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Gli Arazzi di Bayeux

...qual cosa singolare, quando tanti e saldi edifici sono crollati, che questa esile striscia di tela sia pervenuta a noi intatta attraverso i secoli, le rivoluzioni e le vicende di ogni genere... (Teophile Gautier, Viaggiando, 1865)
Gli Arazzi di Bayeux

La nascita di un capolavoro

Iniziato, con ogni probabilità all'indomani stesso della celebre battaglia di Hastings ( 14 ottobre 1066 ) che fece del duca Guglielmo di Normandia il nuovo re d'Inghilterra, l'Arazzo fu ultimato nell'arco dei dieci anni successivi. Si presuppone che la prima esposizione avvenne il 14 luglio 1077, per ornare la navata, al momento delle cerimonie per la dedica della cattedrale di Bayeux. Lo stupendo edificio era stato appena ricostruito. Un incendio, episodio frequente nel Medioevo, aveva infatti distrutto quasi totalmente la chiesa primitiva verso la metà del Mille.

Il vescovo Ugo II, iniziatore della ricostruzione, era morto nel 1049. Bramoso, fin da allora di tenere nelle proprie mani il potere tanto spirituale quanto temporale, il duca Guglielmo ottenne di far innalzare al seggio episcopale il proprio fratellastro Oddone di Conteville allorché questi era ancora adolescente. Col passare degli anni successivi, il vescovo di Bayeux non mancò di dare il ragguardevole appoggio e le sue lungimiranti direttive a Guglielmo. D'altronde lo vedremo assistere e combattere al suo fianco durante la campagna d'Inghilterra. Subito dopo la conquista Guglielmo, riconoscente, offrì al vescovo la contea del Kent onorandolo altresì di numerosi altri benefici. A capo di un'ingentissima ricchezza, Oddone seppe mostrarsi non meno generoso e decise in particolare di offrire la completa ricostruzione della cattedrale pagando con i propri denari. Nella sua contea del Kent egli aveva ammirato i sontuosi arazzi che ornavano i santuari e, già da allora prevedendo feste di grande magnificenza in previsione della consacrazione della sua chiesa, ebbe quasi certamente questa scintilla di genialità: far eseguire uno di quegli arazzi ricamati per decorare la cattedrale, nel duplice intento di vedere glorificate sia le prodezze del duca e re Guglielmo che di giustificarlo.

Il concilio di Arras aveva appena deciso che era auspicabile adornare le chiese con arazzi raffiguranti personaggi, per edificazione dei fedeli. Le masse popolari illetterate avrebbero così potuto accedere all'istruzione attraverso le immagini mentre i letterati e i chierici vi avrebbero trovato inoltre determinate descrizioni poste a commento delle immagini. Pertanto, mentre la cattedrale veniva edificandosi pietra dopo pietra, abili mani lavoravano all'elaborazione del lungo arazzo che si proponeva di spiegare ai Normanni, all'interno della cattedrale stessa, come e perché Guglielmo era divenuto, per diritto, re d'Inghilterra. Possiamo essere quasi sicuri che fu proprio Oddone a stendere il commento e, addirittura, a dirigere l'esecuzione degli arazzi. Ne ideò abilmente il soggetto, non proprio come il mero racconto della conquista, bensì con un'impostazione narrativa completamente diversa: il rispetto della fede giurata sulle reliquie. Aroldo, il pretendente sassone, avendo prestato sotto i venerandi reliquiari della cattedrale di Bayeux il giuramento di riconoscere Guglielmo quale re alla morte di re Edoardo, non aveva il diritto di accettare, come invece fece, la corona per se stesso. Lo spergiuro : fu quello il pio alibi per andare ad impadronirsi armi alla mano del trono di Edoardo.

Ma l'arazzo è un ricamo?

Il primo richiamo scritto degli arazzi di Bayeux a noi tramandata si trova nell'Inventario delle ricchezze della Cattedrale ( 1476 ), epoca in cui vengono definiti : "Arazzo lunghissimo e storico di tela a ricami con immagini e bande scritte, rappresentanti immagini della conquista d'Inghilterra, esso arazzo essendo teso attorno alla navata della chiesa, il giorno e attraverso gli ottavari delle reliquie". ╚ questa una definizione assai breve, ma anche di notevole esattezza. Infatti questo vecchio termine di "tela", ovvero di "cortina", costituisce una denominazione più precisa di quella assai meno idonea di "arazzi" che, solitamente, sta ad indicare alcune grandi opere di alto o basso liccio. In realtà si tratta effettivamente di un ricamo di immagini ed iscrizioni, la cui destinazione ci è stata peraltro formalmente indicata: doveva essere teso in altezza da pilastro a pilastro, alla stregua di una tela decorativa sulla navata della cattedrale di Bayeux. Infine il soggetto è stato chiaramente precisato: presentare allo sguardo dei fedeli le gesta della conquista dell'Inghilterra.

Su di uno sfondo di tela di lino, la cui tessitura rivela una certa finezza, è stata realizzata, con ricamo a base di lana colorata, la rappresentazione dei personaggi, dei cavalli, delle navi e di tutti gli animali domestici o fantastici che animano l'opera e che le trasmettono l'intenso realismo e la profonda vitalità. La narrazione dei fatti viene abilmente suddivisa in scene, a volte delimitate da una rappresentazione schematica di un edificio, ed a volte mediante alberi dalle fronde simboleggiate dai notevolissimi intrecci, i cui disegni richiamano molto da vicino le ricche miniature irlandesi ( Libro di Kells ). Il soggetto storico occupa il centro della tela ( su circa 33-34 cm )e viene a trovarsi incorniciato tra due cornici istoriate, ciascuna delle quali ha dimensioni di circa 7-8 cm di altezza, con ricca decorazione di curiosi ricami che rappresentano animali raffrontati e di draghi che soffiano il fuoco. Troviamo anche un domatore con gli orsi ammaestrati che lotta con il suo animale; si riconoscono anche favole di Esopo e Fedro.

