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Insediamenti Templari nel territorio di Bari

I Templari in terra di Puglia: gli insediamenti Templari nel territorio di Bari

Introduzione

Circa la presenza dei Cavalieri templari in Terra di Bari, sulla base delle notizie a noi giunte, sappiamo dell'esistenza di insediamenti o di semplici proprietà nelle seguenti localitÓ:
  • Andria: Chiesa di San Leonardo
  • Bari: Chiesa di San Clemente
  • Barletta: Chiesa di Santa Maria Maddalena; Chiesa di San Leonardo
  • Canne: Chiesa di Santa Maria de Saliniis; Masseria di Santa Maria de Saliniis
  • Corato: Chiesa di San Vito de Templo
  • Giovinazzo: Chiesa di san Pietro dell'Ordine di San Giovanni a Rubissano
  • Gravina di Puglia: Chiesa di San Giorgio
  • Minervino Murge
  • Molfetta: Chiesa di San Nicola
  • Monopoli
  • Ruvo di Puglia: Chiesa di Santa Maria di Calentano
  • Sannicandro di Bari
  • Sovereto: Chiesa di Santa Maria
  • Spinazzola: Chiesa di San Benedetto; Chiesa di San Giovanni al Castello; Castello di Guarascone
  • Terlizzi: Chiesa di Santa Maria de Muro
  • Trani: Chiesa di Ognissanti
Ove Ŕ stato possibile abbiamo fornito anche l'indicazione del nome della chiesa che fungeva da casa templare.

Andria

In questa cittadina i Templari fondarono nella seconda metà del XII secolo la chiesa di San Leonardo. Secondo l'interpretazione di Bianca Capone precettore della domus andriese nel febbraio 1196 fu Pietro di San Gregorio che compare in documento dell'epoca, sebbene nello stesso non vi sia alcuna indicazione di città, ma solo della chiesa di San Leonardo. Tuttavia, essendo il documento redatto a Canne, è assai probabile, data la vicinanza tra Canne e Andria, che la chiesa di San Leonardo citata sia quella di questa città piuttosto che l'omonima ecclesia presente a Barletta. La chiesa rimase proprietà dell'Ordine cavalleresco sino al 1228/1229 quando l'imperatore Federico II di Svevia espropriò i possedimenti templari nel Regno di Sicilia.
L'imperatore tedesco, legato all'Ordine Teutonico che era formato da cavalieri germanici, donò la chiesa di San Leonardo a tale ordine che la consacrò al Salvatore.
I cavalieri Teutonici, nell'insediarsi ad Andria, non sopportarono alcuna spesa poiché utilizzarono il convento lasciato dai Templari e vi restarono sino al 1358, quando la lasciarono agli Agostiniani che la dedicarono al loro fondatore (S. Agostino) e la tennero sino al 19 settembre 1809.
La chiesa esiste ancora con la denominazione di S. Agostino ed è retta dal clero secolare. Attualmente abbiamo appreso che è chiusa per restauri.

Bari

La domus templare in questa città era ubicata presso la chiesa di San Clemente nell'attuale borgo antico della città. Abbiamo alcune notizie su detta chiesa, prima che diventasse templare, da parte di alcuni storici locali (Petroni, Garruba). Essa fu edificata, in un'epoca imprecisata, dalla famiglia Positano "dietro i corrioli di S. Agostino" (Petroni) e nel novembre del 1089 donata dall'arcivescovo di Bari Elia (1089-1105) all'arcidiacono Giovanni della "Ecclesia Sancte Dei Genitrics et Virginis Marie", la quale l'avrebbe avuta "semper in suo dominio, potestate et iurisdictione" (Garruba).
Verso il 1190, il "Cancellarius Alemannie" assegnò la chiesa di San Clemente all'ordine dei Templari. Sorse in tal modo una disputa tra i cavalieri e il clero barese circa il possesso della chiesa e per dirimere la controversia l'11 giugno 1200 il papa Innocenzo III delegò i vescovi di Conversano e Bitetto, come attestato da una pergamena conservata presso la Cattedrale di Bari. Nulla ci è rimasto circa il pronunciamento dei due vescovi, tuttavia appare assai probabile che la chiesa di San Clemente fu assegnata definitivamente ai Templari e nel corso del XIII secolo essa fu una delle più importanti domus templari in terra di Puglia. Infatti è ricordata in un documento del 30 novembre 1305 e dopo la conclusione del processo di Brindisi (5 giugno 1310) divenne "caput omnium ecclesiarum sacri Templi Domini Ierosolimitani in Apulia". Da un documento fiscale apprendiamo anche che la chiesa (con l'annesso monastero) amministrava un discreto patrimonio , versando nel 1310 una decima all'arcivescovo di Bari di 2 once e 21 tarì d'oro che lascia presupporre una rendita annua di circa 27 once e nello stesso periodo 4 tarì e 4 grana d'oro all'arcivescovo di Siponto "pro grangia Casalis Novi".
La domus barese possedeva anche delle proprietà in Francia a Saintes. Non potendo curare tali proprietà a causa della loro distanza da Bari il 31 luglio 1310, fra Bartolomeo, abate della chiesa di San Clemente, permutava il priorato di Santa Maria de Mazerayo (che i Templari baresi possedevano a Saintes) con una chiesa che il monastero di San Giovanni Angelicensis possedeva a Giovinazzo, in località Rubissano. L'atto fu controfirmato da frate Angelo, canonico del Tempio del Signore di Gerusalemme, e da Giovanni di Bitonto, frater sacri Templi Domini. Il 12 agosto 1312 papa Clemente V confermava la permuta concordata il 31 luglio 1310 da Bartolomeo, venerabilis abbatis et conventus sive capituli spsius sacri Templi Domini Ierosilimitani, e frate Antonio, del monastero di San Giovanni Angelicensis, Xantonensis diocesis. Il successivo 22 agosto 1312 Clemente V nominava l'abate del monastero de Talmaco, priore de Ulmis e decano della chiesa S. Aredii de Mastatio, Xantonensis diocesis, conservatore "super permutatione facta, propter locorum distantias" fra l'Abate e il convento di San Giovanni Angelicensis circa la chiesa di S. Pietro di Giovinazzo e l'Abate e i canonici S. Templi Domini Ierosolimitani Barensis, circa il priorato di S. Maria di Mazerayo. Altre notizie sui Templari si hanno in un documento del 13 aprile 1307 ove si dice che a Bari diversi cittadini della campagna vicino alle porte della città, per sfuggire alle imposte, vestivano abusivamente l'abito dei Templari, degli Ospitalieri e di altri ordini religiosi.
Dopo l'abolizione dell'Ordine del Tempio (1314) non si hanno più notizie della chiesa di San Clemente.
Sappiamo invece altre informazioni di Templari baresi. Infatti da un documento datato 20 luglio 1332 sappiamo che frate Giovanni un (ex) abate del sacro Tempio di Gerusalemme ("abbas sacri Templi Domini Jerosolimitani") affittava una casa a Bari. In un documento della fine del XIV secolo (1394) in un atto di permuta viene ricordato un "frater Marinus (Martinus ordinis Templi Ierosolimitani pior ecclesie Sancti Elie de Baro", ossia una frate Marino o Martino dell'Ordine del Tempio di Gerusalemme priore della chiesa di Sant'Elia di Bari.

