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Sacra Sindone. Tra fede, mistero storico e scientifico

Il mistero storico e scientifico della Sindone, letti a 360 gradi
Sacra Sindone. Tra fede, mistero storico e scientifico
Il documento è tratto da: Rivista: Templari n.2 (Trentini Editore)

Introduzione

La Sindone, il lenzuolo di lino che secondo la tradizione ha avvolto il corpo flagellato di Gesù Cristo, come descritto nel Vangelo, rimane un affascinante mistero: non è bastata, infatti, la radiodatazione al Carbonio 14 per convincerci della "falsità" del telo. La linea di pensiero "scettica", che indica la Sindone come un clamoroso falso medievale non ha convinto i molti scienziati, storici e tecnici che, oggi più che mai, si stanno adoperando per fornire dei seri riscontri al mistero della fede rappresentato dalla Sacra Sindone. Attualmente il telo è conservato in una teca all'interno del duomo di Torino, sotto il palco reale. La Sindone è mantenuta distesa, quindi non piegata o arrotolata come nel passato, in atmosfera inerte ed umidità controllata.

Descrizione della Sindone

Le evidenze oggettive riscontrabili sulla Sindone sono di due tipi fondamentali: le tracce ematiche (sangue umano, gruppo AB negativo, DNA maschile) e l'immagine impressa sulla stoffa, detta immagine sindonica. Mentre le tracce di sangue risultano comprensibilmente state assorbite dal telo a contatto con le ferite stesse, la formazione dell'immagine sindonica risulta difficilmente spiegabile. Prossimamente saranno eseguiti dei nuovi esperimenti (ad esempio, l'esame della fluorescenza) proprio per tentare di dare una spiegazione scientifica a questo fenomeno. Una curiosità: l'immagine è un negativo naturale, quindi per osservare il vero volto corrispondente all'immagine Sindonica è necessario produrre un negativo da fotografia (figura 1.b). Non è così, invece, per le tracce ematiche, visibili in "positivo".
L'esame della Sindone mostra, senza alcun dubbio, la perfetta corrispondenza tra la descrizione delle torture subite da Gesù e le evidenze oggettive riscontabili nel telo: sono ben evidenti, ad esempio, i segni prodotti dalla "corona di spine", la ferita al costato e nei polsi, oltre 120 ferite da flagello sulla schiena, sui glutei e sulle gambe, la posizione sollevata del petto indice di difficoltà respiratoria dovuta alla crocifissione, la particolare posizione dei piedi, tipica dell'inchiodamento. Non solo, molti studiosi concordano sul fatto che le ferite ai polsi sono state inferte su un uomo vivo, mentre la ferita al costato è stata inferta su un cadavere. Questo concorderebbe con il "trattamento" subito da Gesù, come descritto nel Vangelo.

La ricerca

La Chiesa, nell'aprile 1988, dispone un importante esame scientifico sulla Sindone, allo scopo di datarne l'origine. Definito il protocollo degli esami, disposti su tre campioni diversi casualmente assegnati ad altrettanti laboratori (Oxford, Zurigo, Boston), viene eseguito il prelievo dei reperti. La datazione al radiocarbonio ha stabilito l'origine della Sindone tra il 1260 e il 1390, ciononostante molti studiosi hanno messo in discussione tale risultato, sollevando forti dubbi sulla validità dell'esame, a mio parere del tutto condivisibili.

