ricchezza d'acqua è l'arricchimento delle falde superficiali, anche ad opera delle falde di sub-alveo, cioè quelle laterali ai corsi d'acqua. Ma tutta una serie di interventi realizzati nel territorio soprattutto nel secolo scorso hanno provocato un processo di desertificazione del suolo e delle falde (basti pensare che ancora 50 anni fa il territorio era caratterizzato da acque freatiche presenti già a due metri di profondità, mentre oggi si preleva acqua oltre gli 80/100 metri di profondità).

Il risultato dello studio geologico trova conferma nelle numerose carte e mappe pervenuteci nel corso dei secoli. Tutte riportano la presenza di sorgenti, pantani, laghi (si pensi ai soli laghi di Contessa e di Versentino spariti nel secolo scorso), corsi d'acqua, anche piccoli e numerosissimi, esistenti ancora il secolo scorso anche alle porte della città di Foggia.
Lo stesso G. Calvanese nel '600 dava a Foggia il nome di Epidropolis, cioè città fondata sull'acqua, tanto era cospicuo il patrimonio idrico del territorio foggiano.
Con questo tipo di suolo, di orografia e di clima nell'area si sono sviluppate due aree fitoclimaticamente distinte ed una vegetazione ricchissima e varia.

Sulle alture e sui versanti più assolati ed asciutti si è sviluppata la tipica vegetazione della macchia mediterranea, caratterizzata dalle sclerofille sempreverdi, quali lecci (Quercus ilex), lentischi (Pistacia lentiscus) e filliree (Phillyrea angustifolia e P. latifolia).
Grazie alla ricchezza d'acqua e di falde superficiali, rendendo freschi i suoli, si sono invece sviluppati estesi boschi con la tipica vegetazione collinare, caratterizzata dalle piante caducifoglie quali, ad esempio, le roverelle (Quercus pubescens), gli aceri di campo (Acer campestre), i frassini maggiori (Fraxinus excelsior) specialmente la var. angustifolia egli olmi di campo (Ulmus campestris).

A queste vegetazioni vanno aggiunte quella ripariale, caratterizzata da pioppi (Populus nigra, P.alba e P.canescens), da salici (Salix alba e S.fragilis) e da tamerici (Tamarix gallica), e quella palustre delle sorgenti, delle marane, dei pantani e dei laghi caratterizzata da giunchi (Juncus effusus, J.inflexus), da canne di palude (Arundo phragmites) ed altre specie igrofile.
Conseguentemente una sì grande ricchezza vegetazionale ha favorito nel tempo anche un'immensa ricchezza faunistica, delineando così un patrimonio paesaggistico rimasto inalterato nelle sue essenziali componenti fino ai primi decenni del secolo.
Un tale paesaggio da solo giustifica l'insediamento e lo sviluppo in questo territorio di importantissime civiltà, come ad esempio quella del neolitico o della civiltà daunia, che ha come riferimento in tale territorio la civiltà di Arpi, grandiosa città dell'antichità, prestigiosa nell'arte, nella cultura e nei commerci.

La bellezza dello stesso paesaggio, l'amoenitas loci, giustifica la scelta compiuta da Federico II di Svevia nell'istituire a Foggia la sua sede imperiale, sede in cui nacque quell'arte che illuminò altre genti ed altri popoli, dando origine alla cultura italiana.
Purtroppo più si è andati avanti nel tempo nella distruzione del paesaggio ad opera dell'uomo, dell'agricoltura e del pascolo e più si è andata cancellando la potenzialità della civiltà e della cultura daunia, evidenziando così il rapporto basilare e vitale che esiste tra il paesaggio e l'uomo.
Nel Medioevo dunque il paesaggio foggiano era caratterizzato dal susseguirsi di campi, orti (molto più numerosi in prossimità dei centri urbani), piccoli boschi ed estese foreste, ruscelli, torrenti, sorgenti, paludi, pantani, laghi e marane, rendendo così variamente ricco il territorio extraurbano, da cui la città di Foggia era circondata.
Da antichi documenti si rileva che Federico II amava cacciare nei boschi del Pantano, dell'Incoronata ed altri limitrofi (superfluo in questa sede sottolineare la passione dell'Imperatore per la caccia, tanto da fargli scrivere il trattato De arte venandi cum avibus).
Dalle carte del '600 si rileva che nel territorio foggiano esistevano due grandi foreste: quella dell'Incoronata ed un'altra, tra questa e la città, molto più estesa della prima ed ubicata a S/W di San Lorenzo, chiamata Palmori o Palmarola.