Descrizione tecnica

Gli arazzi presentano dimensioni alquanto eccezionali, se non addirittura spettacolari. Se l'altezza è di soli 50 cm, in compenso la lunghezza è di quasi 70 metri. Per lungo tempo si è creduto che fossero costituiti da otto lembi, uniti tra di essi da cuciture. Rilevamenti scientifici recenti hanno dimostrato che gli arazzi sono in tutto nove, di lunghezza variabile. Il maggiore misura 13, 90 metri e il più piccolo 2,43 metri.

I diversi colori posti in opera fanno risaltare il rilievo stupefacente ottenuto mediante l'uso di due semplicissimi punti di ricamo: un punto disteso, detto punto di Bayeux, ed un punto erba utilizzato per eseguire tutto il contorno e tutti i lineamenti dei visi, delle mani, delle gambe e le iscrizioni. Notevole anche la presenza, più rara, di un punto diviso realizzato con filo doppio, e di un punto a catenella. Quest'ultimo punto è specifico, non trova riscontri altrove, ed è presente in quelle parti che sono state sottoposte a restauro. Otto coloriture di lana, diverse sfumature di colore che vengono accostate in maniera più o meno arbitraria, per un felice effetto di prospettiva. Lo sfondo della tela, lasciato interamente nudo, esalta la ricchezza e l'originalità dei colori grazie a quella sua tonalità leggermente bistrata del lino.

Il punto di Bayeux viene eseguito in tre tempi. Moltissimi fili, molto fitti, si ricoprono quasi letteralmente gli uni con gli altri, e sono stati tesi secondo la tecnica del punto diagonale in tappezzeria. La superficie così ottenuta viene in seguito ricoperta perpendicolarmente con un'altra serie di fili più spaziati, le cui dimensioni sono di circa 3 mm. Infine, di tanto in tanto, lungo i medesimi, altri piccoli punti vengono a fissare il tutto sulla tela.

L'eredità di una corona

La questione della successione al trono d'Inghilterra si pone nel 1064. Il re Edoardo, che oramai sta invecchiando, si preoccupa di sapersi senza figli : chi potrà mai succedergli a capo di questa Inghilterra che egli si era sforzato di governare con saggezza e anche con liberalità ? Il monarca aveva sposato, per ingraziarsi i Sassoni, Edit, la figlia di uno dei loro ed accolto alla corte il fratello della stessa: Aroldo.

Col passare degli anni, a poco a poco, l'ambizione di Aroldo si manifesta sempre maggiormente: istigato dal partito sassone, di cui è popolarissimo capo, egli ha niente meno l'ambizione di cingere la corona d'Inghilterra alla morte del cognato. Di certo un nipote di Edoardo il Confessore potrà a sua volta erigersi a pretendente: trattatasi del giovane Edgardo. Personaggio di scarsa levatura, è un rivale assai poco temibile, tanto più che era cresciuto in Ungheria, ed è senza ambizioni. A fronte di questi due pretendenti se ne manifesta un terzo : il duca Guglielmo di Normandia, cugino di secondo grado del re Edoardo. Taluni asseriscono che, durante un viaggio in Inghilterra nel 1051, questi gli avesse già promesso la corona quale ringraziamento per l'aiuto prestato durante la propria ascensione al trono. Tra questi tre pretendenti, Edoardo viene segretamente prescelto. Chiamato al trono nel 1043, dopo un lungo esilio in Normandia, egli ha conservato le abitudini normanne, nonché, pur senza parlare normanno, un ambiente normanno: conosce ed apprezza Guglielmo. Ed è proprio Guglielmo che designerà per succedergli. Per tagliar corto alle pretese di Aroldo, è proprio quest'ultimo che Edoardo designa per dare notizia a Guglielmo della sua decisione, mentre Aroldo considera elemento politico opportuno accettare e quindi imbarcarsi alla volta della Normandia.

Tale è ( secondo la tesi normanna ) il punto di avvio degli arazzi di Bayeux.
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Arazzi di Bayeux, morte e funerali di Edoardo il Confessore
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Arazzi di Bayeux, morte di Aroldo
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Arazzi di Bayeux, apparizione della cometa di Halley

La storia dell'Arazzo

Seguiremo ora fedelmente, sulla scorta del testo che verrà indicato in bibliografia, le vicende storiche narrate dall'arazzo, formella per formella.

