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Storia e mito della Cavalleria del Tempio

Rileggiamo la storia dei Templari attraverso la doverosa distinzione tra Storia e leggenda

Storia e Mito

A fronte di un sempre crescente interesse per il mondo della cavalleria medievale e degli Ordini Cavallereschi, in particolare quello dei Templari, è forte l'esigenza di riuscire a distinguere ciò che è realtà storica da quanto è mito o leggenda, specialmente di fronte al dilagare di una crescente diffusione di pubblicazioni che mirano ad esaltarne un aspetto misterioso ed "esoterico", peraltro tutto da dimostrare.

Non di rado difatti si leggono su libri o riviste "specializzate", cronache e relazioni che accomunano in un unico magico calderone i Templari, l'Arca dell'Alleanza, il Santo Graal, i mitici costruttori delle piramidi egizie e del Tempio di Salomone (arcani depositari di conoscenze riservate agli eletti), le sette filo esoteriche dell'antichità e/o del mondo musulmano, i Catari, per finire con la Massoneria moderna, il tutto diligentemente collegato da un sottilissimo, quanto improbabile, "filo rosso".
La distinzione doverosa tra Storia e leggenda passa attraverso l'esame dei documenti d'epoca, le cronache che i cronisti del tempo hanno deciso di tramandare ai posteri; e pur volendo ammettere che ogni mito trova la sua ragione d'esistere in un fatto storico concreto, magari "romanzato" dai contemporanei o dalle generazioni successive, per parlare di Storia è necessario attenersi a quanto è documentato. Su ciò che non è scritto, su notizie il cui fondamento non è dimostrabile, si possono formulare solo ipotesi e congetture, chiarendo che la loro esposizione va introdotta con un: "Sì dice...".

Questa precisazione può risultare un po' antipatica oltre che triste, dato che in questa maniera si spoglia del fascino della quale è sicuramente rivestita la storia dell'Ordine del Tempio.
E' certo più romantica ed affascinante la descrizione che li vuole oltre che formidabili guerrieri, depositari di conoscenze misteriose, nati in realtà per diffondere un progetto di pace universale del quale solo alcuni eletti erano a conoscenza.
Parimenti è inquietante l'immagine che li vuole a conoscenza di "Verità" nascoste sull'origine del Cristianesimo, che li vede eredi di realtà mistiche dell'antichità, con finalità ben distanti da quelle ufficialmente note.
Per rimanere fedeli a ciò che è storico, è doveroso inoltre inquadrare l'esperienza dei Templari nel preciso contesto nel quale sorsero ed operarono, non potendosi certamente separare le loro gesta da quanto riportano le cronache delle Crociate.

Le Origini

Pochi dubbi sulle origini, essendo universalmente accettato che l'Ordine fece la sua comparsa sullo scenario della Terra Santa circa vent'anni dopo la conquista di Gerusalemme, tra il 1118 ed il 1120. Scarse o nulle le notizie riguardo a Hugues de Payns (o Payens), il nobile che al comando di otto cavalieri si presentò al Patriarca della città e al Re Baldovino per mettersi al servizio del Regno. Se lui ed i suoi compagni avessero già preso parte alla Prima Crociata o alle spedizioni successive, o se al contrario fossero partiti direttamente dall'Occidente cristiano con questo progetto, non è ben chiaro, così come non è chiaro se furono ricevuti dal Re Baldovino I (fratello di Goffredo di Buglione e primo Re del neonato regno cristiano), o da, Baldovino II succeduto al cucino nel 1118. Le scarne notizie sulla nascita del nuovo Ordine, provengono per lo più dalle cronache di Guglielmo di Tiro, che però scrisse verso la fine del XII secolo e tra l'altro non nutriva grande simpatia per i Templari. Nei brevi passi dove cita la nascita di questa forma insolita di "monaco in armi", sottolinea quasi a dimostrarne l'inutilità, che a distanza di nove anni dalla loro formazione, il numero dei cavalieri non è aumentato e questi sono solo nove. E' lecito credere che la realtà fosse differente, restando altrimenti inspiegabile che al nuovo Ordine fosse concesso di prendere dimora nella moschea di Al-Aqsa, che sorgeva sulle rovine del Tempio di Salomone. A quale scopo concedere tanto ad un gruppo così esiguo?
Un'altra versione è fornita dalla cronaca di Michele il Siriano: la sua versione dei fatti, che stando a quanto scrive sarebbero accaduti nel 1116, vuole che il nobile Hugues, grande signore feudale, sarebbe partito dalla regione della Champagne accompagnato da trenta suoi vassalli, deciso a mettersi al servizio del Regno Crociato.
La scarsità di notizie riguardo i primi anni, lascia spazio ad ipotesi suggestive nelle quali si mette in evidenza il fatto che il "vero" ruolo dell'Ordine fosse in realtà ben differente da quello ufficialmente noto.

