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I Krak: i castelli crociati in Terra Santa

Storia e leggenda di una costruzione medievale e degli assedi militari al tempo delle Crociate

Introduzione

Nella storia militare, ed in quella dell'architettura, il castello occupa una posizione di primo piano. Come è noto tanto agli addetti quanto ai non addetti ai lavori, le costruzioni medievali che ci preme esaminare in questa sede avevano funzioni molteplici e variegate. La storia ci offre un modello di costruzione la cui prima valenza, al di là dell'evidenza della realizzazione architettonica, che suggerisce in maniera lampante le funzioni militari e di difesa facilmente associabili alle mura di un maniero, era di carattere prettamente sociale. Esistono, in altre parole, castelli la cui funzione primigenia era quello di centro sociale, economico, giuridico e quant'altro, preponderante in una data regione. E tutto ciò, è chiaro, rimane collegato a filo doppio con le funzioni più spiccatamente belliche di queste costruzioni, intese e realizzate al fine di garantire sicurezza al territorio nel quale sorgevano. Il castello rappresentava dunque il baluardo difensivo di una comunità, nasceva e si sviluppava in costanza dell'affermazione di un dato signore locale e realizzava in maniera concreta i diversi obbiettivi che abbiamo segnalati sopra.

La prospettiva dalla quale questo articolo prende le mosse, è tuttavia diversa. In questa sede non ci occuperemo del castello inteso come costruzione socialmente rilevante, ma concentreremo la nostra attenzione sugli aspetti militari più interessanti, che di certo costituiscono aspetto rilevante della vita di una struttura come quella che ci accingiamo ad esaminare. Prenderemo come esempio di questi interessanti argomenti, un particolare maniero, un krak. Il Krak des Chevaliers, il castello dei Cavalieri, costruito in Terra Santa dai crociati a difesa delle posizioni conquistate durante la Prima Crociata. Approfondiremo questo tema servendoci di cartine ed illustrazioni che andranno a comporre una trattazione il più possibile completa della materia oggetto della nostra trattazione.

Dove si trova il Krak des Chevaliers?

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Cartina del Regno di Gerusalemme, 1099-1187
Il krak des Chevaliers domina il passo, strategicamente determinante, che divide il Mediterraneo dalle città dell'entroterra mediorientale di Homs e Hama, e sorge sulle rive del fiume Oronte.

Noto fra gli Arabi con il nome di Hisn-al-Akrad, o Fortezza dei Curdi, venne costruito sulle fondamenta di un preesistente castello mussulmano.
Arroccato su di una montagna costantemente sconvolta e modellata dai venti e che strapiomba vertiginosamente su tre lati, il Krak, sia per il suo modello costruttivo, che esamineremo di qui a poco, sia per la particolare collocazione geografica scelta per la sua ubicazione, per lungo tempo fu il più inespugnabile dei castelli crociati in Terra Santa.
E non possiamo non dare una prima menzione delle meravigliose architetture che lo compongono, se non attraverso gli occhi di un giovane studioso dei primi del '900, T.E. Lawrence, meglio noto come Lawrence d'Arabia : "...è questo forse il più meraviglioso dei castelli del mondo...".
Torneremo in seguito sulle parole dell'avventuriero ed archeologo inglese e cercheremo di ampliarne e suffragarne il pensiero anche attraverso ulteriori rimandi alle sue opere.

Per il momento, come abbiamo detto all'inizio di questo paragrafo, la prima esigenza che occorre soddisfare, è la risposta al quesito geografico di partenza.
Osserviamo la cartina. Il castello si trova lungo un importante corso d'acqua, il fiume Oronte, nelle vicinanze di una valico di grande rilevanza militare, una sorta di passaggio obbligato per l'accesso al mare, e dunque fondamentale per i crociati al fine di ottenere rinforzi e approvvigionamenti di vettovaglie.
Sostanzialmente, dunque, possiamo affermare un primo dato rilevante a proposito della posizione occupata da questa fortezza nella storia delle Crociate.