Barletta

Anche se la presenza dei Templari in questa città è attestata già dal 1158, la storia dell'Ordine a Barletta può farsi cominciare nel 1169, quando, Bertrando, arcivescovo di Trani (1169-1184), affidò ai Templari Riccardo e Rainerio la chiesa di Santa Maria Maddalena della quale era precettore frate Guglielmo che si impegnava a riconoscere sempre l'autorità dell'arcivescovo di Trani sulla chiesa. Di Santa Maria Maddalena, oggi non più esistente, sappiamo che era "intra moenia Baroli sita" e che ebbe un ruolo primario nella storia templare, divenendo già dalla fine del XII secolo il centro più importante dell'organizzazione nel regno di Sicilia, sino a diventare sede del Maestro Provinciale dell'Apulia e poi dell'Apulia-Sicilia.
Da un punto di vista architettonico la domus di Santa Maria Maddalena si componeva di vari ambienti e pensata in maniera da permettere alla comunità templare di svolgere i compiti ai quali era preposta. Oltre alla ecclesia vera e propria, la domus alla fine del XIII secolo era composta da due camere usate per le cerimonie di ammissione nell'Ordine, una sala denominata Pavalon e la camera del Maestro Provinciale, quando questi risiedeva a Barletta. Inoltre vi era pure una ecclesia di San Leonardo ove veniva scandite le ore della comunità di Santa Maria Maddalena.
In un primo tempo la domus barlettana aveva come funzione principale quella dell'assistenza ai pellegrini (accanto alla chiesa i Templari edificarono un grande stabilimento che fungeva da ospizio) alla quale si affiancarono, con il passare del tempo, anche quella di controllo su tutte le case della Terra di Bari, (infatti, da un documento del febbraio 1196, apprendiamo che il capitolo templare di Barletta approvava la permuta di un terreno effettuata da Pietro di S. Gregorio, precettore templare della chiesa di San Leonardo (di Barletta, secondo Fulvio Branmato) con Aitardo vescovo di Canne e che frate Giovanni era "prior domus templi Barleti") e l'intervento nelle controversie che sorgevano tra i Templari e altri proprietari circa il possesso di taluni beni (da una lettera di papa Onorio III datata 6 giugno 1226 sappiamo che questi assolveva i cistercensi del monastero di Casa Nuova dalle accuse mosse dal Maestro Templare di Barletta circa delle proprietà nei pressi di Lucera). La domus di Barletta è ricordata nel 1200 in un documento dell'archivio capitolare della città di Canne. Il 31 marzo 1204 Maralda, "necessitate famis coacta pro substentatione...filii" vendeva a Matheo cambiatori f. Iohannis, acquirente in nome della domus templare di Barletta, tre vigne situate in cluso Bellovidere al prezzo di tre once d'oro.
Man mano che l'Ordine si espandeva e si sviluppava in Puglia, i Templari di Barletta iniziarono ad inviare aiuti di ogni tipo ai loro confratelli della Terra Santa, approfittando del fatto che la città era dotata di un porto di una certa rilevanza. Le spedizioni erano costituite soprattutto da derrate alimentari ed erano effettuate usando barche di proprietà della stessa domus. A sovrintendere a tale attività era il magister della domus, il quale curava l'espletamento delle formalità richieste dalle disposizioni per far uscire dal regno le merci. Nel 1271 Carlo I d'Angiò, in seguito alle richieste di Sabino, maestro della domus templare di Barletta, comandava a Risone "de Marra" Portolano della Puglia, di soprassedere per quattro mesi alla riscossione della balista sulle spedizioni di vettovaglie che i Templari organizzavano per San Giovanni d'Acri e di non molestare più le domus dell'ordine cavalleresco di Barletta. Nel 1272 la domus di Barletta utilizzava le seguenti imbarcazioni per il trasporto di vettovaglie: la paranza S. Nicola di ser Benvenuto e ser Martino Martino de Dragundo; la paranza S. Albano di ser Mani et Omibani; la paranza S. Cristoforo di Andrea de Iadeva e la paranza S. Nicola di Nicola Stramatia di Bari. Carlo I d'Angiò intervenne spesso per agevolare la spedizione di merci e derrate alimentari da Barletta per la Terra Santa. A tale proposito si può vedere l'ordine dato a Nicola Frecza, portolono di Puglia, il 22 gennaio 1273 con il quale il re "mandat ut fr. Arnulfo, Domus Militie Templi extrahere de portu Baroli seu Manfredonie frumenti salmas M et totitem ordei, deferendas per mare cum navibus eiusdem Domus ap. Accon permittat."
Da un documento datato agosto 1303 e redatto a Barletta sappiamo che per volontà di frate Guglielmo de Barolo, nunzio di frate Goffredo Petr(agoni), maestro e precettore sacre domi milicie Templi in Apulia, vengono imbarcate nel porto di Manfredonia per l'isola di Cipro "pro substentacione presidi dicte domus", 400 salme d'orzo, 350 salme di frumento e 20 salme di fave.
I Templari di Barletta ebbero proprietà anche in altre città e regioni. Sappiamo che il 29 giugno 1279 tale Andrea Strino di Barletta donava a Pietro de Genua, Magistro Ordinis Templariorum, la metà della sua casa con la metà "plateae, cisternae et crypta" che si trovavano in Trani. Nel 1282 la domus aveva delle proprietà in Calabria e da essa dipendevano le fondazioni di questa regione. Nel 1298 Carlo II d'Angiò interveniva presso il Capitano di Lucera affinché al Magister e ai Templari della domus di Barletta fosse garantito assieme agli uomini del loro casale di Alberona il diritto di pascura sul territorio di Tora. Mentre da un documento del marzo 1308 (quando erano già in corso le persecuzioni contro i Templari) apprendiamo la cospicua consistenza e l'elencazione delle proprietà in Lucania. Infatti nel in esecuzione delle disposizioni ricevute da Roberto d'Angiò, duca di Calabria, venne redatto l'inventario dei beni che la domus templare di Barletta possedeva in Basilicata. Da tale inventario risulta che l'Ordine possedeva a Melfi la chiesa di san Nicola "cum domibus et ortis sitis in territorio eiusdem terre ante terram eamdem que site sunt iuxta aemdem ecclesiam et ex alia parte site sunt iuxta viam puplicam". Sempre a Melfi ebbero tre staciones in località Albana; una domus nella parrocchia di S. Adoeni; un'altra domus ed una vigna nella terra che fu di Alibrando di Melfi. Altre vigne ebbero in loco qui dicitur Matera,.. in loco qui dicitur columnellis, ed in località S. Pietro de Serris. Un'ultima vigna con un castagneto ebbero in fontana veterano. A Melfi ebbero, infine, due cripte "cum orto uno sito ante civitatem Melfie suptus balneum civitatis eiusdem" ed un tenimento di terre in località Cisterna. A Lavello un grande tenimento di terre situato in località Girono, dove dicta domus Templi aveva massariam suam. A Venosa i Templari possedevano un vignale, un grande palazzo in piazza che fu di Bisanzio, una domus situata in parrocchia di S. Barbara; un casalino sempre in parrocchia di S. Barbara; diverse vigne "in parte Vallonis sancti Blasii que fuerunt dopni Bisancii"; una pecia di terra nella valle de frussa, vicino al fiume; la terza parte di una domus nella parrocchia di S. Nicola; la terza parte di un vigneto in parte Riali; una domus in parrocchia S. Marco; una terra in loco vie vallonis, due petie di terra situate in loco faraucosi; una terra situata in parte ciglani; un appezzamento di terra situata in parte flumis ed un altro situato in parte vallonis de flurco.
Dopo i Vespri Siciliani (1282), con il passaggio della Sicilia agli Aragonesi, e la pace di Caltabellotta (1302) la domus di Santa Maria Maddalena estese la sua giurisdizione su tutte le case templari del regno di Napoli, dando un nuovo impulso all'espansione dell'Ordine nel mezzogiorno d'Italia. Divenuti oramai una vera e propria potenza, alla fine del XIII quando erano giunti all'apice della loro fortuna, I Templari barlettani cominciarono ad abusare del loro potere e si resero responsabili di soprusi ai danni della popolazione locale che si rivolse al re Carlo II d'Angiò perché i cavalieri erano soliti sequestrare gli animali che andavano a pascolare nelle loro terre e li rilasciavano solo dietro pagamento di riscatto. Il sovrano angioino per ben due volte, il 13 novembre 1294 e il 20 febbraio 1296, ordinò al giustiziere di Terra di Bari e ai baglivi di Barletta di intervenire. Nonostante ciò il re di Napoli continuò a mostrarsi favorevole nei confronti dei Templari , confermando i loro privilegi. Solo nel marzo del 1308, per uniformarsi alle direttive di Filippo il Bello e di papa Clemente V, cominciò a far arrestare i Templari di Barletta e li rinchiuse nel castello della città, ove vi rimasero sino al 15 maggio del 1310, data di inizio del processo di Brindisi. Sappiamo infatti che il 24 marzo 1308 Giovanni Brachetto, castellano di Barletta, ricevette