  1. Eadward(us) rex ( Il re Edoardo ). Nell'anno 1064, il re Edoardo di Inghilterra accolse il cognato Aroldo nel proprio palazzo, con ogni probabilità quello di Winchester. Gli affida l'incarico, durante il colloquio, di recarsi in Normandia per avvisare il cugino, il duca Guglielmo, che in mancanza di un erede diretto, il re ha deciso di nominarlo successore.
  2. Ubi Harold dux Anglorum et sui milites equitant ad Bosham ( Dove Aroldo, duca degli Inglesi, cavalca verso Bosham con i propri armigeri ). Aroldo trova certamente opportuno, da un punto di vista politico, accettare e raggiunge quindi, circondato dai propri compagni, con una placida cavalcata, la costa meridionale dell'Inghilterra. La spedizione assomiglia ad una tranquilla battuta di caccia: Aroldo in testa, falco in pugno, in mezzo ai latrati della sua muta.
  3. Ecclesia ( Una chiesa ). Ma Aroldo ben conosce i pericoli della traversata e si ferma passando nella chiesetta di Bosham dove prega assieme allo scudiero, per avere "mare buono e buon vento".
  4. Hic Harold mare navigavit ( Qui Aroldo salpa ). Il racconto prosegue in maniera molto semplice, come l'illustrazione della vita quotidiana. Tutti giungono al maniero gentilizio dove, nell'alta sala d'onore, festeggiano allegramente aspettando l'imbarco. Il banchetto avviene tutto improntato alla recente eredità dei Vichinghi: mentre Aroldo sta bevendo in una coppa, i suoi compagni suonano il corno. Un servitore viene con premura ad avvisare che bisognerebbe sfruttare il flusso montante; togliendosi i calzari, la compagnia avanza scalza fino alla nave che i marinai si apprestano a far salpare.
  5. Et velis vento plenis venit in terram Widonis comitis ( E con le vele tese dal vento, si incaglia sulle terre del conte Guido ). Le preghiere di Aroldo sono state vane ; il vento che gonfia le vele è un vento di tempesta e la nave se ne va alla deriva. Invece di approdare sulle coste di Normandia, eccoli scagliati sulle terre inospitali del conte Guido di Ponthieu. Devono gettare l'ancora? Dall'albero maestro la vedetta vede incedere verso di loro una schiera in armi.
  6. Aroldo. Ed è invano che Aroldo, in piedi sulla prora della nave, tenta di spiegare le ragioni del proprio naufragio.
  7. Hic apprehendit Wido Harold(um) (A questo punto Guido si impadronisce di Aroldo ). Il conte di Ponthieu non ha certo l'intenzione di rinunciare ai propri diritti nobiliari sui beni naufragati. Ha immediatamente indovinato l'alto rango del proprio interlocutore, osservandone la ricchezza degli abiti e l'importanza della nave; ordina pertanto ai propri armigeri di impadronirsi dei naufraghi. Due robusti Piccardi portano via Aroldo senza lasciargli il tempo di mettersi nuovamente i calzari..
  8. Et duxit eum ad Belrem et ibi eum tonuit ( E lo conduce seco a Beaurain, dove lo tiene di forza ). Sempre con buona scorta, il conte di Ponthieu conduce Aroldo ed i suoi uomini verso la destinazione di prigionia : il castello di Beaurain.
  9. Ubi Harold et Wido parabolant ( Qui Aroldo e Guido avviano trattative ). Appena giunto nella sala alta, ossia la sala d'udienza, rappresentata in maniera molto sommaria da due pilastri a capitello, Guido si siede sul trono e, tenendo alta la spada, discute con Aroldo dell'entità del riscatto da esigere quale compenso della loro liberazione. Appoggiato dal fedele scudiero, si intuisce che Aroldo è notevolemente intimorito dinanzi ad esigenze che non può soddisfare...senza fare appello all'assistenza del duca Guglielmo. Un servitore, seminascosto dietro ad una colonna, si allontana, forse essendo al servizio del duca; senza perder tempo corre ad avvisarlo della cattività di Aroldo.
  10. Ubi nuntii Willelmi ducis venerunt ad Widonem - Turold ( Qui i messi del duca Guglielmo si recano presso Guido - Turoldo ). Ed è a questo punto che entra in scena Guglielmo di Normandia. La cosa non fa dubbio che avesse qualche pensiero in testa inviando due messaggeri presso il conte di Ponthieu. Quest'ultimo, in piedi, appoggiandosi all'ascia d'armi, lo ascolta con una certa arroganza, ma, dietro al medesimo, il suo scudiero gli raccomanda di prestare attenzione alle condizioni che gli vengono proposte. I cavalli medesimi, tenuti per la briglia da una specie di nanetto con la barba, l'enigmatico Turoldo, sembrano spazientarsi.
  11. Nuntii Willelmi ( I messaggeri di Guglielmo ). Due messi del duca Guglielmo si dirigono nuovamente verso Beaurain spronando i loro cavalli al galoppo. Armati con lance e spade, portano lo scudo molto alzato.
  12. Hic venit nuntius ad Wilgelmum ducem ( Qui un messaggero si reca presso il duca Guglielmo ). ╚ con un atteggiamento al contempo umile e supplichevole che il sassone ( l'uomo è rappresentato con i baffi ) si presenta a Guglielmo. Il duca l'ascolta, presenziando nelle proprie vesti da gran signore e impartisce immediatamente a due uomini d'arme ordini urgenti ( è noto da altre fonti che aveva accettato di pagare il riscatto : un buon castello ai confini con il ducato e le terre ad esso collegate...)
  13. Hic Wido adduxit Haroldum ad Wilgelmum Normannorum ducem ( Qui Guido conduce Aroldo presso Guglielmo, duca dei Normanni ). Una volta ottenuta soddisfazione, Guido di Ponthieu si muove senza tardare cavalcando all'incontro di Guglielmo. Le due scorte armate si incontrano ai confini del ducato. Montato su di un mulo, il conte di Ponthieu lo addita a Guglielmo.
