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I Templari ed il mare

Benchè poco conosciuta, l'esperienza marinara del Tempio è parte integrante del mondo templare, pensiamo ad esempio alla logistica a supporto all'attività in Terra Santa. Ma non mancano i misteri, come quello del porto di La Rochelle
I Templari ed il mare

Introduzione

L'attività dei templari in Terra Santa necessitava di un ingente supporto logistico; per questo motivo vengono create e gestite le commende d'Occidente. Si tratta di "unità di sostentamento" teleologicamente ordinate a garantire ai cavalieri di Outremer tutto il supporto necessario per la missione templare. Il trait d'union, quanto meno da un punto di vista strettamente pratico, non poteva che essere costituito da una precisa organizzazione dei trasporti marittimi.
Gli statuti gerarchici, composti prima della caduta di Gerusalemme nel 1187, mostrano chiaramente che i templari avevano trovato adeguate risposte al problema della gestione del subsidium alle proprie basi in Palestina: "tutti i vascelli di mare che sono della casa di Acri sono al comando del commendatore della terra. E il commendatore della circoscrizione di Acri ed i fratelli che sono ai suoi ordini sono al suo comando: e tutte le merci che i vascelli portano devono essere consegnate al commendatore della terra". In questo brano dei retraits sono indicate alcune parole chiave che meritano un approfondimento: in primo luogo si fa specifico riferimento ad una flotta mercantile, prima ancora che militare.

Torneremo sul punto; in questo momento riteniamo di dover comunque precisare come gli statuti gerarchici intervengano al fine di soddisfare la primaria necessità del supporto logistico dei cavalieri di stanza in Outremer: si parla specificamente di merci e di vascelli che sono responsabili del relativo trasporto.
Viene individuato, ovviamente, un responsabile di tali operazioni: il commendatore della circoscrizione di Acri (colui che diverrà il commendatore della volta d'Acri). Questi è l'incaricato degli affari marittimi del Tempio; a questo titolo si occupa di trasporti, di trasferimenti, di gestione della relazione mercantile tra Oriente ed Occidente, ma, quanto meno in questa fase, non è certamente il comandante di una flotta da guerra. Il suo ruolo si è sicuramente accresciuto quando l'ordine ha ripiegato su Cipro.
Nel momento in cui si verifica questa traslazione geografica, per la prima volta si parla, nell'ambito dell'Ordine del Tempio, di un ammiraglio; difficile ipotizzare comunque mansioni significativamente diverse da quelle che siamo venuti enumerando per il commendatore della volta d'Acri.
Nel XIII secolo il Tempio possiede indubitabilmente delle imbarcazioni, senza dubbio quante l'Ospedale, e, dunque, non molte. Nell'aprile del 1207 due mercanti lombardi, stabilitisi a Costantinopoli, regolano i loro affari "prima del loro rientro a Venezia, dal pellegrinaggio che facciamo oltremare con la nave dei cavalieri del Tempio di Gerusalemme".
Per trasportare i vini prodotti nei territori del Poitou, templari inglesi e dello stesso Poitou hanno a disposizione le imbarcazioni di La Rochelle. Si conosce il nome di tre di queste imbarcazioni: la Templere, il Buscart du Temple, il Buszarde du Temple. Sono utilizzate per trasportare vino, ma, ci chiediamo con Demurgier, non potrebbero avere anche una funzione militare?
Il 4 febbraio del 1230 Enrico III autorizza il templare Jean du Temple a lasciare Portsmouth con la sua imbarcazione alla volta di La Rochelle a condizione di ritornare entro Pasqua e mettersi al servizio del re.
Nel Mediterraneo sono note altre imbarcazioni del Tempio: la Bonne Aventure e la Rose du Temple sono all'ancora nel porto di Marsiglia. In Catalogna i templari dovevano possedere delle navi perché re Pietro III nel 1285 le requisisce per combattere il re di Francia.
Nell'Italia del Sud si conosce l'Angelica; un capitolo a parte merita il Fauçon, il più importante dei vascelli templari di cui parleremo più diffusamente quando tratteremo della vita del templare Roger de Flor.