in consegna i Templari Michele Cersi, Oliviero de Berona, Guglielmo Angelicum (Anglicum), Bartolomeo de Cusencia, Angelo de Brandusio e Stefano de Antiochia, fece redigere a Riccardo di Nicola, notaio, un atto pubblico per rendere certa l'esecuzione degli ordini della Regia Curia e di Giovanni di Laya, Giustiziere di Terra di Bari. Durante la prigionia dei Templari barlettani, nel maggio 1309 la Grande Curia ordinò ai giudici Angelo di Ruvo e ad Andrea di Donnaperna di Barletta di provvedere alla conservazione e alla vendita alle migliori condizioni delle pelli, dei cuoiami e delle lane ricavate dalle mandrie già appartenute alla domus templare di Barletta e nel giugno 1309 Roberto d'Angiò imponeva agli stessi giudici di prelevare qualche somma di denaro dalle rendite amministrate dalla domus di Barletta e spenderle a favore dei Templari prigionieri. Dalle deposizioni di alcuni cavalieri templari abbiano altre notizie sulla domus di Barletta. Sappiamo che nel 1292 frate Giovanni de Neritone fu ricevuto nella domus di Santa Maria Maddalena nella stanza detta del Pavalon e fu costretto a rinnegare il crocifisso. Intorno al 1300 fu ricevuto nell'Ordine a Barletta frate Giovanni Anglicus, alla presenza di Rinaldo de Varensi, gran Precettore di Apulia, e nel 1307 era precettore di Barletta Giovanni de Nivelle.
Con l'abolizione dell'Ordine Templare (1314) la chiesa di Santa Maria Maddalena fu affidata a Cappellani e adibita per le convocazioni del consiglio dell'Università. Il 17 marzo del 1531 papa Clemente VII cedette la chiesa ai Domenicani, i quali, subito dopo, la rasero al suolo per ampliare l'attuale chiesa di San Domenico.
Ad epilogo della trattazione della presenza templare a Barletta voglio riportare un interessante ed innovativo intervento che ho trovato su Internet (http://www.crsec.it/I%20Templari1/index.htm) realizzato da Oronzo Cilli, il quale nega, sulla base di alcuni documenti e deduzioni, che la chiesa di Santa Maria Maddalena fu la domus templare a Barletta.
Secondo molti studiosi i cavalieri Templari a Barletta avevano due case: quella di San Leonardo, extra moenia, e quella di Santa Maria Maddalena, intra moenia. Il fondamento di tale asserzione è costituito da un documento del 1196 pubblicato da Arcangelo Prologo nelle sue Carte che si conservano nello Archivio Capitolare Metropolitano della città di Trani edito a Trani dal Vecchi nel 1877. Il Prologo, nel regesto dei documenti riportati nella sua importante opera, scrive che "(1169) - Il Capitolo generale dei Templari in Gerusalemme approva la convenzione stabilita in Barletta fra l'Arcivescovo Bertrando ed il clero di Trani e Barletta da una parte, e fra Riccardo e Rainerio dell'Ordine del Tempio dall'altra, intorno alla concessione fatta alla stesso Ordine della Chiesa di S. Maria Maddalena di Barletta; ed approva la formula del giuramento, che dovranno prestare i rettori di quella Chiesa prima di entrare in ufficio". Stando al regesto, si farebbe riferimento ad una donazione - dopo quella fatta ai templari di S. Maria de Salinis nel 1158 - elargita verso quest'Ordine dal clero Tranese. Tuttavia, afferma Oronzo Cilli, nell'originale documento riportato dal Prologo, si può legge "...vobis et universo clericorum vestrorum sacro collegio notificamus. quod ego. R. sancti templi domini quod est in iehrusalem dictus abbas...". ╚ da notare, come è chiamato l'Ordine che riceve la donazione: sancti templi domini. Ebbene, da una prima lettura di questo documento si evince come l'Ordine, che ricevette la chiesa di Santa Maria Maddalena di Barletta, non fu in realtà quello dei Templari ma, bensì, un altro Ordine. Nei diversi manoscritti latini, in cui compaiono cavalieri templari, si ritrovano spesso citati come militia Templi o domus militia Templi e solo raramente - soprattutto nei primi anni - come Templum domini o Templi domini. Questo perché, i Templum domini non erano i cavalieri che avevano ricevuto la benedizione da San Bernardo di Chiaravalle ma i canonici regolari del Tempio del Signore, legati alla regola agostiniana.
Lo storico Alain Demurger, nella sua storia sui Templari scrive, a proposito di quest'ordine che a Gerusalemme davanti al Tempio di Salomone, si apre la vasta spianata detta "del Tempio", ma che prende il suo nome dal Tempio del Signore, Templum Domini: si tratta della Cupola della Roccia, divenuta proprietà dei canonici regolari del Templum Domini che ne avevano fatto la loro chiesa, consacrata nel 1142.
Anche se le diverse fonti raccontano come, i futuri cavalieri Templari, ricevettero in principio assistenza da quest'ordine, ma le loro vie ben presto si separarono. Questa confusione, dovuta anche allo scarso approfondimento e conoscenza di entrambi gli ordini.
Altro elemento che può aiutarci a scartare l'ipotesi di donazione fatta nei confronti dei Templari, è contenuto nello stesso documento del 1169, quando si riporta il giuramento di fedeltà fatto dal primo rettore dell'Ordine - imponendolo a tutti gli altri rettori che gli succederanno - al vescovo Bertrando e a tutti i successivi vescovi della chiesa tranese. E' risaputo come i Templari prestassero un giuramento, ma certamente non nei confronti dei vescovi locali. A tal riguardo si riporta un passo di Franco Cardini: "l'Ordine ottenne ampi privilegi con la bolla Omne datum optimum di Papa Innocenzo II, del marzo 1139, che stabiliva che esso dipendeva direttamente dalla Santa Sede... Altre bolle ampliarono i diritti e le prerogative del Tempio, in genere a scapito delle Chiese locali e quindi con poco gioia dei vescovi: così l'Ordine divenne un formidabile strumento nelle mani delle aspirazioni monocratiche del papa sulla Chiesa Latina" . Quindi, se questi privilegi furono concessi molti anni dopo il 1139, e il loro giuramento era solo verso la persona del Pontefice, perché mai i Templari dovettero giurare fedeltà, nel 1196, al vescovo di Trani? Quel giuramento, difatti, non fu pronunziato dai cavalieri rosso-crociati ma dai canonici regolari della Cupola della Roccia. Vi sono ancora altri elementi, contenuti nelle Carte pubblicate dal Prologo, utili a capire come S. Maria Maddalena non fu occupata dai cavalieri Templari. Si legge, ad esempio, in un documento del gennaio 1180, che Bertrando Arcivescovo di Trani col consenso del Clero Tranese, concede immunità e privilegi ai Religiosi ed alla Chiesa di S. Michele Arcangelo, presso le mura di Barletta. Tra i firmatari del documento vi compare un certo "dominici templi kanonicus et prior ecclesie sancte marie magdalene qui interfui". Riportando ancora dominici templi e non domus militia templi o domus templi. In ogni modo è da chiedersi: fino a che punto è giusto identificare il Templum Domini con Canonici regolari del Tempio ed esistono altre testimonianze e tradizioni che attestano la presenza di questi Canonici nella città di Barletta?
Una conferma, sempre secondi il Cilli, verrebbe anche dal Codice Diplomatico Barlettano. In un documento rogato dal notaio Johannes Antionius Bocchutus in data 20 dicembre 1581, si afferma che papa Gregorio XIII immetteva nello jus patronatus della Ecclesia S. Maria Maddalena di Barolo Alessandro di Sangro. Nel documento viene citato in maniera testuale "Accersitis nobis personaliter ad Venerandam Ecclesiam Sante Marie Magdalene de Barolo alias Templum Domini". Tuttavia da altre fonti (Bramato, che riprende Loffredo), come abbiamo già scritto, sappiamo che con la fine dell'Ordine Templare (1314) la chiesa di Santa Maria Maddalena fu affidata a Cappellani e adibita per le convocazioni del consiglio dell'Università. Il 17 marzo del 1531 papa Clemente VII cedette la chiesa ai Domenicani (come testimoniato da una Bolla pontificia), i quali, subito dopo, la rasero al suolo per ampliare l'attuale chiesa di San Domenico. Evidentemente c'è che qualcosa che non quadra.
Quindi, conclude il Cilli, l'unica domus templare a Barletta fu quella di San Leonardo. Tale chiesa, secondo gli storici, doveva essere ubicata extra moenia, fuori le mura, nelle vicinanze dell'omonima Porta fatta erigere nel XII secolo e demolita nei primi del '900, ma non ci sono testimonianze che attestino la reale ubicazione della chiesa. Fu distrutta nel 1528 ad opera di Lorenzo Orsini dell'Anguillara, più noto come Renzo da Ceri, che, per vendetta, sottopose Barletta ad una violenta rappresaglia. Non riuscendo ad avere ragione della città murata, devastò i due quartieri restati ancora sguarniti di mura, S. Antonio e S. Vitale, incendiandone case e chiese.
Se la tesi esposta da Oronzo Cilli fosse fondata occorrerebbe rivedere la storia dei Templari a Barletta.