Quali sono le tesi di questi studiosi?
Innanzi tutto si deve ricordare che il telo subì un grave incendio nel periodo in cui era custodito a Chambery, precisamente nella notte tra il 3 ed il 4 dicembre del 1532. L'incendio potrebbe aver apportato delle modifiche tali da "ringiovanire" il telo alla datazione con C14.
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La Sacra Sindone distesa
Validi esperimenti hanno tentato di riprodurre con una certa fedeltà le condizioni di stress termico al quale fu sottoposta la Sindone nell'incendio di Chambery. Negli esperimenti condotti, ad esempio, dal sindologo italiano Mario Moroni, membro del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, il risultato è stato un errore di datazione di circa 300 anni. Lo stesso studioso ha ipotizzato la possibilità che la Sindone sia stata esposta ad un irraggiamento da fonte protonica/neutronica. Quest'evenienza, da sola, produrrebbe un errore di datazione di circa 500 anni. Se però una tela, dopo aver subito irraggiamento protonico/neutronico, subisse i danni di un incendio come quello di Chambery, l'errore sarebbe di circa 700 anni (invece di 300). In definitiva l'errore totale sarebbe di 500 + 700 = 1200 anni circa, cioè porterebbe la datazione della Sindone intorno al primo secolo. Ci si può chiedere quale mai sia stato l'evento misterioso che avrebbe determinato l'irraggiamento del lino. Forse l'energia sprigionata dalla resurrezione stessa del Cristo?

Altri studiosi hanno messo sotto accusa la datazione al C14. Lo scienziato russo Dmitri Kouznetsov, direttore dei E.A. Sedov Biopolymer Research Labotatories di Mosca, nel 1995 dimostrò sperimentalmente che l'incendio del 1532 ha modificato cospicuamente la quantità di carbonio radioattivo presente nella Sindone. Lo scienziato statunitense Leoncio Garza Valdés ha verificato la presenza di un complesso biologico composto da funghi e batteri che ricopre i fili sindonici come una patina e che non è eliminabile con i normali sistemi di pulizia. Anche per questo studioso, tutto ciò permette di ricondurre la datazione della Sindone al primo secolo. Altre pubblicazioni dimostrano una discrepanza di circa 1000 anni tra la datazione al C14 di una mummia egizia (conservata nel Museo di Manchester) e delle bende che la avvolgevano.
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Il negativo fotografico del volto della SindoneLa miniatura del codice di Pray, raffigurante il corpo di Gesù mentre viene avvolto nel sacro sudario
Torniamo sulla formazione dell'immagine Sindonica. Al momento nessuno studioso ha saputo indicare, con certezza scientifica, un metodo conosciuto che possa produrre una figura come quella della Sindone. In base alle analisi compiute, l'immagine non è frutto di dipinto e non si tratta di una stampa (assenza di colori ed inchiostri, come confermato da Alan Adler, professore di chimica della Western Connecticut State University). Inoltre non sono stati riscontrati pigmenti, polveri colorate o impasti. Recentemente è stata compiuta una scannerizzazione (importazione in formato immagine elettronico) della superficie posteriore del telo sindonico. Questa parte non è visibile poiché posteriormente il telo è cucito su una fodera (detto telo d'Olanda). La rilevazione ha portato ad una interessante evidenza scientifica: nel lato posteriore non si vede alcuna immagine, ma solo i risvolti di sangue. All'analisi ad "occhio nudo" è stata affiancata una analisi tramite algoritmi matematici, che definitivamente esclude la presenza di una immagine, seppur debole, corrispondente a quella presente nel lato visibile. Questo escluderebbe una lunga serie di tecniche di falsificazione, come, ad esempio, quella più volte citata di "strinatura", cioè il contatto del telo con bassorilievo surriscaldato, in modo da produrre l'ingiallimento per bruciatura. Con questa tecnica si sarebbero dovute osservare tracce anche nella superfice posteriore. Inoltre l'immagine ottenuta sarebbe deformata, mentre l'immagine della Sindone sembra prodotta come per proiezione ortogonale. L'analisi comunque non negherebbe, come causa di generazione dell'immagine, l'irraggiamento nucleare (ancora la resurrezione?): questa misteriosa energia spiegherebbe, da sola, sia l'errore alla datazione al C14 che l'enigmatica formazione dell'immagine sul telo.

Da Gerusalemme a Torino, passando per i Templari

Vi sono delle prove scientifiche che indicano in Gerusalemme (o comunque la zona nei pressi della Città Santa) il luogo di provenienza del telo della Sindone: la presenza di particolari pollini specifici dell'area Siriana-Palestinese, in particolare la Gundelia Tournefortii. Questo dato è stato recentemente confermato da due ricercatori dell'Hebron University of Gerusalem.