Dalla storia si rileva che da sempre la città di Foggia su questi due tenimenti e su San Lorenzo ha mantenuto giurisdizione e proprietà.
Tutto ci fa supporre quindi che la foresta di Palmori o Palmarola corrispondesse alla foresta del Pantano, foresta in cui secondo la letteratura si è continuata a tagliare legna fino all'ottocento.

Sappiamo ancora da altri autori che nel periodo angioino furono effettuati onerosi restauri alle numerose strutture in legno nella domus federiciana del Pantano, evidentemente costruita utilizzando i boschi del luogo.
Dunque Federico II edificò una domus nella località Pantano, utilizzando la presenza della foresta. Attraverso un'analisi cartografica e della toponomastica, si è così individuata un'area tra la Cappella di San Lorenzo e la masseria Pantano a S/E della città dauna, masseria edificata utilizzando (come poi si è verificato successivamente) materiale tipicamente federiciano.
Si è poi, verificando in loco, individuata un'unica depressione del suolo, più o meno circolare e profonda, in cui si è rilevata la presenza del Dipsacus laciniatus L., tipica degli acquitrini.

Dopo un'attenta analisi del paesaggio, si sono osservati dei fossi e delle canalizzazioni, la cui presenza ha stupito non poco in quanto non naturali in una depressione ed in cui invece si è rilevata la presenza dell'Arundo phragmites L., pianta particolarmente igrofila.
Seguendo le stesse canalizzazioni e la loro direzione, ci si congiunge virtualmente alla valle di San Lorenzo o del Salice.
E' qui infatti presente l'alveo di un corso d'acqua, ormai prosciugato, che aveva origine da una sorgente di falda affiorante.

Il corso d'acqua aveva quindi origine nella località del Salice, cosa confermata anche dai toponimi, e sulle cui riviere sorgeva l'antica Carmeianum, cosa che tra l'altro ci conferma quanto esposto, essendo rinomata la passione che Federico II manifestava nei confronti dei siti archeologici e dell'abitudine che aveva arricchendo le sue sedi con reperti artistici, sedi che a volte edificava riutilizzando gli antichi materiali da costruzione.
Le canalizzazioni presenti nel Pantano erano quindi collegate per mezzo di altre sotterranee al corso d'acqua, da cui si approvvigionavano (i documenti antichi ci riportano che erano presenti acquedotti sotterranei per la fornitura d'acqua).
Ricostruito a questo punto il paesaggio federiciano del Pantano, tenendo presente la caratteristica esposizione ad Est che Federico II dava ai propri loca solaciorum, per lo studio delle scienze, ed i riflessi della "luce" sull' "acqua" proiettata sull'edificio, punto cardine di osservazione, si è individuata la più probabile area dove effettuare il saggio di scavo.
Mediante verifica in situ si sono osservate notevoli quantità di materiali da costruzione sul terreno e geometriche crescite dell'erba spontanea, che indicherebbero la presenza di muri e fondamenta.