  14. Hic dux Wilgelm cum Haroldo venit ad palatium suum ( Qui il duca Guglielmo, accompagnato da Aroldo, si reca al suo palazzo ). La scorta normanna è tornata indietro. Aroldo è ora ospite del duca di Normandia che lo invita nel proprio castello di Brionne. Guglielmo di Poitiers aggiunge : " Qui trattò Aroldo e il suo seguito con grande ospitalità, sforzandosi di far loro dimenticare le vicende del viaggio; Guglielmo aveva non posche ragioni di rallegrarsi della venuta di questo ospite importante, giunto innanzi alui quale messo dell'amico più nobile e caro." Gli concede un'udienza solenne, e con ogni evidenza, scambiano un colloquio molto animato. Aroldo si mette a raccontare il naufragio ? O parla forse di una missione di cui sarebbe stato incaricato da Edoardo? Guglielmo dal canto suo non sta forse precisando le proprie formali intenzioni di cingere la corona di Inghilterra alla morte di Edoardo? Con prudenza diplomatica, gli arazzi restano muti, ma sulla lista che sormonta la scena, due pavoni, uno dei quali sta facendo la ruota, stanno a simboleggiare i due capi.
  15. Ubi unus clericus et Aelfgyva ( Qui un chierico ed Elfia ). Abilmente, onde compensare la delusione possibile di Aroldo, si assicura che Guglielmo gli offrì il matrimonio della figlia. Sotto un porticato viene raffigurata una deliziosa adolescente, in atteggiamento orante, che riceve un buffetto da un chierico con la tonsura. Il gesto ci consente di vedere una conferma di fidanzamento.
  16. Hic Willelm dux et exercitus eius venerunt ad Monte Michaelis ( Qui il duca Guglielmo e il suo esercito vennero presso il Mont-Saint-Michel ). Aroldo si unisce a Guglielmo per soccorrere Rivallon di Dol, che si era ribellato contro il conte bretone Conan II. Circondato dai propri uomini d'arme, Guglielmo varca il Couesnon all'altezza di Mont-Saint-Michel, che si riconosce grazie alla chiesa costruita sulla roccia. Accanto ai cavalieri, che indossano le loro cotte di maglia e che portano l'elmo con il nasale, i fanti sono rappresentati con semplici tuniche.
  17. Et hic transierunt flumen Cosnonis. Hic Harold dux trahebat eos de arena. ( E qui attraversarono il fiume Couesnon. Qui il duca Aroldo li estrae dalle sabbie mobili ). Nelle grandi sinuosità delle sabbie mobili, uomini e cavalli rischiano di sprofondare e Aroldo, che cammina in testa, salva coraggiosamente, e da solo, due di loro (l'arazzo, opera cortese, rende in tal modo omaggio al gesto cavalleresco).
  18. Et venerunt ad Dol et Conan fuga vertit - Rednes ( E vennero a Dol e Conan fu posto in fuga. Rennes ). Mentre i Normanni si preparano all'attacco di Dol, i Bretoni e Conan stesso, hanno abbandonato la città e mimetizzato la loro ritirata mediante file di scudi. Conan riuscì a raggiungere Rennes, ma essendo inseguito dalla cavalleria normanna, dovette di nuovo fuggire dalla città e cercare dove rifugiarsi a Dinan.
  19. Hic milites Willelmi ducis pugnant contra Dinantes ( Qui i soldati del duca Guglielmo combattono contro Dinan ). Essendo riuscito, con un movimento avviluppante, ad obbligare i Bretoni a rinchiudersi in Dinan, che le fortificazioni in legno rendevano vulnerabile, Guglielmo pose l'assedio della città. Mentre i cavalieri attaccano il ponte levatoio, due soldati appiccano il fuoco alle palizzate con i loro tizzoni di stoppa.
  20. Et Cunan claves porrexit ( E Conan consegnò le chiavi ). Conan, sconfitto, dovette capitolare; consegna, con la punta della lancia, le chiavi della città al vincitore. Così si conclude la spedizione in Bretagna.
  21. Hic Willelm dedit Aroldo arma ( Qui Guglielmo consegna le armi ad Aroldo ). Il duca Guglielmo tiene a rendere onore ad Aroldo per il valore dimostrato durante i combattimenti per cui gli "darà gli stemmi". Il nuovo cavaliere normanno, che tiene in mano la lancia, portante gonfalone a quattro fiamme, viene insignito dal duca medesimo dell'elmo con nasale, della cotta di maglia (o giaco) e della spada...eccolo divenuto da ora in poi l'uomo ligio di Guglielmo.
  22. Hic Willelm venit Bagias ( Qui Guglielmo venne a Bayeux ). E tutti si recarono a Bayeux. La città è rappresentata dal relativo castello e dalle due aquile, divenute in seguito lo stemma del capitolare della cattedrale: l'aquila a due teste. Gli arazzi ci tramandano, su questo punto, una preziosa informazione: fu proprio a Bayeux che ebbe luogo un evento di importanza capitale (mentre lo storico normanno Orderico Vital lo pone in Rouen e Guglielmo di Poitiers a Bonneville-sur-Touques).
  23. Ubi Harold sacramentum fecit Willelmi duci ( Dove Aroldo presta giuramento al duca Guglielmo ). Ciò che si può definire un lungo prologo, raggiunge qui un punto culminante: Guglielmo è seduto sul trono ducale con la spada alzata, e si è fatto portare due reliquiari. Uno rinchiude certamente le ossa venerande dei martiri Raven e Rasilfo, conservate presso la cattedrale di Bayeux. Con una mano tesa su ciascuno di essi, Aroldo si trova più o meno obbligato a prestare giuramento. I testimoni della scena, con ogni evidenza attentissimi, fanno risaltare con i loro atteggiamenti, l'espressione dei visi, i pollici alzati, la gravità del sacro impegno...cosa esattamente? Ancora una volta l'arazzo non parla. Aroldo a questo punto si sarebbe formalmente impegnato a riconoscere Guglielmo quale legittimo successore del re Edoardo, nonché a prestargli assistenza tanto politica quanto materiale alla morte del monarca.