Alcuni studiosi, già dal 1954, individuarono le tracce di due monete romane applicate sulle orbite oculari del volto della Sindone. Un numismatico riconobbe, nell'impronta, una moneta fatta eseguire da Ponzio Pilato tra il 29 e il 32 d.C. Questa pratica apparentemente bizzarra aveva un fine pratico e di uso comune: non far riaprire gli occhi del cadavere, a causa delle possibili contrazioni nell'immediato periodo che segue il trapasso.

Inoltre, a quanti affermano che non vi sono documentazioni storiche sulla esistenza della Sindone nel primo secolo, si deve far notare che i cristiani, vivendo in condizioni di semi clandestinità, subirono certamente tensioni e timori, in particolare i custodi della Sindone, considerata dalla religione ebraica oggetto impuro perché "contaminato ritualmente" dal sangue del condannato.
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Il percorso della Sindone. Il passaggio da Gerusalemme a Costantinopoli è probabile, mentre quello che la porta da Costantinopoli a Lirey (passando forse per Atene) è ancora oscuro, legato probabilmente ai Templari. Ci sono invece tracce storiche documentate del passaggio da Lirey fino a Torino
Ipotizziamo, dunque, in Gerusalemme, 30 d.C., le prime coordinate del tragitto compiuto dalla Sindone (figura 2). Il professor Karl Heinz Dietz, dell'Università di Wurzburg, si sta occupando della ricostruzione del tragitto compiuto dalla Sindone nel primo millennio. Gli studi confermano la presenza della Sindone ad Edessa dal VI al X secolo. Gia nel secondo secolo si parla di un Santo Volto di Cristo, su stoffa, venerato ad Edessa, oggi Urfa, in Turchia. Nel 544 è documentata la presenza nella stessa città di un telo raffigurante il volto di Gesù che molti, come anche lo storico Ian Wilson, identificano come la Sindone, piegata in modo da non mostrare il corpo seminudo e martirizzato del condannato. Nei documenti si parla di un'immagine achiròpita, cioè non fatta da mani umane. Questa "Sindone Piegata" viene chiamata Mandylion. Conferme sul fatto che il Mandylion coincide con il telo oggi conservato a Torino, vengono dalla rilettura degli atti di Taddeo, che descrivono interessanti particolari sulla modalità di piegatura del telo, riconoscibili sulla Sindone stessa. Inoltre ci sarebbe identità tra il volto della Sindone e le copie del Mandylion con oltre un centinaio di punti di sovrapponibilità fra le due figure (per il criterio legale americano sono sufficienti 60 punti per affermare che due immagini si riferiscono alla stessa persona). Nel 944 il Mandylion è portato a Costantinopoli, in seguito ad uno stretto assedio dei Bizantini. Una interessante osservazione: l'asimmetria degli arti inferiori che si osserva sul lenzuolo torinese (gamba sinistra più flessa) fa nascere, in quel periodo, la leggenda del Cristo zoppo, riprodotta (gia intorno al 1000) dagli artisti con la cosiddetta "curva bizantina" e con il poggiapiedi della croce inclinato. Ci sono poi testimonianze che indicano la venerazione, nel 1147, di Luigi VII, re di Francia, alla Sindone, durante la visita a Costantinopoli. La conquista di Costantinopoli per mano dei crociati nel 1204 (quarta crociata), fa perdere le tracce della Sindone, che misteriosamente riappare, dopo circa 150 anni, in Europa. Chi portò la Sindone in Europa? Chi altro se non i Cavalieri dell'Ordine militare e religioso più sospettato di tutti i tempi? I Templari naturalmente. Gli elementi, comunque, per credere che siano stati proprio loro, ci sono tutti. Anche il recente film di Pupi Avati, "I Cavalieri che fecero l'impresa" accosta la Sindone ai Templari, anche se in modo non proprio "positivo", come a confermare questo desiderio di tenebrosità che aleggia da 700 anni sull'Ordine crociato del Tempio. La storia, documentata, ci dice che la Sindone ricomparirà a Lirey, in Francia, nel 1353 nelle mani di Goffredo di Charny, che tre anni dopo la affiderà ai canonici di Lirey, presso Troyes, in Francia.
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Il pannello di Templecombe, in Inghilterra
Non sappiamo ancora quando e come la Sindone sia giunta a Goffredo di Charny, fonti documentate, comunque, indicano la presenza della Sindone ad Atene l'anno successivo al sacco che seguì l'assalto crociato di Costantinopoli. Un crociato potrebbe aver trafugato la reliquia ed averla portata in Grecia. Il fratello di Goffredo ottenne due importanti feudi proprio in Grecia, questo fatto indica il legame stretto tra la famiglia Charny e la Grecia, quindi la certa presenza degli Charny in questa regione. Quali collegamenti ci sono tra i Charny e i Templari? Basta sapere solo che nel 1314 bruciava sul rogo, insieme all'ultimo Gran Maestro dei Templari Giacomo de Molay, un certo Goffredo (I) de Charnay (o Charny?), Comandante Templare di Normandia e (forse) parente avo del Goffredo possessore certo della Sindone nel 1353!