Alle spalle della domus, così individuata, trovavano spazio le tipiche componenti dei loca solaciorum, cioè il vivarium, la foresta (veniva utilizzata quella già presente) ecc...e la cui tutela era facilitata dalla presenza delle sorgenti e delle falde superficiali.
L'importanza storico/paesaggistica della domus di San Lorenzo, tra quelle predilette dall'Imperatore, è evidenziata dal fatto che, mentre le altre erano edificate in luoghi dove già tutto era predisposto, questa era frutto di una sistemazione paesaggistica vera e propria, utilizzando le vocazioni presenti nel territorio.
Di fronte a questa chiave di lettura, possiamo presentare un Federico II inedito, un Imperatore paesaggista, che anche in questo campo ha precorso di secoli l'umanità ed anticipando quella che poi, con l'avvento nell'ottocento del giardino paesaggistico inglese, si chiamò architettura del paesaggio.

Proseguendo il nostro itinerario nella ricostruzione del paesaggio medioevale e nell'indagine archeologica, troviamo verso Sud una seconda foresta, quella dell'Incoronata, dove Federico II aveva edificato un' ulteriore residenza e che, guarda caso, è lungo la via che collega la città di Foggia alla storica cittadina di Melfi (notissime sono le Costitutiones che l'Imperatore emanò proprio da qui).
In questo caso non si ha neanche bisogno di ricercare il tipo di paesaggio e di vegetazione che esisteva nell'area, in quanto ci è pervenuto il relitto di quella foresta.
Essa nel '600 era addirittura compresa tra il torrente Cervaro (chiamato così per la presenza dei numerosissimi cervi che fino a fine '800 vi si cacciavano) ed il torrente Carapelluzzo e, nonostante tutto, ancora oggi rappresenta con il bosco della Mesola e quello di Policoro uno dei pochissimi relitti in Italia della vegetazione planiziaria millenaria.
Il bosco dell'Incoronata ci è quindi pervenuto con la stessa composizione vegetale, per quanto impoverita, ed è quindi la testimonianza del paesaggio naturale del foggiano.
Da documenti apprendiamo che nel Medioevo Federico II in questo bosco edificò un palacium e che delle sue residenze del Tavoliere le più belle e le più visitate erano proprio quelle di San Lorenzo e dell'Incoronata e quest'ultima più della prima.

Da un documento del 1842 si rileva che il bosco dell'Incoronata era ripartito tra due tenute: "Piana Palazzo" e "Piana Palude", divise da una posta chiamata Cerqua, prima, e Cercola, poi (evidente il toponimo riconducibile alla presenza del Cercis siliquastrum).
Osservando attentamente la mappa che ci è pervenuta della locazione "Feudo d'Ascoli e Fabbrica" a firma di Antonio Michele di Rovere del 1686 si osserva che il bosco, esteso tra il Cervaro ed il Carapelluzzo, è separato dalla Piana Palazzo, appunto, dalla Posta di Cerqua e questo conferma quanto prima esposto.

Dalla mappa risulta che la Piana Palazzo insiste su un'area compresa tra il vecchio ed il nuovo alveo del Cervaro ed è a ridosso della strada che da Foggia va a Melfi (passando per Ordona, l'antica Herdonia, altra antichissima città ricca ancora di importanti vestigia).
Attraverso una verifica in loco si trova conferma di un suolo più sopraelevato rispetto al piano sottostante (dove si impaludavano le acque del torrente che scendeva dall'Appennino) e a due passi da una masseria di nome Montarozzi, significativo toponimo locale per indicare cumuli di rovine.
Mi permetto quindi di suggerire un saggio di scavo per l'individuazione di quest'altra residenza federiciana, il palacium del'Incoronata, nell'area appena descritta.

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Idrografia e vegetazione
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Individuazione Domus di S. Lorenzo
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Individuazione Palacium dell'Incoronata
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Feudo d'Ascoli
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1714, Pietrasanta
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1620, Capitanata
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1716, Capitanata
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Ponte Antonio Albanito

Approfondimenti

Architettura residenziale Federiciana, I Loca Solaciorum e San Lorenzo in Pantano  Architettura residenziale Federiciana, I Loca Solaciorum e San Lorenzo in Pantano (Attinenza: 82%): E' nel Tavoliere di Puglia che Federico II soddisfa il suo più grande sollazzo: la caccia con il falco, dimostrando il suo carattere naturalista
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