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La Borgogna Romanica

Breve storia architettonica dei principali luoghi di culto del Medioevo Borgognone
La Borgogna Romanica

Introduzione

A ovest la Loira, a est le acque della Saone e del Doubs; a nord la Champagne e l'Ile de France, a sud i monti boscosi dell'Alvernia e la regione del Rodano. Questi, più o meno sono i confini della Borgogna odierna, divisa amministrativamente in più dipartimenti; confini che nel corso della sotira sono stati molto più fluidi, incidendo a lungo anche sull'attuale Franca Contea e territori oggi svizzeri. Area di lotte cruente per il potere, la Borgogna vide anche splendide, ripetute fioriture d'arte, fra cui quella dell'XI e XII secolo che ha fatto sì che questa regione della Francia venisse chiamata "terra del Romanico". Al di là dell'uso turistico, ad alto rischio di banalità, di simili etichette, è pur vero che in Borgogna, fra ampie distese boschive, morbide colline e una fitta rete di fiumi e canali, si ergono ancora con una densità e qualità rare, alcuni capolavori del romanico europeo.

Venti di riforma

All'aprirsi dell'XI secolo esistevano un ducato (molto approssimativamente corrispondente al territorio attuale) e, a est, una contea di Borgogna. La Borgogna del Romanico è quella più occidentale. Nel 910 era stata fondata l'abbazia benedettina di Cluny, destinata in breve a diventare uno dei fari spirituali e politici della cristianità; più tardi fiorì in queste terre la grande avventura dei Cistercensi, che da Citeaux (fondata nel 1098) diffusero in tutta Europa la loro riforma monastica, grazie soprattutto all'opera di San Bernardo, anch'egli borgognone. Questo sfondo di vitalità andrà tenuto presente nel percorrere la Borgogna romanica.

Se il quadro tracciato dalla storiografia del XIX secolo, secondo cui l'arte romanica europea si articolava in scuole "regionali" precisamente distinguibili in base ai loro caratteri formali o tecnici, è stato molto sfumato dagli studi recenti, si possono comunque osservare nell'architettura e scultura romaniche in Borgogna, alcuni tratti comuni. Fra questi, le diverse soluzioni sperimentate per coprire vasti interni con volte, sia a botte che a crociera; e la presenza di elementi decorativi tratti dall'antichità romana in una serie di edifici ispirati alla perduta abbaziale di Cluny. Unica, invece, nella regione, rimase l'ardita novità del Saint-Benigne di Digione, dove il grande abate Guglielmo da Volpiano (962 - 1031) fece costruire (1000 - 1020) il corpo orientale della chiesa in forma di rotonda su tre livelli (di cui rimane solo la parte sotterranea).

L'impronta di Cluny

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Ricostruzione della Abbazia di Cluny del 1088 (detta Cluny III).
(Raffigurazione del 1887)
Gli edifici religiosi borgognoni furono anche teatro della rinascita romanica della scultura monumentale: sia sui capitelli che nei grandi portali s'impose allora la figura umana, naturalisticamente "plausibile" e, insieme, di un'eleganza estrema che sfiora l'astrazione ritmica e lineare.

Volendo rintracciare questi e altri caratteri nel corpo vivo dei monumenti, si dovrà partire paradossalmente da un'opera perduta, l'abbaziale di Cluny (la terza a partire dalla fondazione del cenobio, detta perciò Cluny III) demolita intorno al 1830 (ne rimane una parte del transetto). Fondata nel 1088, consacrata nel 1130, era lunga circa 187 metri con cinque navate e 13 campate nel corpo longitudinale, un enorme coro a cinque cappelle intorno ad un deambulatorio e quattro torri sopra i bracci del transetto. L'enormità della struttura era certo legata alla volontà di imitazione ed emulazione di Roma (con la sede papale l'abbazia aveva un legame diretto e privilegiato), che spiega anche le decorazioni architettoniche derivate dall'antichità : corinci modanate, girali d'acanto, fregi a ovoli, lesene scanalate addossate ai pilastri. Intercalando la volta a botte con archi trasversali, si poterono voltare spazi enormi e fu possibile aprire tre finestre per campata; l'uso dell'arco acuto anziché a tutto sesto permise di diminuire lo spazio occupato dalle pareti e di aumentare la luminosità; infine nella navata maggiore fu eliminato il matroneo, sicchè vi giunse altra luce direttamente dalle navatelle, più basse della navata centrale.
Rende un'aspetto dell'abbazia di Cluny, l'abbaziale di Pray-le-Monial, che ne è una copia in scala ridotta: sono gli stessi la pianta del coro, l'alzato della parete, la luminosità e il gusto classicheggiante. Anche la grande chiesa di pellegrinaggio di Saint-Lazaire ad Autun (eretta forse tra il 1112 e gli anni Quaranta) riprende il modello cluniacense, ma introducendovi varianti che attestano la libertà inventiva dei maestri borgognoni: il coro è più semplice, a tre absidi, con due livelli di finestre che gettano grande luce su questa parte della chiesa, scrigno delle reliquie, mentre la navata resta più in ombra con una sola finestra per campata. La lesena scanalata di Cluny si estende qui a tutti i piani della parete; diventa un motivo conduttore di tutto l'interno, introduce un'accentuazione verticale sottile ma decisa, estremamente raffinata.