Canne

La chiesa di S. Maria "de Saliniis", domus templare di Canne era ubicata nei pressi dell'ospedale di S. Maria "de mari", sulla strada che da Canne portava ai casali di S. Cassiano e S. Eustasio. Essa fu oggetto di una controversia tra i Templari e i vescovi cannensi. Tale vertenza fu risolta nel maggio 1158, quando Bonifacio, vescovo di Canne, assegnò la chiesa ai Templari. Nel febbraio del 1196 i Templari del capitolo di Barletta permutarono una terra che l'Ordine possedeva nei presso del casale di S. Cassiano con Aitardo, vescovo di Canne, che in cambio dava una terra prossima alla chiesa di S. Maria "de Saliniis". In un atto del 1200 sono ricordate le terre che la Domus Templi possiede a Canne. La chiesa di S. Maria de Saliniis et de Trinitate doveva corrispondere 3 libbre di cera et de thure tres in occasione dell'assunzione della Beata Vergine al Tempio.
L'8 novembre 1254 Dalmazio de Frinacarria, Maestro domorum Templi Ierosolimitani in Italia, mostrava "quandum cartulam quam exemplare fecit" redatta il 16 maggio 1158 con la quale Bonifacio, vescovo di Canne, cedette ai Templari la chiesa di S. Maria de Saliniis, situata "in pertinentia dicte civitatis Cannarum."
Probabilmente alla chiesa di S. Maria de Saliniis, vista anche la prossimità a proprietà fondiarie, doveva essere annessa una masseria che viene citata, come già appartenuta ai Templari, nell'inventario che nel 1373 Giacomo, vescovo di Trani, fa dei beni dell'Ordine dell'Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme.