Dopo il concilio di Troyes del 1128/29 ed il riconoscimento ufficiale dell'Ordine da parte della Chiesa, la popolarità della Nuova Milizia Cristiana si diffuse in tutta Europa e le fila dell'Ordine vennero rafforzare da un gran numero di effettivi.
Ma una precisazione doverosa è che non tutti gli appartenenti all'Ordine erano cavalieri, anzi il numero di questi era limitato rispetto alla totalità dei Fratres; di gran lunga più numerosi erano i Fratelli Sergenti, Serventes, di natali non nobili, che si dividevano in Fratelli di mestiere, e Sergenti a cavallo, questi ultimi destinati ad affiancare i Cavalieri in battaglia, benché dotati di un equipaggiamento di solito più leggero e con un abbigliamento differente, nero o marrone.
In battaglia l'Ordine si avvaleva di una cavalleria armata alla leggera, i Turcopoli (Turcopoles), arruolata tra gli indigeni locali, come anche di truppe mercenarie di fatto stipendiate al servizio dei monaci guerrieri. Era anche possibile che cavalieri laici prestassero un periodo di "ferma volontaria" tra le fila dei Templari, che è bene precisare, era, di fatto, un Ordine religioso, nel quale i Fratelli professavano i voti monastici di povertà, castità ed obbedienza, oltre al voto di combattere i nemici della Chiesa.

Questo stato di cose era del tutto simile a quello dei Cavalieri di S. Giovanni, gli Ospedalieri, che, nati con finalità di assistenza ai pellegrini aveva, più o meno negli stessi anni, maturato la scelta di sostenere un contingente armato. Anche in questa realtà, e probabilmente ancor di più che tra i Templari, il numero dei Cavalieri destinati al servizio armato fu sempre molto contenuto, non avendo i Cavalieri dell'Ospedale rinunciato mai completamente alla loro primaria vocazione.

Presenza in Terrasanta

E' bene quindi chiarire che il numero di Cavalieri templari presenti in Terra Santa fu sempre contenuto a poche centinaia di uomini, anche volendo contare insieme i Sergenti a cavallo.
Nel suo libro "I Templari", Peter Palmer afferma: "E' improbabile che i Templari pesantemente armati fossero spesso più di Trecento per volta in Terra Santa, anche quando cavalieri e sergenti sono contati insieme".
J.Riley-Smith nella sua "Breve storia delle Crociate", distingue: "In tutto l'Oriente, nel corso del XIII secolo non si contarono mai più di trecento cavalieri dell'Ospedale, ed un numero più alto, ma non di troppo di cavalieri del Tempio".

Poche righe sopra, a proposito di una descrizione degli ordini Militari come "strapotenti", come stato nello stato, la definisce "caricaturale". "Costituzionalmente la loro posizione non era molto diversa da quella degli altri grandi istituti ecclesiastici della Cristianità Latina....... La differenza stava nel fatto che Templari ed Ospedalieri erano relativamente più potenti. Erano inoltre competitivi, talvolta egoisti, spesso litigiosi........."