Il krak costituiva l'avamposto militare più importante affacciato sul teatro del conflitto e, di certo, un importante centro di comando delle operazioni belliche che si svolgevano nell'area.
Ma la sua rilevanza era determinata anche, e forse soprattutto, dalla possibilità di costituire un ponte determinante tra quelle operazioni militari cui poco sopra si accennava e il necessario rapporto di interazione con la "madrepatria".
Quale la riflessione, allora? Il castello in discorso copriva un'area ben più ampia di quella localmente e "fisicamente" occupata, determinando un momento di stretto contatto tra le imprese militari ed il sostentamento di queste, e dunque, trasformandosi in un centro di prima grandezza per quanto concerne la storia stessa delle crociate, che necessariamente trova nella costruzione di questa struttura un crocevia fondamentale dei suoi sviluppi.
Ed è proprio in questa magnificenza architettonica che più che altrove è forte il concetto di Outremer, di terra al di là del mare, così europea, così "franca", costruita secondo schemi tipicamente "nostrani", eppure inserita in un contesto diverso, tra radi fiumi e alte montagne, di fronte al deserto e ad un nemico ignoto e pericoloso; e così riconoscibile nelle sue architetture eppure, al contempo, così esotica in alcune soluzioni, così orientale per certi versi, così "indigena". Basti pensare ad alcune strutture ad arco ed a motivi decorativi di chiara derivazione orientale.

Ma l'obbiettivo di questo articolo non è certo la disamina del modello di costruzione del Krak des Chevaliers. Dunque riportiamo il nostro discorso alle affermazioni fatte in precedenza relativamente al ruolo del castello.
La prima domanda che i crociati dovettero porsi allorché decisero di erigere questa costruzione sulle fondamenta della precedente struttura araba, fu certo relativa alla necessità di reperimento delle fonti naturali primarie, determinanti non solo, si badi bene, alla sopravvivenza della comunità che si sarebbe installata in quell'area, ma anche in relazione al momento di vera e propria materiale costruzione del castello.
Il teorema di costruzione di una struttura simile a quella che abbiamo scelto come riferimento, prevede fondamentalmente tre cardini determinanti attorno ai quali ruota la fattibilità del progetto :

  • Prossimità delle fonti idriche di sostentamento
  • Posizione dominante sull'area (la collocazione sulla montagna dava inoltre un bonus difensivo non indifferente oltre che una certa facilità di osservazione dell'intera zona circostante)
  • Possibilità di ottenere il pieno controllo delle vie di comunicazione principali dipanantesi nell'area in esame

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Vista aerea del Krak des Chevaliers
Requisiti che, come possiamo valutare da questa immagine aerea del Krak, ben vengono soddisfatti dalla costruzione crociata.

Da questa fotografia e dalla cartina precedente ricaviamo un dato fondamentale in tema di organizzazione militare del territorio controllato. La fortezza deve essere inespugnabile, difficilmente attaccabile e consentire una difesa completa, su tutti e quattro i lati della costruzione. Deve consentire un facile controllo dell'area e garantire la sicurezza delle spedizione verso il krak e dal krak verso il mare. Il castello, inoltre, costituisce un confine preciso fra Siria e Libano e quindi fra zone interne, maggiormente desertiche, o comunque, più remote e difficilmente approvvigionabili, e il mare, a quei tempi, parliamo del XI secolo, unica possibile via di comunicazione tra la madrepatria e l'Outremer. Si osservi inoltre in questa immagine, la funzione di difesa assolta dalla roccia su cui poggia la struttura. Si tratta di una roccia tipicamente desertica, e dunque di una formazione calcarea decisamente solida che, in qualche modo, costituisce una sorta di proseguimento "geologico" della cinta muraria del castello.

Storia del Krak

Per circa due secoli, dal 1096 al 1291, successive ondate di Europei cristiani hanno combattuto per ottenere e mantenere il controllo di Gerusalemme e del resto di quello che essi definivano la terra santa; all'incirca 650 chilometri di piana costiera e catene montuose collocata nella parte orientale del Mar Mediterraneo. Fin dall'inizio, gli invasori erano decisamente in inferiorità numerica rispetto al nemico, nonostante la Prima Crociata, guidata dal sentimento religioso che la pervadeva, fosse riuscita a prendere Gerusalemme. Negli anni successivi, in ogni caso, sembravano non esserci soldati e cavalieri a sufficienza per proteggere le città costiere e l'entroterra dall'infinita serie di contrattacchi posti in essere dai Mussulmani che provenivano dall'interno. Per tutti quei 200 anni, i crociati guardarono all'ovest, scrutando l'orizzonte in attesa di rinforzi.