La forza della semplicità

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Abbazia Saint-Philbert, Tournus, Borgogna
Accanto alla grande impronta di Cluny, s'incontrano in Borgogna altre "linee" di pensiero. Nel Saint-Philbert a Tournus, il corpo longitudinale ha la navata centrale coperta, su pliastri cilindrici alti e massicci, con volte a botte trasversali intervallate da arconi a tutto sesto (le navatelle sono coperte a crociera) e illuminata direttamente da grandi finestre, che questo sistema di copertura rese possibile aprire.Ne risulta uno spazio dagli intensi effetti di luce e ombra e dai vigorosi accenti plastici. Anche l'abbaziale di Vezelay (grande centro di pellegrinaggio alle reliquie della Maddalena), ricostruita dopo un incendio divampato nel 1120, segna uno stacco importante rispetto alle forme dominanti di Cluny. Le tre navate tutte voltate a crociera, gli archi sia trasversali che longitudinali a tutto sesto, la parete a due soli livelli e con una finestra per campata costituiscono un insieme di sobria, limpida semplicità, lontana dall'elaborata complessità cluniacense.Semplicità e chiarezza vennero poi introdotte nell'architettura borgognona con ben maggiore decisione e sistematicità programmatica, dai Cistercensi, specialmente nelle costruzioni promosse direttamente da San Bernardo negli anni Trenta, il cui prototipo è considerata la scomparsa chiesa di Clairvaux. Pianta a croce latina con cappelle absidali terminanti in un limpido profilo rettilineo, volte a botte con archi trasversali a sesto acuto, una decorazione ridotta all'essenziale, senza colorazioni, con semplicissimi capitelli a lunghe foglie lisce: questi i tratti salienti del modello di Bernardo.

Decorazioni di lusso

Se i Cistercensi bandirono ogni ricchezza decorativa dalle loro chiese, così non era stato a Cluny. Gli otto splendidi capitelli superstiti provenienti dal coro dell'abbaziale romanica mostrano un'iconografia complessa (l'llustrazione per gruppi di quattro personaggi della composizione dell'universo) e una finezza formale che inaugurano idelamente la stagione della grande scultura romanica borgognona. Le figure, inserite in mandorle, sono accompagnate da iscrizioni esplicative: sono i quattro fiumi del paradiso, i quattro geni dei venti, gli otto toni del canto fermo, ecc., resi con abilità compositiva suprema, fine modellato, eleganza di pose e gesti. Il portale occidentale dell'abbaziale è perduto, ma sappiamo dalle fonti che recava nella lunetta il Cristo in Maestà dentro una mandorla, attorniato dai simboli degli Evangelisti e da quatto angeli, e personaggi non meglio identificati nell'architrave. Molto probabilmente esso ebbe una grande influenza sullo sviluppo della scultura borgognona.

Il giudizio di Autun

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Cattedrale Saint-Lazare, Autun, Borgogna
Forse di poco posteriore (è datato sia agli anni Trenta che agli anni Quaranta) è il grande portale occidentale di Saint-Lazare di Autun, raffigurante il Giudizio e particolarmente celebre perché firmato con l'iscrizione GISLEBERTVS HOC FECIT.Al centro del timpano sta il solenne Cristo, la cui immobilità contrasta con l'animazione frenetica dei personaggi che lo circondano, illustranti visioni paradisiache e infernali; sull'architrave, l'altrettanto drammatica separazione degli Eletti e dei Dannati, in cui i risorti, pur se in maggioranza nudi, sono resi "individuali" dall'intensitià e dalla varietà di espressioni e gesti.Niente sappiamo di Gislebertus, se non il nome. Su basi formali e di plausibilità storica si è supposto che abbia sovrinteso, con la sua bottega, anche all'esecuzione dei superbi capitelli interni della chiesa.Del portale del transetto nord, che era l'ingresso principale dell'edificio, rimane la celebre figura di Eva, sdraiata ondeggiante fra la vegetazione dell'Eden, proveniente dall'architrave: uno dei nudi più stupefacenti, per le dimensioni, la qualità dell modellato e l'eleganza ritmica, dell'Europa romanica.

I portali di Vezelay

Si estende invece su tre portali la decorazione scolpita dell'ingresso al santuario di Vezelay. Nella lunetta centrale la Pentecoste, circondata da riquadri in cui sono rappresentati, proseguendo poi sull'architrave, i popoli reali e mitologici della Terra, destinatari della missione degli Apostoli. Nell'archivolto, lo Zodiaco e i lavori delle stagioni rappresentano il tempo terrestre, su cui regna il Cristo, che è anche porta verso il tempo eterno. Nei portali laterali stanno scene dell'Infanzia di Cristo e le apparizioni del Risorto. L'insieme è opera forse di diversi scultori, fra cui spicca il maestro autore di gran parte del portale maggiore: compositore geniale, che varia la classica disposizione delle figure intorno a un Cristo centrale interrompendo la sfilata di popoli esotici intorno alla testa del Redentore, restringe il campo della lunetta con una serie di riquadri perimetrali che formano un falso archivolto, introduce un motivo di tesa asimmetria con le gambe del Cristo piegate verso destra.Un centinaio di capitelli decorano inoltre l'interno della chiesa. La varietà di temi e soluzioni compositive è mirabile: dalle storie dell'Antico Testamento alle vite dei Santi, fino a due episodi mitologici, si dispiega qui una sintesi della ricca cultura monastica del XII secolo, che nelle forme del romanico borgognone sembra trovare un'incarnazione ideale per vivcità espressiva ed eleganza formale.

Approfondimenti

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Link esterno  I Templari a Barletta (Attinenza: 5%)

Riferimenti Bibliografici

Riferimento bibliografico  Borgogna romanica, Jaca Book, 1978
Riferimento bibliografico  G. Duby, San Bernardo e l'arte cistercense, Einaudi, 1982
Riferimento bibliografico  G. Cantarella, I monaci di Cluny, Einaudi, 1993
Riferimento bibliografico  C. Piccinini, in "Medioevo", Gennaio 2003
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