Corato

La prima testimonianza a Corato di una chiesa intitolata a "San Vito de Templo" risale ad un documento notarile datato 1206 e riportato nel Codice Diplomatico Barese. L'intitolazione ha indotto qualche studioso (Capozza) ad ipotizzarne l'appartenenza all'ordine dei Cavalieri templari, che avevano fondato "commende", ospedali e chiese in Puglia, in prossimità delle città portuali di imbarco per la Terra Santa, e che gestivano possedimenti terrieri nell'agro di Terlizzi e Ruvo. Inoltre le domus templari spesso avevano nella propria indicazione la dicitura "de Templo". La successiva citazione come "Templi S.Viti de Caurato" risale al 1276. La posizione della chiesa, fuori dell'abitato medievale, ma in prossimità di una delle porte di accesso alla città e dell'importante asse viario della Traiana ne fanno una presumibile stazione di accoglienza per viaggiatori e pellegrini. E' molto probabile che, visti anche casi analoghi, alla soppressione dell'ordine Templare, la chiesa sia passata ai Cavalieri Gerosolimitani o Ospitalieri, più tardi divenuti Cavalieri di Malta, dal momento che tarde testimonianze la dicono commenda dell'ordine Gerosolimitano già nel 1600. La presenza dei Templari a Corato rimane dubbia poiché non vi sono ulteriori riferimenti e citazioni in altri documenti.

Giovinazzo

La presenza dei Templari a Giovinazzo è attestata ormai già nel momento della crisi e del declino dell'Ordine. Infatti solo nel 1310, a seguito di una permuta con l'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, ottennero la proprietà della chiesa, con annesso ospedale, di San Pietro in località Rubissano. Oltre a tale chiesa i Templari ebbero pure una grangia (abbastanza ricca) in loco Piczani che nel 1332 apparteneva alla domus Hospitalis S. Johannis Jerosolimitani "que fuit Templi" che "annuatim de proventibus olivarum terra giis et pensione domorum unc. quatuor"

Minervino Murge

La presenza dei Templari in questo paese è documentata in un atto di vendita del marzo 1169, rogato dal notaio Leone, con il quale i Templari Aimo e Giovanni, "consensu et voluntate Henrici mag(istri) nostri cunctorum con(fratum) intus in civitate Minerbino", vendevano per un'oncia d'oro a Giovannaccio, priore della chiesa di S. Angelo, una vigna posta in località Monte Monacezzi. Tra i testi, oltre al suddetto Henricus, figura anche Oddo, fr(rater) sacri te(m)pli.

Molfetta

Sebbene non si conosca con certezza quando i cavalieri rossocrociati si siano stabiliti in questa città, la loro presenza è testimoniata in diversi documenti (spesso atti notarili) che vanno dal 1148 al 1373.
La prima citazione della presenza dei Templari risale al marzo 1148, a cinque anni dalla più remota testimonianza scritta in assoluto in Italia Meridionale che attesta un insediamento dei cavalieri a Trani nel 1143. Si tratta di una donazione del primicerio (capo del clero minore) Ungro di Leone all'abbazia della SS. Trinità di Cava nella quale viene ricordata una "terra cum olivis fratrum Templi" in località Vaditello di Molfetta. A tale data quindi i Templari già possedevano dei terreni coltivati ad olivo nel circondario di Molfetta. Dopo qualche anno nel febbraio 1152 da un atto di vendita di un molfettese al diacono Giovanni viene ricordata in località "Turris" una "terra Templi".
Le proprietà dei Templari cominciarono ad accrescersi, come spesso accadeva, a causa di donazioni e lasciti a favore dell'Ordine. Nel giugno 1176 abbiamo notizia che tale Kalogiovanni, in qualità di epitropo (funzionario pubblico) del testamento di Ramfredo, dopo essere stato convocato da Durante per parte dei Templari, rilasciava allo stesso Durante una "petia terra olivarum" nelle pertinenze di Badistello, probabilmente si trattava di nuove proprietà che andavano ad aggiungersi a quelle citate nell'atto del 1148 vista la somiglianza tra Vaditello e Badistello che lascia supporre l'identità dei due luoghi. Poiché la concessione in questione è registrata "in curia domini nostri Roberti Palatini comitis Loretelli" ciò lascia supporre che l'Ordine templare, ancora alla fine del XII secolo, non avesse ancora a Molfetta una propria domus e che quindi le terre sopraccitate fossero amministrate dai Templari di una casa vicina.
Un atto dal quale possiamo trarre importanti e significative notizie risale all'agosto 1204 nel quale Maria, figlia di Giusto, per esaudire un voto di suo padre offre a Giovanni Salvagio, Rubensis domus sacre templi preceptoris, le pertinenze che possedeva sulla chiesa di S. Nicola. Abbiamo due interpretazioni circa il contenuto di questo documento.
Una prima interpretazione che è stata fornita è che la chiesa di S. Nicola è già domus precettoria dei Templari a Molfetta i quali tra la fine del XII e l'inizio del XIII si erano insediati stabilmente in città con l'apertura di una propria casa, sia per sfruttare il porto della città per imbarcare vettovaglie e persone per la Terra Santa e sia presumibilmente per meglio gestire le proprietà fondiarie che possedevano nelle campagne molfettesi. La chiesa di S. Nicola era ubicata nei pressi della piazza antistante l'attuale Palazzo di Città e i locali che furono un tempo il sacro edificio oggi sono stati trasformati nella Sala dei Templari usata per incontri, conferenze e mostre. A capo dei Templari presenti a Molfetta c'era tale Giovanni Salvagio da Ruvo, precettore della casa templare. Non appare molto chiaro tuttavia se il genitivo Rubensis (di Ruvo) sia da riferirsi alla città di nascita o provenienza del precettore, oppure sia da attribuire alla ubicazione di una domus. Secondo un'altra interpretazione Giovanni Salvagio sarebbe il precettore della domus Templare di Ruvo (città vicina a Molfetta) che esercitava il possesso e l'amministrazione delle terre templari nel territorio molfettese e che quindi giuridicamente era il rappresentante dell'Ordine atto a ricevere la donazione delle pertinenze sulla chiesa di S. Nicola, non ancora domus templare di Molfetta nel 1204. Nel marzo 1205 i coniugi Girabello e Maiorella di Molfetta vendono per sette once a frate Giovanni Salvagio per parte sacre domus Templi, una casa confinante con il cimitero della chiesa di S. Nicola ipsius Templi.
Possiamo affermare che una domus Templare a Molfetta esisteva con certezza nel febbraio 1216 ed era ubicata presso la chiesa di S. Nicola. Da un atto risulta che Gemmata, figlia di Leone Sammaro e vedova di Giustiniano, donava a Matteo, "confratri domus Templi sacre militie preceptoris sancti Nicolai in Melficta", tutte le sue terre poste nelle pertinenze di Guarassano. Negli anni successivi le proprietà fondiarie dei Templari continuarono ad aumentare come testimoniato in vari atti, tra cui in uno del 1214 sono ricordate le "olivas Templi" in località Badistello, in un altro del gennaio 1220 sono nuovamente ricordate le "olivas domus Templi" nella medesima località, mentre in un altro ancora datato 29 novembre 1232 sono citate "in pertinentiis Barbatti" presso Molfetta le "Olivas Templi". Ulteriori notizie degli oliveti Templari sono riportare nel Codice Diplomatico Barese in località "Pulo", in località "Summo" ed riportato anche la proprietà di un "clusum" nella stessa città.
Non si hanno più notizie sui Templari a Molfetta sino al 1308, quando oramai l'Ordine è nel pieno del suo declino. In una lettera data a Napoli il 18 maggio 1308 la regia curia scriveva al giudice Pietro de Ninna di Aversa, procuratore del Tempio di Barletta, perché Lippo Scafarelli ed altri mercanti fiorentini, dimoranti in Barletta, avevano prestato 1000 fiorini d'oro ai Templari della locale domus con l'approvazione di Ottone de Valderiaco, Maestro dell'Ordine cavalleresco in Puglia, e di Giacomo de Molay, Maestro generale, ricevendo in cambio tutto l'olio che la domus barlettana avrebbe ricavato dai possedimenti di Molfetta, valutato per la somma di 1500 fiorini circa. Poiché i beni dei Templari del Regno erano stati posti sequestro, ai fiorentini era stato concesso dal re e dal papa che per riottenere il loro credito avrebbero dovuto attendere fino al febbraio 1309 per la vendita dell'olio e se questa avesse ritardato, avrebbe potuto venderlo direttamente. In questa testimonianza possiamo valutare la portata della ricchezza dei possedimenti templari a Molfetta in termini di produzione di olio di oliva.
La chiesa di S. Nicola, con l'annesso ospedale, rimase ai Templari sino alla soppressione dell'Ordine (1312) e nel 1324 passò al conte Amelio del Balzo. Successivamente fu occupata dall'Ordine Gerosolimitano di S. Giovanni (Ospitalieri) e il 28 maggio 1373 quando Giacomo, arcivescovo di Trani, dando pratica attuazione alle disposizioni di Gregorio IX, procedeva all'inventario dei beni degli Ospitalieri della sua diocesi in cui, tra l'altro, risulta che la casa di S. Nicola di Molfetta, già appartenuta ai Templari, all'epoca dipendeva dal priorato di Barletta dell'Ordine dell'Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme. La chiesa in seguito compare nell'inventario dei beni della Commenda di S. Maria di Sovereto e, dopo essere andata in rovina, fu acquista dal Comune di Molfetta nel 1820.