La loro forza derivava da una disciplina ferrea, che faceva di loro un gruppo omogeneo e disciplinato, nonché dalla capacità di poter assoldare truppe mercenarie da impiegare in combattimento.
Nessuna strategia misteriosa di combattimento capace di rafforzare la loro efficacia bellica, come qualcuno vuole credere, ma solo il senso d'affiatamento ed il cameratismo di un gruppo omogeneo determinato a sacrificarsi, non essendo ammesso loro di "arrendersi" al nemico.
Ci affascina comunque l'immagine dei Templari come formidabili guerrieri, (esperti in tecniche di combattimento che permettevano loro di affrontare un nemico esageratamente più numeroso), così come ce la trasmette il bel romanzo "Gunther d'Amalfi, cavaliere templare", di Franco Cuomo, dove il protagonista che in compagnia del solo Gran Maestro si imbatte in un drappello di cento cavalleggeri musulmani; grazie ad una serie di caroselli e con rapide manovre semi circolari i due cavalieri hanno agevolmente ragione del nemico, peraltro senza riportare particolare ferite. Nella realtà dei fatti, non esisteva nessun addestramento particolare per i cavalieri, non essendo richiesto nessun periodo di noviziato per essere ammessi nell'Ordine; specie nel XIII secolo, quando era forte la necessità di rincalzare le perdite e reclutare armati, i criteri di selezione erano molto permissivi, accettando anche soggetti moralmente distanti dall'immagine del cavaliere puro e senza macchia.
A proposito della rete di castelli dei quali l'Ordine disponeva, va detto che non tutti erano contemporaneamente controllati dai Cavalieri, e che a presidio di una postazione si trovavano qualche decina di cavalieri supportati da un numero di sergenti e frati di mestiere che accresceva la guarnigione.

I Templari e la Sindone

Da qualche anno si guarda ai Templari come ai custodi della Sacra Sindone, della quale sarebbero entrati in possesso dopo la Quarta Crociata, del 1204, sciaguratamente conclusasi con l'aggressione alla città di Costantinopoli da parte degli stessi crociati. Durante le loro riunioni segrete, i fratelli avrebbero reso omaggio alla Sacra Reliquia che veniva mostrata ripiegata in modo da mettere in evidenza solo il volto, così come avveniva probabilmente nell'antichità con il Mandylion, l'immagine acheropita venerata ad Edessa.

Questo giustificherebbe una delle accuse rivolte all'Ordine di adorare un volto barbuto, un idolo al quale i Cavalieri avrebbero reso omaggio. Alla domanda se credeva plausibile questa venerazione della Sindone da parte dei Templari, il prof. Heinrich Pfeiffer, professore di Storia dell'Arte Cristiana alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha risposto che quella dell'adorazione dell'idolo barbuto è una delle testimonianze rese dai Templari sotto tortura, e come tutte le confessioni estorte in questo modo hanno il valore che si vuol loro dare.
Nel 1945 in Inghilterra, venne ritrovato in una chiesa appartenuta anticamente all'Ordine dei Templari, una tavola in legno sulla quale è raffigurato un volto barbuto, molto somigliante all'immagine del volto della Sindone. La tavola in quercia datata fra il XII ed il XIV secolo fungeva forse da coperchio di una cassetta: un reliquario per la Sindone?

I Templari conoscitori di verità occulte

Un'altra delle attribuzioni riconosciute ai Templari, è la loro presunta conoscenza di realtà superiori, di verità filosofico morali sull'esistenza umana, sulla nascita del Cristianesimo e sul significato di altre religioni, verso le quali sarebbero stati in realtà, ben più che tolleranti; conoscitori di arti magiche e riti arcani e....... quant'altro può stimolare la fantasia!
Tutto questo è affascinante, ma difficile da credere quando, per loro stessa ammissione molti appartenenti all'Ordine si professavano "semplici ed ignoranti", e lo stesso ultimo Maestro non era certo tra i pochi cavalieri che, al processo che li vide imputati, dimostrarono di possedere una buona cultura.
Come la maggior parte dei cavalieri laici di quel tempo, i Templari erano illetterati, molti non conoscevano il latino, tanto che nel refettorio durante i pasti, i brani delle Sacre Scritture venivano letti in Francese.