Le imbarcazioni del Tempio

Ma come sono fatte le navi del Tempio? Si tratta di imbarcazioni "rotonde" a vela (dunque possono definirsi come bastimenti, diffusi durante il periodo delle Crociate per le loro caratteristiche di leggerezza e velocità) con un equipaggio di una 40ina di uomini (più numeroso era l'equipaggio del Fauçon). Sono adatte ad ogni tipo di trasporto: pellegrini, armati, mercanzie, cavalli; possono essere utilizzati anche in caso di guerra navale.
Jacques de Molay, nel progetto di passagium generale che illustra a papa Clemente V in una memoria del 1306, preconizza l'uso di questo tipo di imbarcazioni, sicure ed economiche, per il trasporto dei crociati e delle loro cavalcature.
I templari dispongono anche di alcune galere; una viene distrutta presso un ramo del Nilo vicino a Damietta durante la quinta crociata; ed è su una nave del Tempio, quella del maestro delle galee, che Joinville forzerà le casse dei crociati per pagare il riscatto dovuto per la liberazione di San Luigi. Non si deve in ogni caso pensare che i templari abbiano provveduto alla manutenzione di galee durante tutta la loro storia. Non si possiedono informazioni circa il possesso da parte loro delle cosiddette navi "uscieri" (da huis, porta) specializzate nel trasporto dei cavalli.
Quando Hugues de Payns torna a Gerusalemme nel 1129, "guidava molti, alcuni a pied, altri a cavallo".
Quale era la caratteristica fondamentale di questo tipo di imbarcazioni? Di fatto si tratta di mezzi assimilabili agli odierni mezzi da sbarco: la porta della nave viene aperta il più possibile vicino alla riva e i cavalli montati dai cavalieri sbarcano direttamente. Gli uomini d'arme prendono immediatamente posizione sulla riva, stabilendo la testa di ponte necessaria per garantire la sicurezza del debarquement, cioè dello scarico delle navi mercantili. Si tratta di un modalità operativa tipicamente veneziana, successivamente migliorata dalla marina bizantina.
Valga questo brano della cronaca di Joinville: "quando ci imbarcammo alla Roche di Marsiglia, si fece aprire la porta del battello e si sistemarono all'interno tutti i nostri cavalli che dovevamo trasportare oltremare. Poi la porta fu richiusa e serrata ermeticamente, come quando si calafata una barca"; infatti quando la nave è in alto mare, la porta risulta sotto la linea di galleggiamento. Ciò che emerge da questa minima attività di ricostruzione storica, risulta che i templari, come gli ospedalieri, non hanno investito molto nell'armamento navale. Decisamente più significativa (e remunerativa) è l'attività di gestione dei porti.
Non dimentichiamo che le crociate hanno significato un momento di vero e proprio boom economico, in particolare per la penisola italiana: solo a Civitavecchia (per citare una località di sicura storia templare anche se spesso misconosciuta) i templari gestiscono un porto con quattro moli. Più di tutti fruiscono dei grandi traffici transmarini le repubbliche marinare: Venezia, Pisa, Genova. Nel 1306 Folques de Villaret, il maestro dell'Ospedale, si è rivolto ad un genovese per le imbarcazioni necessarie alla conquista di Rodi. Ad Acri Pisa possiede un porto di rilevanza fondamentale; è da questo porto che evacueranno i civili, scortati e protetti dai templari, al momento dell'assedio delle città da parte dei mussulmani.
La centralità del ruolo delle repubbliche marinare ci porta a dover concludere come la figura giuridica tipica del traffico navale sia quella del nolo; così avvenne per il noleggio da parte del Tempio di una barca genovese con 55 uomini di equipaggio concluso dal commendatore di Famagosta per andare a Tortosa, Tripoli, Tiro ed Acri. Non si tratta in questo caso di commercio; si tratta di fare incursioni, di razziare città mussulmane distribuite lungo la costa come si desume dall'esame del contratto di nolo in cui si parla specificatamente di cavalli armati. Talvolta avviene il contrario: sono le imbarcazioni del Tempio ad essere noleggiate a mercanti occidentali.
Nella politica di gestione delle attività marine, il Tempio preferisce avere una propria via d'accesso ad un porto od un vero e proprio porto privato piuttosto che gestire una flotta in piena regola. Un caso per tutti è quello di La Rochelle, dove un passaggio collega direttamente il recinto del Tempio alle acque del porto. I templari sono presenti qui, come a Marsiglia, a Civitavecchia ed ovviamente a Napoli, a Pisa, a Genova , a Venezia.
È superfluo dire che sono naturalmente presenti a Brindisi, porto di imbarco per la Terra Santa.