Monopoli

Solo il Guerrieri, rifacendosi ad un documento del 1292, attesta la presenza dei Templari in questa città. Secondo tale studioso i Templari ebbero una propria domus che ricevette cospicue donazioni che le consentirono di ingrandirsi notevolmente e in tempi brevi.

Ruvo di Puglia

Dell'esistenza di una precettoria a Ruvo si ha notizia in due documenti del 1204 e 1205 redatti a Molfetta nei quali figura "Iohannes Salvagius Rubensis domus sacre templi preceptoris". I Templari dovevano possedere delle terre in zona molto estese o comunque assai fertili, tanto da attirare la cupidigia di signorotti locali nella seconda metà del XIII secolo. Infatti nel 1272 si ebbe un intervento di Carlo I d'Angiò a favore dei Templari di Ruvo per far cessare l'occupazione illecita delle loro terre da parte di Rinaldo de Culant, signore di Ruvo.
In un documento dato a Siena nel 1292 si ricorda che a Ruvo di Puglia i Templari possedevano una domus ricca ed importante, la quale attirava la cupidigia dei signori del luogo.
L'ultimo riferimento alla domus templare rubastina è fatto in un documento del 24 marzo 1308, dove compare, tra i Templari reclusi nel castello di Barletta, anche fra' Stefano di Antiochia "inventum et captum...in domo eiusdem templi que est in Rubo". ╚ probabile che la domus Templare fosse ubicata presso la chiesa di Santa Maria di Calentano, già insediamento di monaci basiliani poi passata ai Cavalieri Teutonici, ove uno studioso tedesco attribuisce degli affreschi presenti in detta chiesa ad un maestro templare.

Sannicandro di Bari

La sola notizia che sappiamo è che i Templari a Sannicandro ebbero delle proprietà fondiarie che nella seconda metà del XIII secolo furono illecitamente occupate da Giovanni de Confluencia, signore di Sannicandro. I Templari nel 1272, dopo essersi appellati al re, ottennero che l'occupazione avesse fine.

Sovereto

Sulla presenza dei Templari a Sovereto non c'è concordanza da parte degli studiosi. Secondo alcuni (Bramato e Marinelli) la chiesa di Santa Maria di Sovereto fu dapprima una domus templare e, dopo la soppressione di quest'Ordine, passò ai Giovanniti, come accadde per altre proprietà templari in Puglia. Altri studiosi (De Giaco, Valente) negano decisamente l'esistenza di una domus Templare a Sovereto, sostenendo che l'unica presenza di Ordini Cavallereschi in questa località è quella Ospitaliera. In altre parole secondo costoro la chiesa di Santa Maria di Sovereto sarebbe sin dall'origine una domus dell'Ordine di San Giovanni dell'Ospedale di Gerusalemme.
Bramato afferma che, sulla base di una leggenda, intorno al 1188 i Templari "involarono" da Corsignano, nei pressi di Giovinazzo, un'immagine miracolosa della Madonna per custodirla nella loro chiesa di Sovereto. Da questo episodio avrebbe tratto origine la tradizione popolare che attribuisce ai Templari la chiesa patronale di Santa Maria e l'annesso ospedale. Questa è solo un fatto leggendario che non è suffragato da alcuna testimonianza scritta e qui si ferma lo studioso Bramato. Tuttavia da un inventario dei beni appartenenti agli Ospitalieri, già citato in altre circostanze, redatto nel maggio 1373 da Giacomo, arcivescovo di Trani, emerge, tra l'altro, che la casa di Santa Maria di Sovereto, all'epoca dipendente dal priorato di Barletta dell'Ordine dell'Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme era in precedenza Templare.
La prima citazione documentata della "Ecclesia Sancte Marie de Suberito" risale al 1175. Stando al Valente, sappiamo con certezza che dai primi anni del Trecento a Sovereto operò l'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (Ospitalieri). Prima di questa data vengono chiamati in causa tanto l'Ordine Gerosolimitano quanto quello Teutonico che quello dei Templari. Da un documento del 1203 si apprende che già da quella data operava nella chiesa di Sovereto, con l'annesso ospedale, un ordine religioso maschile non meglio precisato. ╚ da escludere una presenza dell'Ordine Teutonico, istituito nel 1198, ed è improbabile che in soli cinque anni i Teutonici avessero già delle proprie case in Puglia. Secondo il Valente sono da escludere anche i Templari, Ordine religioso all'inizio eminentemente militare che solo successivamente si dedicò all'assistenza ospedaliera. Per esclusione lo studioso afferma che la comunità maschile presente a Sovereto, almeno dal 1199, che gestiva l'hospitale era quella Giovannita, che alla metà del XII secolo era l'ordine più noto e diffuso. A testimonianza di ciò vi sarebbero altri documenti citati dal Valente nel suo studio e delle lastre tombali di cavalieri e precettori Giovanniti dei secoli XIII e XIV.