Nel frattempo, costruivano dei castelli. Ancora oggi, 700 anni dopo l'ultimo imbarco di crociati su di una nave che li avrebbe ricondotti verso la natia Europa, le fortezze Crociate costituiscono uno spettacolare baluardo all'ingresso dei porti e sulle cime delle colline battute dal vento nelle regioni di Gerusalemme, nella Turchia del sud, in Siria, in Libano e Giordania, e sull'isola di Cipro. Lo storico Robin Fedden, coautore di Castelli Crociati, ha scritto : "...la disperata scarsità di manodopera incoraggiò lo sviluppo di qualsivoglia strumento avesse potuto fare il lavoro al posto degli uomini". All'inizio i castelli erano rifugi difensivi, "poderosi punti il cui controllo sarebbe stato determinante in funzione del dominio sulle terre circostanti, una volta che il nemico si fosse ritirato. I castelli erano la chiave dell'intero territorio."

Per qualche tempo la strategia ebbe successo, come dimostrano due esempi tratti dalla vita del grande condottiero mussulmano Salah-e-Din (Saladino). In una di queste occasioni, il Saladino, questo il nome che egli riceveva in Occidente, inviò una missione armata al fine di ottenere informazioni in merito alle difese di una possente fortezza, il Krak des Chevaliers, prima di porre l'assedio al medesimo forte. Il Krak des Chevaliers, il castello dei cavalieri, era di proprietà dei cavalieri dell'ordine monastico – militare dei Cavalieri Ospitalieri. Il comandante dei Mussulmani ispezionò il perimetro triangolare dei tre fossati esterni, le fortificazioni ed il muro di pietre con le torri rotonde costellate di punti di fuoco ( gli interstizi delle mura, tipiche dei castelli medievali, dai quali era possibile lanciare ogni genere di proiettile sul nemico assediante ) sormontate da merlature possenti. All'interno delle mura c'era un ulteriore fossato, pieno d'acqua. Oltre il fossato il Saladino vide il megalitico corpo centrale, noto agli Arabi come "La Montagna". Infine il condottiero arabo osservò il mastio cilindrico, che torreggiava sull'intera struttura ed era collegato a due torri altrettanto maestose. Allora, constatato che un generale può fare della sua armata un uso migliore che mandarla al macello in un assedio infruttuoso di straordinaria lunghezza, egli passò la mano.

D'altra parte, quando Saladino fu in grado di attirare i crociati fuori dai loro quasi inespugnabili castelli per confrontarsi in campo aperto, le sue forze ebbero la meglio in maniera schiacciante. Questo è quello che accadde nel 1187, ad Hattin, vicino al Mare di Galilea. Lì, su di un pianoro, quando Saladino riuscì a tagliare i rifornimenti agli assediati crociati, questi furono evidentemente costretti alla resa e dunque alla sconfitta. Lo smacco che i crociati subirono fu irreversibile e cruciale. Su questo trionfo Saladino costruì le premesse per liberare Gerusalemme soltanto 5 mesi dopo.
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Pianta del Krak des Chevaliers

Anatomia di un Castello

Ma quale spettacolo si doveva presentare a chi avesse avuto la ventura di imbattersi in una costruzione come quella rappresentata nella figura soprastante ? Per scoprirlo leggiamo insieme la pagina, divertente e divertita, oltre che certo interessante, di William Tracy, per molti anni assistente editore della Aramco World, ed editore in capo delle pubblicazioni della Aramco Services Company.

"...la mia prima visita al krak fu con un bus carico di studenti liceali, miei compagni di classe, della Scuola Americana di Beirut nel 1954. Eravamo gli unici visitatori in una giornata di brezza primaverile. L'estate scorsa, circa 40 anni dopo quella visita, sono tornato al mio "castello incantato". Nella fredda ingegneria dell'entrata a volta scorgemmo una folla variegata. Gruppi di siriani e stranieri ci salutavano. Dopo circa 50 metri e due rapide svolte mi condussero verso un passaggio inclinato, attraversai un secondo cancello ed emersi in un cortile assolato. Quindi salii in alto verso le torri attraversando quiete nicchie private e balconate che punteggiavano questo "che era il più bel castello del mondo" (T.E. Lawrence). Lo scrittore Peter Theroux ha definito il krak "il perfetto castello – manuale di storia che sapevate esistere da qualche parte". Dall'alto del castello le viste sui quattro punti della bussola sono stupende. Ad est le basse colline verdi digradano dolcemente verso le prime falde del deserto. A sud oltre il fossato e le mura del castello, alcune nuove case di cemento e stucco "assediano" l'esterno della costruzione e un antico cimitero. Esili alberi di cipresso sono battuti costantemente dal vento, ed oltre, nei mesi invernali, si vedono le distanti montagne del Libano coperte di neve. Ad ovest le colline scendono verso il Mediterraneo, fra gli olivi tipici di queste zone e punteggiate di villaggi."