Non sono ancora chiare le vere cause della persecuzione subita dai Templari che portarono al rogo del 1314. Molti "templaristi" sostengono che la Sindone era già da diverso tempo in mano ai Templari e che Charnay fu torturato per fargli confessare il segreto su di un particolare tesoro: proprio il Sacro Lino. Forse i Charny, custodi della Sindone, portarono la stessa in Francia, insieme a tante altre reliquie, dopo la sconfitta crociata. Qui avrebbero tenuto nascosto, e venerato in segretezza, il telo ai primi indizi di pericolo che incombevano sull'Ordine. Tra l'altro una delle accuse, formulate dagli inquisitori ai Templari, era quella di culto segreto ad un "Volto", che sembra riprodotto dalla immagine della Sindone. In Inghilterra, nel castello di Temple Combe appartenuto ai Templari, è stato trovato un dipinto raffigurante il volto di un uomo del tutto simile a quello della Sindone. Questo quadro nasconde una serratura che permette l'accesso ad una piccola nicchia ove, per gli storici più "arditi" potrebbe essere stata conservata, per qualche tempo, la preziosa reliquia. Tornando agli spostamenti documentati, nel 1453 Margherita di Charny, discendente di Goffredo, cede il Lenzuolo ad Anna di Lusignano, moglie del duca Ludovico di Savoia, che lo custodirà a Chambéry, teatro del tragico incendio del 1536. Infine, Emanuele Filiberto, il 14 settembre del 1578, trasferisce la Sindone a Torino, per abbreviare il viaggio a S. Carlo Borromeo che vuole venerarla per sciogliere un voto, ma la Sindone non sarà più riportata a Chambéry.
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Giacomo De Molay, l'ultimo Gran Maestro dei Templari, bruciato sul rogo, nel 1314, insieme a Goffredo de Charnay, forse avo dell'omonimo Goffredo certo custode della Sindone, almeno dal 1353
Altre ipotesi e teorie, più o meno fantasiose quanto improbabili, sull'intervento Templare nelle vicende che segnano la storia della Sindone, sono numerose. Alcune di esse indicherebbero che il vero uomo corrispondente alla immagine impressa sul telo è l'ultimo Gran Maestro, Giacomo De Molay (figura 3), proprio colui che fu arso sul rogo insieme a Goffredo de Charnay.

Tra fede, storia e scienza, il mistero proposto dalla Sindone è vivo e acceso più che mai. Non ci resta che cercare di "comprendere", per quanto possibile, questa testimonianza unica al mondo. Il Papa stesso, all'indomani dell'ostensione del 1997 dopo la nuova collocazione, in un discorso pubblico, esorta lo studio della Sindone senza posizioni precostituite "che non diano per scontati risultati che non lo sono...".