  24. Hic Harold dux reversus est ad Anglicam terram ( Qui il duca Aroldo ritorna in Inghilterra ). Oramai legato dal fatale giuramento, Aroldo può fare ritorno in Inghilterra "ricco di doni..., condotto e scortato fino ai lidi da Guglielmo; che gli raccomanda altresì mantenere fedelmente le proprie promesse": così affermano le Cronache di Normandia; fu anche a bordo di una nave normanna che Aroldo potè attraversare la Manica. Una volta pervenuto sulle coste d'Inghilterra, la vedetta scorge una grande nave, con gli scudi agganciati ai capibanda. I visi dei curiosi si affacciano alle finestre di un'abitazione.
  25. Et venit ad Edwardum regem ( E venne a trovare il re Edoardo ). Appena mettono piede in terra inglese, Aroldo e il fedele scudiero saltano sui rispettivi cavalli per dirigersi verso una destinazione ignota: forse Londra o anche Winchester. Aroldo ha una grandissima fretta di raccontare la propria avventura a re Edoardo. Le spalle leggermente ingobbite rendono con grande abilità l'accoramento del giovane signore sassone. Seduto sul trono, il vecchio monarca lo accoglie con viso molto stanco, già scavato dalla malattia.
  26. Hic portatur corpus Edwardi regis ad Ecclesiam Sancti Petri aposoli ( Qui il corpo del re Edoardo viene portato alla Chiesa di S.Pietro apostolo ). La scena dei funerali del re precede, curiosamente, la morte dello stesso. Probabilmente i disegni si ispirano a qualche forma di lamento funebre. Ed ecco portato nella chiesa di San Pietro il corpo di Edoardo, appena deceduto. Il feretro è circondato dagli uomini del re, che attorno al re stesso erano rimasti anche durante la sua agonia. L'abbazia di Westminster era stata appena completata e la consacrazione a San Pietro apostolo era stata celebrata il 28 dicembre 1065. Al di sopra della navata, la mano del Signore, di notevole bellezza plastica, simboleggia la recentissima consacrazione, come l'operaio che sistemerà il gallo sulla chiesa. Avvolto in una ricca Sindone, il corpo di Edoardo viene portato su di una barella da otto uomini del casato reale, i chierichetti fanno risuonare i loro tintinnaboli, chierici e prelati cantano le loro orazioni funebri.
  27. Hic Eadwarus rex in lecto alloquitur fideles. Et hic defunctus est ( Qui il re Edoardo, nel suo letto, si intrattiene con i suoi. E qui è morto ). Mentre un servitore sostiene il vecchio re, nelle sofferenze dell'agonia, ai piedi del letto piange una donna (la regina Editta? ). Il re trova ancora la forza di parlare con il prete, che non ne ha mai abbandonato il capezzale, e con Aroldo che affermerà ulteriormente che Edoardo lo ha nominato in extremis quale successore. Il 5 gennaio 1066, mentre un prete recita le ultime preghiere, due servitori procedono alla sepoltura del re.
  28. Hic dederunt Haroldum coronam ( Qui hanno dato ad Aroldo la corona reale ). L'indomani stesso, alle esequie, il Witenagemot (assemblea dei notabili ) decide di offrire ad Aroldo la corona d'Inghilterra. Ed è allora che, risolutamente e nonostante il giuramento prestato, Aroldo accetta.
  29. Hic residet Haroldum rex Anglorum ( Qui impera Aroldo, re degli Inglesi ). Aroldo è pertanto re d'Inghilterra. Il suo regno si svolgerà sotto il nome di Aroldo II. Imperante in maestà sul trono reale, la fronte cinta con la corona, egli tiene in mano lo scettro e il globo, ossia le insegne della monarchia. I vassalli, con la spada levata, vengono a rendergli il tradizionale omaggio.
  30. Stigant archiepiscopus ( L'arcivescovo Stigant ). Stigant, arcivescovo di Canterbury, ha appena finito di celebrare la cerimonia, secondo certi storici. Altri storici, al contrario, affermano che la cerimonia era stata presieduta da Alfredo, arcivescovo di York, ma, dal momento che Stigant era stato scomunicato dal Papa, la presenza di quest'ultimo sulla scena non fa che acuire le colpe di Aroldo.
  31. Isti mirant stella ( Questi guardano con stupore una stella ). All'esterno del palazzo, sei uomini in preda allo spavento additano in cielo una grande palla di fuoco con la coda fiammeggiante. Si tratta della cometa di Halley, che fu visibile in Inghilterra tra il 1 maggio e il 24 agosto 1066 ( come è noto, la cometa è spesso associata a messaggi di sventura, secondo una radicata credenza popolare ).
  32. Harold ( Aroldo ). Un armigero corre ad avvisare Aroldo di questo funesto presagio. Oramai in preda al timore, il re ha un presentimento, addirittura la visione di una flotta ( una flotta fantasma, appena tratteggiata sul bordo inferiore ).
  33. Hic navis angelica venit in terram Willelmi duci ( Qui una nave inglese approda sul territorio del duca Gugliemo ). Guglielmo si consiglia immediatamente con il fratellastro, ossia il vescovo Oddone di Conteville di cui sollecita, chiaramente, il parere. Mente sottile, dotato di notevolissima intelligenza e uomo di chiesa, Oddone trova immediatamente la soluzione. Aroldo deve essere punito, bisogna "portare il castigo fin dove si trova lo spergiuro; fa costruire una flotta e sbarca in Inghilterra". Immediatamente vengono impartiti gli ordini: lungo tutta la foresta normanna gli alberi cadono sotto i colpi dei boscaioli, i falegnami piallano le assi, i carpentieri incavigliano i fasciami delle navi.
  34. Hic trahunt naves ad mare ( Qui le navi sono tirate verso il mare ). Nell'arco di pochi mesi la flotta di invasione è ormai pronta: le imbarcazioni, messe in mare mediante un complesso sistema di pulegge e di gomene si allineano sulle rive.
  35. Isti portant armas ad naves et hic trahunt carrum cum vino et armis ( Questi portano le armi a bordo delle navi e qui tirano un carro colmo di vino e armi ). Per una spedizione di questo genere, non si deve trascurare nulla. Si caricano a bordo le cotte di maglia, le spade, gli elmi. Sia per comodità che per alleggerire il loro carro, gli uomini si sono messi in due per portare una cotta infilata su di un bastone (le cotte pesavano fra i 14 e i 15 kg). Altri trasportano un altro carro sul quale è poggiata una botte di vino.
