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Processo alle streghe a Cassano d'Adda

A Cassano d'Adda nel milanese, nel 1520 si svolge un processo per stregoneria. Due donne finiranno arse vive
Processo alle streghe a Cassano d'Adda
Il documento è tratto da: puntadellest.blogspot.com

Processo alle streghe a Cassano d'Adda

La "Signora del gioco", la lamia, la stria (dal latino "stigis", lo storno, uccello notturno che sgomenta con le sue grida stridule) è stata per molti secoli oggetto di interesse morboso da parte dei rappresentanti della Chiesa. La strega altri non è se non la saggia del villaggio, la guaritrice, l'ostetrica che aiuta le partorienti, colei che reca conforto e cure al povero come al potente.

E' la vecchia nonna di Gesù, la befana, che viene "di notte con le scarpe tutte rotte". E' l'erede di Diana cacciatrice e protettrice del raccolto. Colei che, tra una pozione magica per riconquistare un amante e un rito sabbatico per ingraziarsi la Grande Madre, esorcizza il male, riuscendo a volte, anche a debellarlo. è l'ultima rappresentante di un lontano matriarcato, ultimo baluardo da abbattere, non solo per il clero terrorizzato dal potere della donna, ma anche per la classe medica che, con sempre maggior prepotenza, s'impone non solo grazie all'istruzione ma anche al proprio sesso.

La strega è per certo una donna ambigua, fa del bene ma anche del male, nutre simpatie e a volte mortali antipatie. Possiede le chiavi di un potere occulto, ed è quindi temuta, ed è quindi da combattere. Questa donna, anche quando sarà finalmente in ceppi non cesserà di fare paura al prete come all'uomo.

Di certo i primi che ne sentirono l'odore furono i preti e anche Cassano d'Adda non rinunciò al suo processo per stregoneria. Non rinunciò al suo rogo sul traversino, ma soprattutto, non poteva non avere streghe!! Erano cinque, almeno, quelle che subirono il processo. Si chiamavano Leonarda, Petrina, Vanina, Caterina e Cossina, detta Formiga, chissà per quale "arcano" motivo..Cinque donne coi loro destini, la loro vita, i loro affetti di sempre, forse con figli, forse con amanti. Donne, improvvisamente sole. Improvvisamente abbandonate da tutti. Donne spaventate. Donne bruciate perchè facevano del male disse l'inquisitore domenicano Gioacchino. Martiri innocenti, dico io. Due di esse furono bruciate sulla riva dell'Adda, un mese dopo la terza fu arsa viva in piazza.

La Cossina subì una "verberazione", cioè una fustigazione, in chiesa e successivamente fu esorcizzata per debellare il maligno.Durante il processo emersero altri fatti incresciosi e il numero delle streghe salì. Anche la Stefanina, la Venturina, la Maria Lovessa, detta Lupa, e la Caterina, vennero imprigionate. Stavano già per aprire un secondo processo quando la Curia di Cremona avocò a sé il diritto di giudicare, e in fretta e furia ringraziarono lo zelante domenicano e lo rispedirono a casa sua.Il 5 gennaio del 1520 arrivano in visita pastorale a Cassano d'Adda, il Vicario Generale mons. Cosma Fava e il Vescovo di Cremona, monsignor Girolamo Trevisan.Oltre alla visita pastorale per appurare il buon andamento della parrocchia, entrambi presiederanno l'intricato processo.

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Traversino-Cassano d'Adda

Durante il processo verranno interrogati anche i curati che testimonieranno che la religiosità dei cassanesi è al di sopra di ogni sospetto,mentre noi sosteniamo che, se così fosse non emergerebbero episodi di ritorno al paganesimo. E non solo a Cassano d'Adda. Tra il 1500 e il 1600, su tutto il territorio nazionale si assiste a una spietata caccia alle streghe, terminata, forse per un caso fortuito. un giurista e governatore di Roma nel 1618,Giulio Monterenzi, redige le "Instructio" cioè istruzioni per come affrontare i processi di stregoneria, e non andarci giù duro come negli anni precedenti. La Chiesa adotta subito questo libello per cercare di tamponare episodi sanguinosissimi di caccia alle streghe, ma il via purtroppo l'ha dato proprio il papa Innocenzo VIII, ed ora è davvero difficile fermare un esercito di preti sanguinari e maniaci.Si sono accorti che hanno passato il segno, ma ci vorranno anni prima che l'intera Europa si adegui all'inversione di marcia nel tentativo di ricondurre alla ragione la classe sacerdotale, in particolar modo gli inquisitori domenicani.Ma torniamo alle nostre povere presunte streghe. Cosa facevano di così terribile? Secondo il clero, perpetravano sortilegi per far morire, per far innamorare, per conoscere segreti e infine ovviamente, per fare patti col diavolo.

Il processo inizia il 5 gennaio e finisce il giorno 18. Vengono interrogate autorità civili e religiose. Il notaio del precedente processo, un tale Cristiani, non poteva che chiamarsi così, ora è cancelliere e racconta: nel luogo detto Tuneda, in confine tra Groppello, Inzago e Cassano la Maria e la Venturina furono trovate a mangiare coi demoni "de cerasis et insalata". Tra le campagne tra Treviglio e Fara, la notte, ballavano di notte coi diavoli, calpestavano coi piedi e col sedere la croce, buttavano in luoghi immondi l'eucaristia, ai cani o alle galline o alle oche uccidevano i bambini strangolandoli, ne bevevano il sangue e ne succhiavano il cervello.Accuse pesantissime, testimoniano il Podestà di Cassano e i due Consoli.Nel parapiglia viene coinvolto anche un prete e accusato anch'egli di stregoneria, Don Bartolomeo. Come in una grottesca commedia emergono figure di donne che si accusano di adulterio. Risse finite con la morte di due persone. Insomma durante il processo emergono ben altri fatti e altre colpe che la stregoneria. Ma i vicari di Cristo riportano sulla retta via l'indisciplinato paese e i suoi focosi abitanti. Siamo si o no qui per giudicare delle donne accusate di stregoneria? E allora lasciamo stare il resto!!

Le testimonianze continuano riportando fatti orripilanti, riti e cerimonie, accoppiamenti e ammazzamenti. Tutti sono affascinati e "stregati" dai racconti dei potenziali criminali, e in questo contesto non si riesce a capire se siano più superstiziose le streghe, il popolo ghiotto di nefandezze o gli inquisitori che assistono senza perdersi una parola.Le streghe, nelle gabbie legate e pronte per il supplizio, pregano la Madonna e chiedono perdono. Qualcuno assicura che "sono molto rispettose nel linguaggio verso gli stessi accusatori e che qualcuna di loro parla anche italiano".Dopo 156 giorni di carcere molte donne furono liberate, ma la cosa strana è che negli annali conservati alla Curia di Cremona, guarda caso, sono state strappate le pagine che vanno dalla 160 alla 201 dell'anno del Signore 1520.Del processo alle streghe non v'è più traccia. Le streghe non sono mai esistite

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