Approfondimenti

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Documenti e risorse

Risorsa  Sindone.org: Sito Ufficiale della Sindone, Chiesa Cattolica di Torino
Risorsa  HomoLaicus: Indagini sulla sindone
Link esterno  Scuola di scherma medievale (Attinenza: 13%)
Link esterno  AICODS, Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia (Attinenza: 13%)
Link esterno  I Templari a Barletta (Attinenza: 13%)
Link esterno  Storia medievale dai castelli ai monstra (Attinenza: 13%)
Link esterno  Edizioni L'Età dell'Acquario (Attinenza: 13%)

Riferimenti Bibliografici

( nessun riferimento bibliografico )
Commento di: Gian Luca Todini Creato il: 17-Dic-2009 01:04:14

Un sudario rilancia i dubbi sulla Sindone

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_16/sudario-sindone-battistini_ab6ab38a-ea31-11de-8d37-00144f02aabc.shtml

Gerusalemme, ritrovato in un sepolcro un telo dell'epoca di Cristo. Ed è molto diverso. Un caso o una prova?

GERUSALEMME – Un altro sudario. Dell'epoca di Gesù. Una squadra internazionale d'archeologi l'ha trovato mesi fa, negli scavi d'una tomba a Gerusalemme Est. Nel Campo del Sangue che, secondo il Vangelo, Giuda Iscariota si comprò coi trenta denari del tradimento e dove, poi, s'impiccò. L'hanno studiato a lungo col radiocarbonio, passato alla Tac come si fa coi pazienti complicati. Ne hanno esaminato spore e tracce di Dna. Alla fine le conclusioni, univoche, sono finite sull'ultimo numero di "PloS One", la rivista scientifica della Public Library americana: «Le parti di lenzuolo ritrovate, appartenenti a un sudario usato per seppellire le salme ai tempi di Cristo, rivelano per la prima volta che a Gerusalemme questi manufatti avevano un tessuto a trama molto semplice, ottenuta con l'uso soltanto di due fili intrecciati». La dimostrazione, secondo il team, che l'altro e ben più celebre sudario – la Sacra Sindone che ritrarrebbe il corpo di Gesù – sarebbe in realtà un falso: «L'ordito della Sindone, molto più complesso e con più fili, fu introdotto solo in epoca successiva».

LA RICERCA - Sopravvissute a secoli di bruciature, di polemiche sull'autenticità e di contese sulla proprietà, pronte a una nuova ostensione pubblica nel 2010, è ancora presto per dire se le certezze dei cristiani sul lenzuolo custodito nel Duomo di Torino usciranno scosse da questa nuova rivelazione. I ricercatori – israeliani, americani e canadesi della Hebrew University, di Sanford, dell' University College e della New Haven University di Londra, dell'università del North Carolina e della Lakehead University – sono partiti dal racconto di Matteo e degli Atti degli Apostoli, per individuare il Campo del Sangue e l'antico cimitero di Gerusalemme, in aramaico Akeldamà. La tomba è spuntata vicino a quella di Hannah, il sommo sacerdote del Sinedrio che secondo il Vangelo finì per consegnare Gesù ai Romani. Apparterrebbe a un aristocratico, forse a un altro sacerdote: di sicuro, i resti delle ossa sono quelli del più antico malato di lebbra mai trovato, sepolto a una certa distanza dagli altri.

TRAMA E CONTROVERSIE - I frammenti di sudario, in cotone, furono filati a mano. E lì, dice il professor Orit Shamir, s'apre la nuova controversia. A differenza della Sindone - che ha soprattutto una torcitura a forma di zeta e una trama a spina di pesce, tipiche della Grecia o dell'Italia e comunque usate già in epoca medievale -, il nuovo sudario è d'una tessitura semplicissima, esattamente come s'usava nella Palestina del primo secolo dopo Cristo. Sono almeno quattro i resti di stoffa sepolcrale dell'epoca di Gesù, trovati negli ultimi decenni a Gerusalemme e dintorni. Già undici anni fa, nello stesso Campo di sangue, era stato rinvenuto un telo funebre (conosciuto come la Sindone di Akeldamà) che molti archeologi considerano un'ulteriore prova della non autenticità della Sindone di Torino: il lenzuolo del corpo è separato, rispetto a un fazzoletto che secondo la pratica dell'epoca serviva ad avvolgere il solo viso. Va detto però che tutti questi ritrovamenti mostrano orditi diversi, sia pure non complessi come quello torinese: forse a dimostrazione che non esisteva un solo tipo di sudario.