  36. Hic Willelm dux in magno navigio transivit et venit ad Pevensae ( Qui Guglielmo attraversa il mare su una grande nave e approda a Pevensey ). A metà agosto dell'anno 1066 la flotta si raduna interamente sulla foce del Dives e nei porti vicini, ma è pur invano che Guglielmo aspetta un vento favorevole. Per calmare l'impaziente ardore delle truppe, bisogna far risalire le navi bordeggiando fino a Saint-Valery, sulla foce della Somme...e per settimane l'attesa perdura...finalmente il 27 settembre incomincia a soffiare il vento del Sud ed il duca impartisce l'ordine di alzare le vele senza indugiare. Cavalli e cavalieri si imbarcano in tutta fretta sulle pesanti navi da carico, scortate dalle leggere navi esploratrici. Il bel vascello ducale, il "Mora", offerto al marito dalla duchessa Matilde, porta sulla cima dell'albero maestro la croce benedetta dal papa Alessandro III. Guglielmo ha l'intenzione di conferire alla propria spedizione il carattere di una crociata ante litteram. Quante navi, quanti uomini attraversarono finalmente la Manica? Si concorda generalmente un numero di 400 navi, una cifra già notevolissima per l'epoca, per complessivamente da 8000 a 10000 uomini: signori, servitori, uomini d'arme, pescatori che si erano uniti numerosi con le loro barche (con in testa soprattutto il saccheggio). La vigilia di San Michele, santo patrono della Normandia, il 28 settembre 1066, i Normanni sbarcano a Pevensey, un piccolo porto del Sussex. La nave ducale aveva preso un bel vantaggio tanto che alle prime luci dell'alba, finì con il ritrovarsi da sola. Sicuramente Guglielmo dovette sentirsi attanagliato dalla più tremenda angoscia...poi, il marinaio di vedetta si mise a gridare "ecco una vela, due vele..." l'intera flotta.
  37. Hic exeunt caballi e navibus ( Qui i cavalli escono dalle navi ). Tutti si affaccendano tosto a mollare gli ormeggi, abbattere gli alberi, far scendere i cavalli a riva. Lo sbarco si svolge senza contrattempi. Aroldo infatti aveva considerato che la stagione era troppo avanti per un'impresa di questo genere, per cui aveva smobilitato da ormai alcune settimane le guardie poste sulla costa; ma soprattutto si trovava impegnato con i propri armigeri in uno sbarco (questo norvegese) sulle coste a nord-est dell'Inghilterra, all'altezza di York: Guglielmo aveva avuto l'abilità di aprire un secondo fronte.
  38. Et hic milites festinaverunt Hestinga ut cibum raperuntur ( Qui i soldati si affrettarono per raggiungere Hastings, onde procurarsi vettovaglie ). I cavalieri galoppano attraverso la campagna abbandonata dagli abitanti ed i foraggeri fanno razzia di maiali, buoi, e pecore. In lontananza alcune umili case di contadini, aperte ai quattro venti, costruiscono pareti con travi in legno disposte in senso orizzontale.
  39. Hic est Werard ( Questi e Wadard ). Questo cavaliere è uno dei rari personaggi che vengono designati con il loro nome. Già rivestito della cotta di maglia e armato con la relativa lancia, Wadard, tenutario delle terre del vescovo Oddone, assolve alle funzioni di intendente ed organizza i rifornimenti. Sta parlando con un uomo che tiene per la briglia un piccolo cavallo da basto.
  40. Hic coquitur caro et ministraverunt ministri ( Qui si preparano le carni e i servitori attesero alle loro mansioni ). Due cuochi sono indaffarati per far cuocere le carni in un paiolo appeso agli alari della cucina; un altro afferra servendosi di un lungo strumento a denti, il cibo che cuoce sopra un forno da campo. I polli arrostiti e gli spiedini di carne sono presentati ai servitori di vettovagliamento.
  41. Hic fecerunt prandium et hic episcopus cibum et potum benedicit ( Qui preparano il pranzo e il vescovo benedice i cibi e le bevande ). Dietro un tavolo fatto di cavalletti e di alcuni scudi e,soffiando in un corno, un servitore raduna i convitati per il lauto pasto. Tutti si siedono attorno al tavolo d'onore, disposto a forma di ferro di cavallo. Al centro il vescovo Oddone, sempre riconoscibile per via della tonsura, benedice i cibi e le bevande. A destra del vescovo, Guglielmo è seminascosto da un personaggio con la barba: si tratta molto probabilmente di Ruggero di Beaumont, soprannominato "Ruggero con la barba", il cui valore, durante la battaglia di Hastings, gli valse di essere citato da tutti gli storici del suo tempo. I convitati hanno davanti a sé i coltelli, la sola posata dell'epoca; dal canto suo il vescovo si appresta a banchettare con un magnifico pesce: con una cura tutta particolare, l'opera sottolinea che il prelato si asterrà dal cibarsi di carne in questo 29 settembre che il calendario gregoriano pose di venerdì, giorno d'astinenza.
  42. Odo eps. Subito dopo il pasto, il duca tiene di nuovo consiglio. Presiede al centro con la spada innalzata ed interroga Oddone, che gli siede accanto. Roberto di Mortain, con la spada già sguainata, si tiene pronto ad eseguire gli ordini.
  43. Iste iussit ut foderetur castellum ad Hestenga castra ( Questi ordina di edificare una fortificazione innanzi al campo di Hastings ). Durante il consiglio, una tra le prime decisioni prese è stat sicuramente quella di edificare una specie di ridotta fortificata che avrebbe costituito riparo in caso d'attacco a sorpresa del nemico. Mentre uno dei capi dirige i lavori, un gruppo di uomini di fatica attendono allo scavo dei fossati attorno ad uno di questi castelli di legno, inventati da Guglielmo medesimo, ed i cui elementi avevano fatto parte del carico delle navi. Due sterratori brandiscono i loro badili, pronti a regolare fra loro un'ignota contesa.