La fine dell'Ordine

In merito agli arresti operati dalle guardie del Re Filippo il Bello nel 1307 ed al processo che seguì, va precisato che il numero dei Cavalieri fu decisamente contenuto; secondo P. Palmer in Francia solo 14 fra i Templari interrogati dall'Inquisitore erano cavalieri, e 18 quelli che nel 1310 si offrirono di difendere l'Ordine; in tutto forse solo un centinaio degli arrestati nel Regno erano cavalieri, per lo più vecchi e malandati, ma tra loro comparivano le più alte cariche dell'Ordine.
In Europa l'Ordine ormai era rappresentato per lo più da personale non militare, con compiti del tutto simili a quelli di altre realtà monastiche; la perdita della Terra Santa aveva ridotto la necessità di reclutare soldati da spedire Oltremare, e l'esperienza dei monaci guerrieri era piuttosto quella di amministratori di proprietà terriere.

Benché in Francia, a differenza di altri Paesi, la tortura venisse largamente impiegata per estorcere le confessioni, tanto che alcuni degli imputati morirono durante gli interrogatori, "solo" 54 Templari finirono sul rogo, condannati per aver ritrattato le loro dichiarazioni.
Pochi, almeno nel regno di Francia, coloro che riuscirono a sfuggire agli arresti; grazie a questi e ad altri scampati, l'Ordine sarebbe sopravvissuto in segreto fino ai nostri giorni, tanto che ancor oggi più di un'organizzazione rivendica la diretta discendenza dai Cavalieri del Tempio. Quali possano essere le prove a sostegno di quest'eredità storica, rimane per lo più un mistero.

A conclusione si può dire che già all'indomani del rogo di Parigi del 1314, sul quale morì l'ultimo Maestro (o almeno l'ultimo storicamente accertato), il mito cominciò a confondersi con la storia dei Templari. La morte dei due grandi responsabili della tragica fine dell'Ordine, Filippo il Bello ed il papa Clemente V, a distanza di pochi mesi dall'esecuzione di Parigi, fece nascere la credenza che, già avvolto dalle fiamme, il vecchio Maestro avesse maledetto i due personaggi, chiamandoli a comparire da lì a poco di fronte al tribunale divino.

Ma anche questo sembra difficile da accettare quando, a quanto "si dice", poco prima avrebbe pregato i carnefici di legarlo sul rogo in modo che potesse rivolgere lo sguardo in direzione della Chiesa di Notre Dame.
Dalle ceneri del rogo di Parigi, l'Ordine dei Cavalieri del Tempio entrò nella leggenda.

Approfondimenti

Il Processo ai Templari  Il Processo ai Templari (Attinenza: 20%): La tragica fine dell'Ordine, scatenata da una serie di accuse infamanti e testimonianze manipolate
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Link esterno  I Templari a Barletta (Attinenza: 13%)

Riferimenti Bibliografici

Riferimento bibliografico  "Guida all'Italia dei Templari", Capone - Imperio - Valentini, 2º ed. 1997, Edizioni Mediterranee, Roma
Riferimento bibliografico  "Gunther d'Amalfi cavaliere Templare", Franco Cuomo, 1996, Newton Editore, Roma
Riferimento bibliografico  "Sindone, un'immagine impossibile", Emanuela Marinelli, 1996, Edizioni San Paolo, Milano
Riferimento bibliografico  "I Templari", Peter Partner, 1991, G. Einaudi ed., Torino
Riferimento bibliografico  "Breve storia delle Crociate", Riley-Smith Jonathan, 1994, Arnoldo Mondatori editore
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