LA SINDONE - Entrata nell'iconografia e comparata ad altri teli conservati un po' ovunque, dalla Spagna alla Francia, la Sindone fu dipinta da pittori d'ogni epoca e quando venne esposta a Torino l'ultima volta, nel 2000, fu meta di pellegrini d'ogni parte del mondo. Leggende e misteri ne accompagnano la storia, dalla credenza che fosse in realtà il Santo Graal delle tradizioni medievali, alle più fantasiose superstizioni esoteriche. La nuova Tomba del Sudario, spuntata dall'argilla di Gerusalemme, già finita nei dépliant dei turisti che calano per Natale, è facile prevedere che aprirà un nuovo capitolo.
Commento di: Redazione Medievale.it Creato il: 19-Ago-2008 18:53:49

Sindone: verso nuova controversia, Oxford disposta a riesame

(http://lnx.medievale.it/2008/08/17/sindone-verso-nuova-controversia-oxford-disposta-a-riesame/)

Il mistero della Sacra Sindone potrebbe riaprirsi: John e Rebecca Jackson hanno incassato l'appoggio dell'Università di Oxford per riconsiderare l'età del sudario di Cristo. Nel 1989 la sindone era stata datata 1325, cioé un falso medievale. Ma Jackson, fisico americano e professore dell'Università del Colorado, - riporta il Los Angeles Times - agli esami condotti all'epoca non aveva mai creduto: molti altri elementi del lenzuolo, incluse le sue caratteristiche e i dettagli dell'immagine, suggeriscono che è molto più antico, ha più volte spiegato Jackson ipotizzando che la contaminazione dovuta agli elevati livelli di monossido di carbonio ha alterato il test al carbonio 14 utilizzato nel 1988.

A distanza di 20 anni, Jackson ha ora la possibilità di invalidare la datazione precedentemente ottenuta. E a farlo non sarà da solo visto che l'Università di Oxford, che ha partecipato al test originale al radiocarbonio, ha dichiarato la propria disponibilità a collaborare e a riconsiderare l'età della sindone. Se Jackson dimostrerà che le tecniche usate negli esami precedenti hanno fatto sì che la sindone risultasse più recente di quanto non lo sia veramente, il fisico americano spera di poter ottenere il riesame del sacro lenzuolo, custodito a Torino.

"Ci sono molte prove che lasciano pensare che la sindone sia più vecchia di quanto stabilito con gli esami al radiocarbonio, e quindi ulteriori ricerche sono necessarie", afferma in un comunicato Christopher Ramsey, numero uno della Oxford Radiocarbon accelerator unit.
Commento di: Redazione Medievale.it Creato il: 13-Apr-2008 18:23:34

Radio-datazione del 1988 inattendibile

"Il Giornale" ha pubblicato (19-Marzo-2008) un interessante articolo sulla datazione della Sindone.
L'articolo, di Andrea Tornielli, presenta una intervista al professor Giulio Fanti, autore del libro "La Sindone. Una sfida alla scienza moderna".
Anche il professor Fanti sostiene l'inattendibilità della radio-datazione del 1988.

Link all'articolo originale:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=249051&START=0&2col=

(Tratto da "Il Giornale", di Andrea Tornielli)