  44. Hic nuntiatus est Willelm de Harold ( Qui vengono recati a Guglielmo notizie di Aroldo ). In una ricca dimora posta nelle vicinanze del campo, un messaggero annuncia a Guglielmo che Aroldo è stato vittorioso a Stamford Bridge sui Norvegesi e sul fratello Tostig, e che a deciso il ripiegamento a marce forzate verso Hastings per respingere in mare i Normanni.
  45. Hic domus incenditur ( Qui una casa viene incendiata ). Guglielmo non ha per nulla l'intenzione di lasciarsi sorprendere dal nemico ed ordina di appiccare il fuoco ad uno di quegli alti manieri sassoni che ostacolano la visibilità. Una donna che tiene un bimbo per mano fugge dalle fiamme. Essi simboleggiano la vedova e l'orfanello simbolo senza tempo delle vittime della guerra. ╚ la terza ed ultima donna ad essere rappresentata nelle scene centrali dell'arazzo.
  46. Hic milites exierunt de Hestenga et venerunt ad proelium contra Haroldum regem ( Qui i soldati uscirono da Hastings e andarono a combattere contro il re Aroldo ). Uscendo dalla città di Hastings, Guglielmo si fa condurre da uno scudiero il proprio cavallo in battaglia: un superbo stallone spagnolo di cui andava molto fiero e che gli era stato offerto dal re Alfondo d'Aragona. Il duca, già pronto al combattimento, ha indossato una magnifica cotta di maglie, azzeccatissima dal punto di vista protettivo, in quanto un cappuccio di maglia proteggeva la nuca sotto il casco a nasale, i cui gonfaloni, quali sventolanti bandiere, consentivano ai cavalieri di riconoscere i loro capi in mezzo alla mischia. Mettendogli la cotta, il suo scudiero gliela ha infilata alla rovescia. Davanti all'epressione stupita del servitore, che già vi vedeva un cattivo presagio, Guglielmo si era accontentato di mettersi a ridere. Al riparo in un piccolo bosco, la cavalleria normanna si è raggruppata dietro i gonfalonieri. Uno di questi protende un gonfalone a semicerchio, tutto frangiato ed ornato con una colomba, quella di Roberto di Mortain; all'altro è stato affidato lo stendardo del duca, il famoso stendardo crociato. Narrano le Cronache di Normandia che Guglielmo si sforzò allora di evitare lo scontro cruento, inviando a tale scopo un monaco di Fecamp, il monaco Margot, latore di un messaggio per Aroldo, per ricordargli il giuramento prestato sulle reliquie ed anche per proporgli un combattimento in "singola tenzone" dove il giudizio di Dio avrebbe dato il responso. Aroldo non ne volle sapere in quanto il regno, asserisce, gli era stato dato in lascito dallo stesso Edoardo sul letto di morte.
  47. Hic Willelm dux interrogat Vitale si vidisset exercitum Haroldi ( Qui il duca Guglielmo domanda a Vitale se abbia visto l'esercito di Aroldo ). Guglielmo si è posto alla testa delle sue truppe. Tiene in mano il bastone di comando, che rimarrà la sola sua arma durante tutto il combattimento. Immediatamente dietro di lui, il vescovo Oddone la cui pesante mazza a tre teste farà "innumeri" morti tra i combattenti: non aveva infatti il diritto, in quanto prelato, di far scorrere il sangue con la spada, ma "per testar non si dimezza"! Il cavaliere Vitale viene incontro a loro, facendo galoppare il suo cavallo a tutta foga. L'indice proteso verso la collina di Telham avverte il duca che l'avanguardia normanna ha individuato l'esercito sassone.
  48. Iste nuntiat Haroldum regem de exercitu Willelmi ducis ( Questo annuncia al re Aroldo l'esercito del duca Guglielmo ). Dall'altra parte del bosco, una vedetta sassone scorge i primi cavalieri normanni: compie immediatamente un dietrofront e corre in tutta fretta ad avvisare Aroldo. Il re, quasi in piedi sulle sue staffe, si fa preceisare la posizione dell'esercito di Guglielmo (circa 1500 metri). Albeggia e il combattimento decisivo si avvicina : dalla vittoria dipende un regno.
  49. Hic Willelm dux alloquitur suis militibus ut preparent se viriliter et spaienter ad proelium contra Anglorum exercitum ( Qui il duca Guglielmo incita con arte oratoria i suoi soldati, affinchè si tengano pronti a combattere coraggiosamente e con saggezza contro l'esercito degli Inglesi ). Al mattino presto, Guglielmo ha sentito la messa e si è comunicato : l'esercito normanno al gran completo ha assistito alla funzione celebrata all'aperto dal vescovo Oddone. Sul punto di affrontare il nemico, Guglielmo, in conformità agli usi del tempo, pronuncia il rituale discorso del capo. Esorta le proprie truppe a lottare valorosamente ma anche con saggezza (si dovrebbe tradurre con "disciplina"). Gli storici, e fra questi Guglielmo di Poitiers e Henri de Huntingdon, narrano il suo eloquente discorso. Guglielmo assicura che gli Inglesi non avrebbero mai potuto resistere agli invasori, che sotto il suo stendardo benedetto combattevano tutti per una giusta causa e che "se vinti, non ci sarebbero stati per loro né speranza né ritirata possibile; se vincitori, la gloria e i tesori d'Inghilterra sarebbero stati per loro". Si rivolge ancora ai suoi uomini mentre già certi cavalieri normanni hanno spronato i loro cavalli al galoppo. Peraltro l'esercito di Guglielmo non si componeva soltanto di Normanni, ma anche di Bretoni, abitanti di Le Mans, di Poitiers, di Boulogne e anche di mercenari, piuttosto avventurieri, arruolati un po' dovunque, e addirittura al di là del Reno. Erano stati suddivisi in tre colonne. L'ala