Roger de Flor ed il Fauçon

È a Brindisi che facciamo la conoscenza di Roger de Flor, un grande avventuriero e comandante del Fauçon, il più grande fra i vascelli del Tempio.
Il cronista catalano Ramon Muntaner, un corsaro del Mediterraneo al servizio del re d'Aragona, conobbe molto bene Roger de Flor, di cui fu anche luogotenente. A dire il vero, il ritratto che deriviamo dalla sua cronaca, per dirla ancora una volta con il Demurgier, non appare particolarmente edificante.
Roger è figlio di Richard, originario della Germania, falconiere dell'imperatore Federico II. Sistematosi nel regno di Sicilia, sposa una donna di Brindisi, dalla quale ha due figli: Jacques e Roger.
Nel 1268, quando l'ultimo erede di Federico II, Corradino di Svevia, viene sconfitto a Tagliacozzo e giustiziato a Napoli, i due hanno 4 anni ed 1 anno. I giovani figli di Richard trascorsero la loro infanzia a Brindisi dove le navi del Tempio facevano scalo e trascorrevano il periodo invernale quelle imbarcazioni delle Puglie che trasportavano pellegrini e merci verso il regno di Gerusalemme. È qui che si delinea la vocazione marinara di Roger: Ramon Muntaner scrive: "quando il piccolo Roger aveva circa otto anni, accadde che un gentiluomo del Tempio, che era un fratello sergente, chiamato Vassayl di Marsiglia, comandante di una nave del Tempio e buon marinaio, venne a passare l'inverno a Brindisi con la propria nave, che era ormeggiata lungo la costa, e la fece sistemare".
Nel processo ai Templari si ritrovano tracce di un certo Vassalius di Marsiglia. Continua Muntaner: "il gentiluomo fratel Vassayl si affezionò talmente a Roger da amarlo come suo figlio. E lo chiese a sua madre, dicendole che se glielo avesse affidato avrebbe fatto il possibile perché diventasse un buon templare. La madre, vedendo che era un gentiluomo, glielo affidò volentieri e quello lo prese con sé. Il piccolo Roger diventò il più esperto ragazzo di mare […] ed era ritenuto uno dei più abili uomini di mare del mondo per la sua pratica. Il gran maestro del tempio, che lo aveva visto entusiasta e buono, gli diede il mantello e lo fece fratello sergente dell'ordine. Poco tempo dopo che egli era diventato fratello, il Tempio comprò dai genovesi una grande nave, la più grande costruita a quell'epoca; si chiamava Fauçon, e la affidò a fratel Roger de Flor. Questa nave fu condotta con saggezza e con coraggio per cui Roger si trovò ad Acri contemporaneamente alla flotta del Tempio; tra tutte le navi che c'erano, nessuno valeva quanto la sua ".
All'epoca dei fatti di Acri (1291), Roger doveva avere circa 24 anni. Il seguito della vicenda diviene quasi romanzesca: Roger interviene attivamente nelle operazioni di evacuazione dei civili di Acri; il Fauçon fa rotta per Chateau Pelerin.
Secondo Muntaner questa attività frutta a Roger rispetto e "molti guadagni". Egli divide con i dignitari dell'ordine tali proventi ma suscita l'invidia di altri; viene dunque accusato di aver tradito i voti di povertà e di aver accumulato ingenti ricchezze. Roger disarma la nave nel porto di Marsiglia e fugge a Genova, dove incontra Tisi d'Oria e altri che aveva conosciuto in Palestina; questi gli offrono del denaro prontamente reinvestito per l'acquisto di una nuova imbarcazione, l'Olivette, a detta di Muntaner "armata molto bene".
Roger raggiunge Messina per mettersi al servizio degli angioini, ma non ottiene lo sperato "contratto"; si metta allora al servizio di Federico I di Sicilia e si dedica alla pirateria a spese degli angioini stessi.
La sua fama aumenta: Roger è stimato dal suo equipaggio e dagli uomini d'arme cui ricorre, anche perché è un datore di lavoro puntuale nei pagamenti. Questo gruppo diviene a tutti gli effetti una compagnia: è il nucleo della futura "Compagnia Catalana", che sarà famosa in Grecia negli anni seguenti.
Una volta sottoscritta la pace tra Carlo d'Angiò e Federico di Sicilia (1302), Roger si trasferisce in Grecia, al servizio dell'imperatore bizantino contro i Turchi. Il costo dell'equipaggio viene interamente sostenuto dal tesoro dell'imperatore.
Roger mette insieme un esercito di 4000 uomini, tra i quali spiccano nomi come quello di Berenguer de Entença, membro di una influente famiglia catalana molto vicina al Tempio. Questo esercito risente della "templarità di Roger": è unito e vincolato da una forte "fratellanza d'arme". L'imperatore Andronico, stanti i successi di Roger, lo nomina "granduca".
La Compagnia inizia un periodo di fortissima ascesa, infliggendo pesanti sconfitte ai Turchi ed ai genovesi di Costantinopoli; a tal punto Roger sale nella considerazione dell'imperatore da meritarsi il titolo di "cesare". Nel massimo momento di visibilità e potere, Roger viene però assassinato su ordine di Michele IX, figlio dell'imperatore Andronico. Ciò avviene il 4 aprile 1305.