«Sfido chiunque a riprodurre l'immagine sindonica. Nessuno è in grado di farlo...». Il professor Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova è convinto dell'inattendibilità della datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988 sulla Sindone di Torino, il lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. E lo intende dimostrare, portando nuovi elementi sulla modalità in cui la misteriosa immagine si è formata, con il volume La Sindone. Una sfida alla scienza moderna (Aracne editrice, pp. 608, 42 euro) a giorni in libreria. Il Giornale l'ha intervistato, alla vigilia del documentario che la Bbc manderà in onda il Sabato santo. Nel filmato uno degli scienziati che fecero la datazione al carbonio 14 stabilendo che la Sindone risaliva al medioevo, Christopher Ramsey, ha sostenuto che quei risultati potrebbero essere messi in discussione dagli «effetti ambientali».
Partiamo dalla datazione. Che cosa ha scoperto?
«Non è una scoperta solo mia. Rifacendo i calcoli sulla base dei dati forniti dai tre laboratori che eseguirono l'esame al radiocarbonio nel 1988 ci si rende conto che è stato commesso un errore di calcolo. L'attendibilità della datazione medioevale è pari soltanto all'1,2 per cento. Cioè assolutamente inattendibile».
Com'è potuto accadere un errore di questo genere?
«Diversi studiosi hanno dimostrato già da tempo che i risultati della datazione, in base al test statistico cosiddetto di Pearson, hanno una probabilità superiore al 95 per cento di non corrispondere a quelli della Sindone. è stato inserito nella formula un numero sbagliato, che ha falsato il risultato finale, un 31 è stato sostituito con un 17. Questo farebbe pensare persino a una manomissione finalizzata a ottenere il risultato desiderato».
è un'accusa grave...
«I numeri sono numeri. E sono inattendibili. Queste confutazioni sono scritte da scienziati. Forse c'è una lobby che teme la verità su quei calcoli, teme di doversi rimangiare il risultato sulla Sindone di origine medioevale, quando tutto, invece, lascia pensare che sia molto più antica e che risalga al primo secolo».
Perché, allora, quella data medioevale?
«Nel mio libro pubblico i risultati di una recentissima ricerca fatta dal ricercatore Gerardo Ballabio: riesaminando il dato delle età dei tre campioni presi in considerazione dai laboratori si nota una variazione che arriva anche a 200 anni nello stesso piccolo brandello di tessuto. In pochi centimetri quadrati, una variazione enorme. Questo indica inequivocabilmente che c'è stata una contaminazione esterna e dimostra l'inattendibilità del risultato».
Quali contaminazioni potrebbero aver falsato l'età della Sindone?
«Sono diverse. Dal sudore delle mani di chi stendeva il lenzuolo, tenendolo proprio nella zona da cui sono stati prelevati i campioni, all'incendio avvenuto nel 1532 a Chambery. Infine, non bisogna sottovalutare l'elemento delle radiazioni... ».
Che cosa c'entrano le radiazioni con la Sindone?
«Per riprodurre un'immagine in quel modo bisogna supporre una fonte di energia agente a distanza, ma che si scatena dall'interno del corpo dell'uomo che vi è avvolto. Una radiazione di grande intensità ma di brevissima durata, millisecondi, forse solo nanosecondi. Stiamo cercando di verificarlo a livello sperimentale all'Enea di Frascati. è stato come un lampo».
E che cosa l'avrebbe provocato? La risurrezione?
«Non lo sappiamo. Sappiamo solo che l'unico modo per cercare di ottenere qualcosa di simile alla Sindone, anche se per il momento in un frammento piccolissimo di tessuto, è una forte radiazione».
Dunque la Sindone non è dipinta...
«No. Assolutamente no. Chi continua a dire che è stata realizzata da Leonardo, o che è stata fatta scaldando un bassorilievo, non sa quel che dice. Nella Sindone non c'è passaggio di colorazione attraverso le fibre del lino. L'immagine si è formata per irradiazione».
Non credo che il Comitato di controllo sul paranormale, sarebbero d'accordo...
«Devo smentirla. Proprio il Cicap, a Torino, nel 2002, ha concluso che il modo in cui l'immagine si è formata non è chiarito. Sfido chiunque a rifare una copia della Sindone con le stesse caratteristiche microscopiche e macroscopiche. Sono a capo di un gruppo di un centinaio di studiosi che discute su questo argomento, "Shroud Science": abbiamo stilato un elenco di 100 caratteristiche che ha la Sindone e che dovrebbe avere un'eventuale riproduzione. Nessuno però è in grado di farla».

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