destra, quella meno vulnerabile, era composta da Francesi, Fiamminghi e da mercenari; l'ala sinistra era composta da tutti i Bretoni, i militi di Le Mans e di Poitiers, posti sotto il comando di Ruggero di Mognommeri e del conte bretone Fugan. Guglielmo, il vescovo Oddone e Ruggero di Mortain presidiavano il centro con i loro normanni. Gli arceri marciavano alla testa dei tre gruppi, con i loro grandi archi tesi ed i loro pesanti turcassi, egregiamente forniti di frecce. Venivano dietro i cavalieri, tutti rivestiti delle loro cotte di maglia, il capo ben protetto dall'elmo con il nasale. Tenevano con la mano sinistra il grande scudo con l'estremità inferiore a punta (scudo a mandorla) e con la destra facevano roteare la spada o maneggiavano a lancia da battaglia. A pochi chilometri di fronte ai Normanni, Aroldo ha raggruppato il proprio esercito in cima alla collina di Senlac. Ben sapendo che le sue truppe erano stanche, ha necessità di occupare una posizione strettamente difensiva. Avevano ubicato il suo posto di combattimento al centro, sull'altipiano con gli uomini più affidabili, i suoi "housecarles", assegnate alla difesa dello stendardo. Avevano ancora l'armamento danese, la famosa ascia da guerra con il lungo manico ed il taglio micidiale, e le aste da guerra. Le ali erano composte dagli uomini del "fyrd", ossia truppe di contadini, assai più numerosi della guardia regia, composta da poco più di un migliaio di uomini. Tutti vanno a combattere a piedi: Aroldo aveva deciso di aspettare l'attacco del nemico e, contrariamente ai Normanni, gli Inglesi utilizzavano raramente i loro cavalli in battaglia. Gli arceri normanni tendoni gli archi, partono all'attacco, spianano la strada ai cavalieri, ma gli Inglesi ben trincerati dietro il loro muro di scudi resistono vittoriosamente all'assalto. Dopo un terribile combattimento, respinti da tutte le parti e resi meno audaci dalle difficoltà del terreno, sono costretti ad operare una ritirata.
  50. La battaglia infuria. Da ambedue le parti i morti sono numerosi ed i normanni sono riusciti a fare due vittime insigni : i due fratelli di Aroldo, Lewine e Gyrd. Invano avevano esortato il fratello ad astenersi dal dare battaglia. La cornice interna raffigura quindi il sinistro campo di battaglia, cosparso di cadaveri, di teste mozze e di spade spezzate. Per rinforzare la propria posizione, Aroldo ha avuto abbastanza tempo per far fortificare un profondo piano scosceso paludoso ai piedi della collina, rendendolo irto di pioli aguzzi, come facevano i romani. A loro volta, gli Inglesi sferrano un attacco tanto violento che l'ala sinistra dei francesi cede ed opera un ripiegamento in disordine; i cavalieri Normanni sono coinvolti nella mischia dei cavalli che si impantanano nelle paludi. Gli uomini periscono schiacciati dai loro cavalli. La sanguinosa voragine ne ha conservato il nome : la Malafossa. Davanti alla rotta normanna, gli Inglesi sono usciti dal loro trinceramento, nonostante gli ordini contrari di Aroldo. Il centro, tenuto da Guglielmo, incomincia a cedere a sua volta: i Normanni si prendono a cedere al panico. Ed è a questo punto che Oddone, conscio del pericolo, solleva altissimo il bastone del comando: agisce deliberatamente come un capo. Il suo rapido intervento raduna gli uomini in fuga che operano un dietrofront e riprendono il combattimento. Il ruolo del vescovo di Bayeux non era stato decisivo ed inoltre, a demoralizzare definitivamente i Normanni, corse la voce che Guglielmo era stato ucciso. In piedi sulle staffe il duce spinge il proprio elmo all'indietro e si fa riconoscere dai suoi. Assicurati dal fatto che il loro capo è salvo, i Francesi hanno ripreso coraggio e ritornano a combattere con rinnovato ardore ; inseguono gli Inglesi, che essi obbligano ad uscire dal loro trinceramento ed a combattere a terreno scoperto. Tutti si battono spietatamente, in sanguinosi corpo a corpo. Guglielmo fa quindi intervenire gli arcieri, ai quali aveva chiesto di premunirsi di frecce di riserva.
  51. Hic Harold rex interfectus est ( Qui viene ucciso il re Aroldo ). I fanti sassoni sono sbaragliati. Nondimeno in cima alla collina le truppe scelte del re resistono ancora, asserragliati in quadrato attorno al sovrano e al suo stendardo con il drago. Ed è a questo punto che una freccia normanna,stoccata da un ignoto arciere, di cui la storia ignorerà il nome per sempre, colpisce Aroldo all'occhio destro con tale violenza da pentrare sino ai centri vitali del cervello. Il re tenta vanamente di togliersela ma soccombe, finito da un cavaliere normanno. Il re Aroldo è morto.
  52. Et fuga verterunt Angli ( Gli inglesi sono in rotta ). La morte del loro capo ha come conseguenza la rotta degli Inglesi. Hanno smesso di resistere a quei terribili cavalieri normanni. Queste sono le immagini con cui, per noi, si conclude l'arazzo. La sera del 14 ottobre 1066, Guglielmo, il vincitore di Hastings, entra gloriosamente nella storia.

La storia incompiuta

Certi disegni che risalgono al 700, ci mostrano l'Arazzo già mutilato. Non è facile valutare la lunghezza sottratta. Indubbiamente però solo poche scene sono scomparse. La fine della narrazione può essere ricostruita dalla rappresentazione dell'incoronazione di Guglielmo nell'abbazia di Westminster il giorno di Natale del 1066.


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Riferimenti Bibliografici

Riferimento bibliografico  S. Bertrand, S. Lemagnen, "Gli Arazzi di Bayeux", Editions Ouest-France
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