Fin qui abbiamo seguito Ramon Muntaner. Corre comunque l'obbligo di fare una precisazione storica: dopo la caduta di Acri del 1291 il gran maestro Jacques de Molay cita in un documento Roger de Flor come fratello templare, al contrario di quanto riportato da Muntaner che fa coincidere il momento della trasformazione in pirata del nostro, con le accuse mossegli dopo la caduta di Acri. Non solo, ma in questo documento Roger viene citato come consigliere di Federico I di Sicilia; siamo nel 1301.
Chiudiamo la vicenda di Roger de Flor precisando che il suo Fauçon, pur essendogli stato ritirato, rimane un imbarcazione del Tempio: viene avvistato a Famagosta, a Cipro, nel 1301. Questa avventurosa vicenda, certamente in sé interessante, dimostra una certa quale tradizione marinara nel Tempio, a prescindere dal fatto che possa trattarsi o meno di una tradizione militare o mercantile.

La Rochelle

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Panorama del porto Templare di La Rochelle, Francia
(Immagine tratta da http://www.larochellefrance.net/)

Peraltro il mare costituisce una interessante voce nel grande capitolo dei misteri del Tempio: il porto di La Rochelle viene spesso chiamato in causa a tale proposito. Nell'evidenziare come la scarsità di precisi riferimenti sia spesso il viatico inevitabile di ricostruzioni non sempre suffragate dall'obiettività richiesta allo storico, diamo di seguito un breve cenno di tali interessanti interpretazioni, con particolare riferimento all'opera di L. Charpentier "I misteri dei Templari".
L'autore individua in La Rochelle un luogo determinante nell'economia dell'Occidente templare e evidenzia come almeno sei strade partano dal predetto porto per arrivare nelle principali località della Francia.
Non si può non condividere la valutazione di Charpentier allorquando afferma che La Rochelle era il centro principale per la gestione delle commende e delle balie templari del versante ovest francese. Vero è che sulla costa atlantica i Templari possiedono porti in Inghilterra, in Portogallo, in Spagna. Se si considera la funzione delle commende d'Occidente nell'economia del mondo templare (sussidio alla Terra Santa templare) paiono più funzionali i porti italiani, oppure Marsiglia o Collioure (porto ubicato nei pressi della Catalogna). Eppure i Templari investono fortemente su La Rochelle e fruiscono di un passaggio privato che congiunge direttamente, come anzidetto, il recinto del Tempio con le acque del porto. Perché ci si domanda.
Charpentier risponde facendo appello a Jean de la Varende, che nel suo libro "I gentiluomini" racconta che i Templari andavano regolarmente in America, riportando argento dalle miniere che sfruttavano nel "nuovo" continente. Questo è il motivo per cui il "popolino", parlando dei templari, era solito dire ils avaient de l'argent, hanno dell'argento; per traslazione del significato della parola argent, del denaro; dunque, ricchezza.
Stando a Charpentier la chiave di tutto è proprio l'argento. La Rochelle sarebbe dunque il porto da cui i Templari si imbarcano per sfruttare le proprie miniere dall'altra parte dell'Oceano Atlantico. A conferma di tali osservazioni, Charpentier enumera sei punti giustificativi:

  1. i templari avevano una propria flotta e quindi marinai legati all'ordine (e ne abbiamo diffusamente parlato);
  2. alcuni di questi marinai erano normanni e dunque discendenti di quei vichingi che partendo dalla Groenlandia hanno presumibilmente raggiunto la Terra Nova, la Wineland, l'odierna America;
  3. tra i predetti marinai c'erano dei bretoni di cui sono attestate alcune testimonianze nella zona di Filadelfia;
  4. i Templari avevano conoscenze geografiche tali da consentire di concludere per una forma sferica della Terra (e qui viene citato il maestro della cattedrale di Chartres, oggetto di un'altra opera di Charpentier);
  5. i Templari avevano visitato numerosi porti fenici, i quali, secondo alcune fonti, avrebbero intrapreso i medesimi itinerari marini;
  6. al momento dello scioglimento dell'ordine gli uomini del Tempio si trasferiranno in quegli ordini iberici che così rapidamente e fruttuosamente saranno in grado di realizzare la scoperta "ufficiale" del nuovo mondo. Non solo: nel timpano del nartece di Vezelay viene effigiato, tra i popoli della terra, un "indiano dalle lunghe orecchie", non un Indiano delle Indie ma un Indiano d'America; al tempo della costruzione, 1150 circa, non si dovrebbero trovare testimonianze in tal senso.
Aldilà delle ulteriori informazioni fornite da Charpentier (una per tutte l'origine del culto del serpente piumato delle civiltà incaiche dai drakker norvegesi approdati sulle coste dello Yucatan), rimane interessante il problema della diffusione dell'argento in un mondo, quello europeo, che è sempre stato alquanto povero di tale metallo: ci sono miniere in Germania, scarsamente sfruttate, ci sono miniere in Russia, ma non sono note.
Di qui la crucialità di La Rochelle e la rete stradale che la collega alle principali vie commerciali francesi (e dunque europee) ed ai porti mediterranei: il Tempio, secondo questa ricostruzione è il vettore della diffusione in Europa ed in Oriente di un metallo, l'argento, da sempre sostituito dall'oro e dal bronzo. Dovendo escludere potenziali esperienze alchemiche, occorre accogliere, non tanto come probabile attesa l'assenza di riscontri oggettivi, ma come semplicemente più logica l'ipotesi di una possibile "terza via" aperta ad ovest dai marinai del Tempio.
Demurger indirettamente (ed inconsapevolmente direi!) risponde a questa impostazione evidenziando, nel trattare dei mezzi finanziari del Tempio, come i templari avessero trovato proprio in Oriente la fonte della loro presunta ricchezza, a fronte del presidio di alcune fra le principali vie carovaniere, dello sfruttamento dei bottini e dei tributi. Rimane comunque affascinante l'ipotesi di Charpentier e non priva di potenziali sviluppi oggettivi.
L'esperienza marinara del Tempio è in ogni caso indiscutibile e parte integrante del mondo templare, a conferma di un poliedricità e di una capacità fuori del comune da parte dei templari di essere in grado di presidiare non già i luoghi ma le esigenze determinanti della loro missione con una modernità di mezzi e di intelletto decisamente sorprendente.

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Riferimenti Bibliografici

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