Questo lo scenario nel quale si erge la mole spaventosa e meravigliosa del krak. Va aggiunto peraltro che ai viaggiatori del Medioevo, alle truppe di soldati, ai semplici viandanti, si presentava uno spettacolo ancora più straordinario. Difatti, più a nord, i crociati costruirono altri castelli per sorvegliare il fianco occidentale della montagna. Tra questi meritano una menzione, Margat, che, dalla sommità triangolare di una collina, domina la piana costiera a nord di Tartus; e Saone, all'interno, ad est di Latakia, che si inerpica su una roccia desolata dove due catene montuose si incontrano per tuffarsi insieme verso il mare.

Nonostante i castelli crociati fossero originalmente concepiti e costruiti per essere impiegati a scopo fondamentalmente difensivo, nel corso del tempo, numerose modifiche apportate alla loro realizzazione consentirono ai cavalieri che vi si installavano di utilizzarli come basi per sortite offensive. Dal momento che le operazioni di assedio si evolvevano in quanto a tecnica ( ne parleremo successivamente ) e ad efficienza e il numero dei difensori continuava ad essere scarso, le rocce, le mura, cominciarono ad essere disposte nelle maniere più diverse, per soddisfare il duplice scopo cui si accennava, la solidità della difesa, la rapidità dell'attacco. Come ha scritto Robin Fedden : " i crociati costruivano i loro castelli come collane di corallo...pezzo per pezzo, pietra per pietra." Per le assedianti truppe mussulmane, la fame poteva essere un potente alleato, nonostante il fatto che senza un'adeguata preparazione gli assedianti erano esposti essi stessi al medesimo pericolo. Gli attaccanti fecero leva inoltre sul talento ingegneristico e sull'intuito per ottenere le risorse necessarie al fine di ottenere il risultato previsto. Assemblarono e costruirono un catalogo variegato ed impressionante di armi e macchine da guerra basate su due principali strategie. Prima di tutto queste macchine da guerra dovevano essere in grado di sfidare le mura del castello; in secondo luogo dovevano trovare il modo di consentire ai soldati di penetrare all'interno.

I Krak: storia di assedi e di Castelli in Terrasanta

Saone, nel nord della Siria, è uno dei molti castelli che cadde nelle mani del Saladino dopo la battaglia di Hattin. Nel 1118 le armate di Saladino portarono davanti alle mura di Saone sei enormi macchine da guerra simili a catapulte. Erano in grado di lanciare proiettili di pietra pesanti fino a 270 chili contro le mura del castello. Al tempo in cui il castello finalmente cadde, era stato nelle mani dei crociati per circa un secolo e non fu mai riconquistato. Oggi, esempio di come la storia è spesso scritta dai vincitori, Saone è identificato sulle mappe turistiche della Siria con il nome che ricevette dopo quella vittoria, il castello di Saladino. Un esile minareto si staglia fra le poche altre rovine all'interno delle mura.

Il castello di Saladino è rappresentativo di un primitivo design relativo alle costruzioni fortificate medievali. Tutte tranne tre delle sue torri hanno un ampio piano terreno, piuttosto che un più difendibile piano alto di eguali dimensioni, e si protendono assai limitatamente all'interno delle mura, cosa che limita la capacità di resistenza al fuoco. Inoltre le torri, le mura e anche i parapetti sono sparsamente punteggiati di feritoie. Ciò non di meno, il castello di Saladino rimane una fortezza impressionante con un gran numero di notevoli elementi di interesse. Il suo ingresso principale, situato sulla parte più protetta di una larga torre a pianta rettangolare, è un primo esempio di cancellata fortificata. L'acqua è contenuta in due cisterne ricavate nella roccia sotterranea; la più larga delle due è coperta da una pietra lunga 30 metri e alta 15.