Spinazzola

In questo paese i Templari ebbero il castello di Guarascone, la chiesa di San Benedetto "de nuce", ubicata in località san Cesario, la chiesa di San Giovanni al castello ed altri beni vicini alle terre appartenenti alle monache di Gravina. Tali beni con la soppressione dell'Ordine del Tempio passarono ai Giovanniti: infatti ne abbiamo notizia dall'inventario dei beni degli Ospitalieri redatto nel maggio 1373 da Giacomo, arcivescovo di Trani.

Terlizzi

Da un documento rogato a Giovinazzo il 18 febbraio 1279 apprendiamo che Viviano, priore e procuratore dell'Ordine Templare in Puglia, dichiarava che l'Ordine cavalleresco "habet et possideat in Terlicio ecclesiam unam que vocatur Santa Maria de Muro" . Tale chiesa era titolare di terre, orti, vigne, oliveti, case ed altre proprietà fondiarie e Viviano, non potendone curare l'amministrazione, locava la metà di tali beni per un periodo di dieci anni al diacono Angelo per unici tarì annui. La consistenza del patrimonio immobiliare della domus di Santa Maria de Muro nella seconda metà del XIII secolo lascia supporre che la presenza dei Cavalieri templari a Terlizzi sia di molto anteriore alla data del documento succitato. Con l'abolizione dell'Ordine la chiesa di Santa Maria de Muro cadde in rovina e venne sospesa al culto nel 1725.

Trani

Era uno dei più importanti porti della Puglia, da sempre crocevia di popoli e culture del Mediterraneo e porta per l'Oriente, testimone con le sue chiese, con i suoi palazzi e con la sua storia, di quell'età di mezzo, da sempre ricca di fascino e di mistero.
Fu, pertanto, già nei primi anni di vita dell'Ordine che i Templari stabilirono lungo le vie di transito per Gerusalemme, le loro domus o mansioni, sorte, secondo l'idea per cui lo stesso Ordine era nato, a difesa e soccorso dei pellegrini, che si recavano ai Luoghi Santi. La tradizione vuole che i Templari abbiano costruito la chiesa di Ognissanti nella prima metà del XII secolo: infatti, la prima testimonianza della presenza a Trani dei cavalieri rossocrociati ci viene offerta dal Diacono Amando, futuro Vescovo di Bisceglie, il quale nella sua "Historia Traslationis Sancti Nicolai Peregrini" , riferendo sul fatto portentoso, che nel corso della cerimonia di traslazione del corpo del Santo, in un cielo completamente terso, si erano all'improvviso levate dalla Cattedrale due colonne di nuvole, asserisce che a tale processione erano presenti anche i Cavalieri del Tempio.
Dalle antiche carte risulta che i Templari dimoravano poco lontano dalla città: in effetti nel 1143 Trani aveva una cinta muraria, che lasciava "extra-moenia" tutta la parte nord-occidentale del porto e quindi anche la chiesa di Ognissanti che, con i corpi di fabbrica che la circondano, costitutiva l'antico Ospedale e Abbazia, che ospitava i "Poveri Cavalieri di Cristo". Il tutto ci viene confermato da una lapide murata in prossimità dell'accesso secondario destro del Tempio, contenente la seguente iscrizione:
"Hic Requiescit Costantinus Abbas Et Medicus Orate Pro Anima Eius".
Costantino, dunque, un Templare appartenente alla classe dei canonici, Medico e Abate-Rettore della "Domus" tranese. Volendo datare questa lapide andremmo sicuramente oltre il 1139, anno in cui Papa Innocenzo II emanò la Bolla "Omne Datum Optimum" , fonte di tutti i privilegi dell'Ordine e in cui veniva istituita la figura dei Cappellani per il servizio religioso e liturgico delle Commende. In precedenza i Canonici avevano prestato servizio "per misericordia"; erano "distaccati" presso le domus e non appartenevano all'Ordine.
Ne attesta, altresì, la paternità templare una serie di numerosi documenti: l'Abbazia di "Omnium Sanctorum de Trani" è ricordata, infatti, nel testamento datato 6 luglio 1170 del notaio ravellese Orso Rogadeo, che dona a questo Tempio alcuni beni; ed ancora in un documento del 1158 dove Giovanni de Pagani, protettore dei Templari, consente alla donazione di un tale Boemondo, barone delle Puglie, a favore dell'Ordine, di alcuni suoi beni posseduti in Trani. Nel 1191 Abelardo de Pagani, figlio di Giovanni, dà il consenso per la concessione di una sepoltura al Giudice Lucifero in una chiesa di Trani, che viene indicata come "Grancia dei Cavalieri del Tempio". Tale chiesa è forse da identificare con quella di San Giovanni, alla quale Alferada, vedova di Ruggiero "de sir Sommaro" offriva il 28 settembre 1295 alcuni beni.
Altro documento a noi pervenuto è del 1196 e fa riferimento ad un certo Alferius, praeceptor della domus tranese; ed ancora un documento del 1213, che attesta l'avvenuto consesso presso la domus praeceptoria dei Cavalieri del Tempio di Trani del Capitolo Apulia-Terra di Lavoro, presieduto da Pietro di Ays, magister provinciale.
L'Ordine dei Templari ebbe la Chiesa di Ognissanti sin dal tempo di Ruggero II il Normanno (Re di Sicilia) e la mantenne sino alla soppressione dell'Ordine avvenuta nel 1312 ad opera di Papa Clemente V con le Bolle "Vox Clamantis In Excelso" (22 Marzo) e "Ad Provvidam" (2 maggio).Le persecuzioni contro l'Ordine erano iniziate già nel 1307 con i primi processi dell'Inquisizione, ma fu nel 1312 che le cose precipitarono vertiginosamente, fino alla drammatica caduta e al rogo, su cui nel 1314 arse l'ultimo Gran Maestro del Tempio, Jacques de Molay. Infatti, in una lettera datata 12 Agosto 1308 inviata da Pontiers, Clemente V si rivolge agli arcivescovi di Napoli e Brindisi, al Vescovo di Avellino; ad Arnuldo Bataille, Arcivescovo di Natzamia; al Maestro Berengario de Olargis, canonico narbonensis, e a Giacomo Carapelle, canonico di S.Maria Maggiore "de Urbe" ed ordina loro di recarsi nelle città, nelle diocesi e nelle province di Trani, Sorrento, Capua, Cosenza, Reggio, Napoli, Bari, Acheronte, Brindisi, Salerno, Benevento, Consana, S.Severina, Taranto, Siponto, Otranto, Rossano, Amalfi e svolgervi con diligenza l'inchiesta "circa apostasiae salus, detestabile ydrolatiae vitium, execrabile facimus sodomorum et haeres varias de quibus accusabantur magister et fratres militiae templi".
Negli anni immediatamente successivi allo scioglimento dell'Ordine tutti i beni immobili dei Templari vennero ceduti ad altri Ordini Religiosi e tra questi particolarmente privilegiati furono i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (Gerosolimitani) e i Cavalieri Teutonici. E' datata - Vienne, 2 maggio 1312 - una lettera in cui Clemente V affida a Leonardo, Arcivescovo di Siponto, ai Vescovi di Termoli e di Civitate, ad Oddone, Arcivescovo di Trani; al Vescovo di Melfi e al Vescovo di Monopoli; a Landulfo, Arcivescovo di Bari; a Bartolomeo, Arcivescovo di Brindisi e al Vescovo di Canne, l'esecuzione del passaggio dei beni Templari all'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme.
Ancora, in una lettera datata 1 dicembre 1318, Giovanni XXII incarica l'Arciprete della Cattedrale di Trani, nonché il Priore dei Frati Predicatori ed il Guardiano dei Frati Minori di moderare l'assegnazione effettuata da alcuni Vescovi, dei beni già Templari ai Gerosolimitani, in modo che il superfluo venga utilizzato per la Terrasanta.
Da questi documenti si evince che i beni dell'Ordine Templare della Diocesi tranese siano passati ai Gerosolimitani, che proprio a Trani, al di là del bacino del porto, verso Oriente, avevano un loro Monastero di San Giovanni della Penna con annessa domus hospitalis.
Tutto questo, almeno per la chiesa di "Omnium Sanctorum", fino al 1378, anno in cui in un documento datato 29 Ottobre appare come Abate e Rettore Stefano Castaldi (appartenente ad una delle più cospicue famiglie del tempo). Custodita da Paolo de Turris (o Turcolis), Vescovo di Conversano e da suo nipote Filippo, venne donata nel 1479 a Pietro Lambertini, divenendo Cappella di patronato di quell'illustre famiglia.
Successivamente, come attesta il Beltrani attingendo la notizia da un documento datato 15 Gennaio 1524, il patronato della chiesa fu posseduto dalle famiglie: de Justis, Castaldi, Rogadeo, Achonzaico, dalle quali tornò in seguito ai Lambertini.
Una conferma inconfutabile di tale circostanza è costituita dagli stemmi in bassorilievo, scolpiti sull'architrave di accesso alla sacrestia, nel seguente ordine:
De Justis: col campo attraversato obliquamente da una fascia con sei corolle di gigli.
Castaldi: campo partito in tronco con leone rampante nella parte superiore e tre fasce oblique nell'inferiore.
- Lambertini: leone rampante a tutto campo;
- Rogadeo: figura inginocchiata ed orante davanti ad una croce greca con tre stelle;
- Achonzaico: campo a scacchiera nella parte centrale e tre gigli.
Si tratta di famiglie di origine ravellese - ricordiamo che Ravello - al tempo - faceva parte del contado di Amalfi. Molto probabilmente le lapidi con i cinque stemmi fu apposta dal più illustre esponente della famiglia dei Lambertini: Cesare, che la fece murare tra il 1524 e il 1551 (anno della morte del Lambertini). Intorno al 1780 ebbe fine lo "ius patronale".
Scarse e poco attendibili sono le notizie sulla chiesa di Ognissanti nei secoli XVII e XVIII. Nei primi anni del secolo e comunque entro il 1807, l'Arciconfraternita della Beata Vergine dei Sette Dolori ebbe sede nella nostra chiesa, prima di trasferirsi l'anno successivo in quella di S.Teresa, resa disponibile dalla soppressione del convento dei Santi Teresa e Marco dell'Ordine Carmelitano.
Nel 1832, in seguito alla demolizione dell'antica chiesa dell'Annunziata (Piazza Longobardi), ne ospitò l'omonima Confraternita. Nel 1872 fu chiuso il vicoletto che costeggiando la chiesa menava direttamente al mare. Eretta parrocchia nel 1940, la chiesa "vulgo" denominata anche del Purgatorio, ha cessato di esserlo nel 1975.
E' stata sede, negli anni ottanta, del Terz'Ordine Francescano.
Attualmente la chiesa è aperta la domenica mattina ed è possibile visitarla.

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Link esterno  Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jarusalem - G.P.L.I. (Attinenza: 7%)

Riferimenti Bibliografici

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Riferimento bibliografico  F. Bramato - Introduzione alla storiografia dei Templari in Italia. Rivista Nicolaus 16/1989 pp. 141-161
Riferimento bibliografico  F. Bramato - Storia dell'Ordine dei Templari in Italia. Fondazioni, 1991
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Riferimento bibliografico  B. Capone - Quando in Italia c'erano i Templari, 1981 (edizione aggiornata 1997)
Riferimento bibliografico  B. Capone - Vestigia templari In Italia, 1979
Riferimento bibliografico  B. Capone - Sulle tracce dei Templari, 1996
Riferimento bibliografico  G. Guerrieri - I cavalieri templari nel regno di Sicilia, 1909
Riferimento bibliografico  R. Iorio - Uomini e sedi a Barletta di Ospitalieri e Templari come soggetti di organizzazione storica, 1997 in "Barletta crocevia degli Ordini religioso-cavallereschi medioevali: Seminario di studio, Barletta 16 giugno 1996"
Riferimento bibliografico  I Templari a Barletta. Nuove acquisizioni
Riferimento bibliografico  F. Damato - San Domenico di Barletta, 1981
Riferimento bibliografico  S. Loffredo - Storia della città di Barletta, 1893, pag. 184 e segg.
Riferimento bibliografico  B. Ronchi - La Chiesa di Ognissanti a Trani, 1982
Riferimento bibliografico  G. Valente - Feudalesimo e feudatari in sette secoli di storia di un comune pugliese (Terlizzi 1073-1779). Periodo svevo (1194-1261) vol. II pag. 86
Riferimento bibliografico  P. De Giaco - Il santuario di Sovereto in Terlizzi ossia notizie storiche e cronologiche riguardanti la invenzione della miracolosa immagine di Maria SS. Di Sobereto, 1872, p. 20 e segg.
Riferimento bibliografico  L. Marinelli - Memorie storiche di Terlizzi città del Peuceto, 1881, pag. 119-170
Riferimento bibliografico  A. Pappagallo - La città vecchia di Terlizzi, 1966
Riferimento bibliografico  L. Marzani - Istorie della cittÓ di Giovinazzo, 1878 vol. I p. 245
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