Ma l'elemento decisamente più inusuale del castello di Saladino è il suo fossato, aspetto poco conosciuto che merita un posto in qualsiasi lista di meraviglie storico – ingegneristiche. La fortezza è costruita con pianta triangolare sulla sommità di uno sperone roccioso; sul lato dove la montagna tocca lo sperone roccioso, i crociati scavarono un profondo canale, largo 18 metri e lungo 140 metri. Le mura di roccia di questo canale corrono verso l'alto per 27 metri prima di toccare la base del castello. Per creare il fossato, che Robin Fedden definisce "eroico e ambizioso", i lavoranti hanno scavato all'incirca 170,000 tonnellate di solida roccia. E quella stessa roccia è stata utilizzata per la costruzione del castello. Ben più straordinario, un puntale di roccia emerge dal basso come un obelisco egiziano. Il monolite è parte integrante della montagna ed è stato lasciato intatto da chi ha lavorato al canale. Un tempo, un ponte di legno veniva legato a questa escrescenza e veniva utilizzato per collegare un passaggio sopraelevato ad una pianura, dove, in tempo di pace, gli abitanti dei villaggi circostanti coltivavano i propri terreni all'ombra del castello. Senza il ponte, nessuno, amico o nemico, poteva attraversare il fossato.

Lo scavare gallerie è un'altra tecnica che gli assedianti utilizzavano per aprire una breccia nelle mura del castello. Certo non sarebbe stata questa la tecnica adatta con il castello di Saladino, ma ebbe un'importanza capitale allorché i Mussulmani assediarono Margat, un secolo dopo, nel 1285. Margat, con le sue fortificazioni concentriche di pietra nera, fu il più grande dei castelli crociati. Le sue dispense erano solitamente riempite con provviste sufficienti a nutrire circa 1000 uomini sotto assedio per 5 anni. Quando le grandi macchine da guerra del sultano Qala'un furono utilizzate nell'assedio finale del castello, questi inviò dei guastatori per minare le fondamenta del castello e distruggere quella magnificenza difensiva; quindi invitò una delegazioni degli assediati a constatare l'esito dell'operazione. Riconoscendo di essere ormai sconfitti, i cavalieri abbandonarono il castello e si arresero, sotto la promessa di un salvacondotto per il porto di Acri, più a sud. Il possente krak cadde pochi anni dopo.

Il krak des Chevaliers fu difeso dai crociati per circa un secolo e mezzo, dovendo affrontare assedi nemici in almeno 12 occasioni. Ma mentre nei giorni topici il krak aveva una guarnigione di 2000 uomini, nella seconda metà del XIII secolo, questo krak e quello di Margat, le uniche fortezze di rilievo assoluto ancora in mano ai crociati, contavano circa 300 uomini. Nel 1271, il sultano mamelucco Baybars, a capo di un contingente egiziano alimentato anche da truppe di signori locali, condussero l'ultimo e finale assedio. Dopo quasi un mese di attacchi contro il castello, la linea di difesa interna teneva ancora. Il krak sembrava inespugnabile. Le pietre facevano il loro lavoro, salvavano la vita dei soldati all'interno. Successivamente, il comandante crociato ricevette una lettera dal porto di Tripoli, la quale avvertiva che non c'era speranza di ottenere dei rinforzi e dei rifornimenti; i cavalieri, diceva la lettera, avrebbero dovuto negoziare una resa. Sconfitti non dal nemico ma dal loro numero eccessivamente esiguo, i cavalieri si arresero, con la promessa, come nel caso precedente, di un salvacondotto per la costa. Solo dopo che i cavalieri raggiunsero Tripoli, essi scoprirono che la lettera era stato solo un espediente per ottenerne la resa. L'inganno aveva penetrato quelle rocce che la forza militare non era riuscita a penetrare per oltre 160 anni. Il castello rimase intatto.

Conclusioni

Al Krak, a Margat, al castello di Saladino, circa 700 anni dopo, le più ardite fra le rocce resistono al loro posto, sbrecciate e consunte, segnate dai colpi di spada, ma tagliate con la precisione di una lama affilata. Dove sono cadute le rocce, crescono ora fiori selvatici. Tra queste antiche pietre il vento parla di abnegazione, determinazione, ingenuità, fierezza e onore. Parla di guerrieri che hanno combattuto dentro e fuori queste mura; da ambedue i lati nobili spiriti. Ora rimangono solo le pietre.

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