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Viaggio tra le grotte dipinte del Salento

Viaggio tra le grotte dipinte del Salento

Viaggio tra le grotte dipinte del Salento

Il Salento è la zona della Puglia che più delle altre ha conservato la memoria della presenza bizantina. Una delle più evidenti tracce è rappresentata dalle numerose chiese ipogee, e in alcuni casi sub divo, riccamente affrescate e risalenti ai secoli X-XI e che costituiscono un patrimonio unico, spesso in passato abbandonate al degrado, oggetto di studio e interesse da parte di storici locali, di seguito portate alla giusta ribalta da prestigiosi ed eminenti studiosi come C. D. Fonseca, M. D'Elia, F. Dell'Aquila e N. Lavermicocca. Si tratta di veri e propri musei delle grotte dipinte. Queste chiese erano spesso il centro di villaggi rurali bizantina (chorìa) oppure di comunità cenobitiche di monaci greci che si ispiravano alla regola di S. Basilio. Quel che colpisce maggiormente degli affreschi è la ieraticità e la solennità delle figure, tipiche della pittura bizantina, ma anche la fastosità dell'abbigliamento: costumi imperiali, tunica e mantelli colorati e decorati da frange e perline, oreficerie quasi a voler trasformare l'umile grotta del monaco e la vita dura del contadino nella lontana corte celeste: santi, profeti, taumaturghi, vescovi disposti sulle pareti delle chiese nella loro solenne ieraticità.

Un possibile itinerario tra le grotte dipinte del Salento potrebbe partire da Poggiardo, dal Museo degli Affreschi ove sono raccolti i dipinti provenienti dalla cripta di S. Maria degli Angeli. Questa chiesa abbandonata nel XV secolo, fu riscoperta nel 1929 a seguito di uno scavo. La diffusa ed insanabile umidità delle pareti e l'incombente minaccia delle muffe resero però necessario lo stacco degli affreschi, che furono rilevati dalla loro sede segando le pareti su cui erano dipinti e portati all'Istituto Centrale del Restauro di Roma. Restaurati con risultati soddisfacenti ed esposti ad una serie di mostre, gli affreschi tornarono nella loro terra d'origine, trovando collocazione nel 1975 in un museo. Soggetti degli affreschi: Cristo in trono benedicente, Madonna con Bambino tra due Arcangeli (abside centrale), Madonna con Bambino e S. Nicola, vari Santi orientali ed occidentali, tra cui spicca un S. Michele. La cripta di S. Maria degli Angeli, di derivazione orientale e a tre navate concluse da absidi, è stata restaurata con la realizzazione di una nuova volta, in quanto quella originaria era crollata, ed ospita delle copie degli affreschi. A poca distanza da Poggiardo, nella campagna di Vaste, presso la masseria S. Stefano si trova la chiesa ipogea dei Santi Stefani, scavata nella pietra leccese, è a tre navate divise da tre pilastri per ogni lato. La cripta è interamente affrescata, anche se alcuni dipinti risentono dello stato di abbandono nella quale il monumento è stato lasciato. I dipinti mostrano immagini di santi, arcangeli, della Madonna di Costantinopoli e del Cristo. Gli affreschi originali risalgono al Mille, ma successivamente si sono sovrapposti rifacimenti databili intorno al XIV e XV secolo. La denominazione Santi Stefani deriverebbe dalla doppia raffigurazione di S. Stefano sia sul secondo pilastro destro sia su quello sinistro. L'itinerario prosegue a Muro Leccese con la chiesa sub divo di S. Marina. Eretta intorno al X-XI secolo, nella struttura muraria presenta alcuni grandi blocchi squadrati provenienti dalla cinta muraria messapica. è a navata unica con abside semicircolare, ove si apre un'elegante bifora, e volta a botte. L'interno, diviso in tre piccole campate da archi impostati su semipilastri addossati alle pareti, presenta una serie di strati di affresco sovrapposti. Il più antico risalente al X secolo (Ascensione, S. Barbara, decorazione dell'abside con santi vescovi), il secondo all'XI (S. Giovanni battista e un santo cavaliere, forse S. Giorgio o S. Demetrio, i SS. Onufrio e Macario, la Vergine con il Bambino) e l'ultimo risalente al primo Quattrocento (S. Antonio abate) e al tardo Cinquecento e Seicento (S. Nicola tra angeli). Una menzione a parte merita il ciclo pittorico dedicato a S. Nicola di Myra risalente alla metà del secolo XI e comunque prima della traslazione delle reliquie a Bari (1087).

Si tratta del più antico ciclo di affreschi della vita di S. Nicola in tutto l'arco del Mediterraneo dalla valenza storica ed artistica eccezionale. Ultima tappa del nostro viaggio è Carpignano Salentino con la chiesa ipogea delle SS. Marina e Cristina che conserva gli affreschi bizantini più antichi di Puglia e databili grazie alla presenza di iscrizioni riferite agli autori e ai committenti. Nella chiesa prevale la raffigurazione della santa titolare che è Cristina al cui culto si affiancò, solo in un secondo momento, quello della santa Marina. Sull'abside di destra possiamo ammirare un'Annunciazione, con l'Angelo posizionato a sinistra, e un Cristo benedicente seduto su un trono a lira. Da un'iscrizione presente apprendiamo che il dipinto fu commissionato dal prete Leone e da sua moglie Crisolea al pittore Teofilatto nel 959. Sulla parete nord compare, nella seconda abside, nuovamente l'immagine del Cristo in trono affrescata dal pittore Eustazio, a devozione del protopapas Elia. L'iscrizione dell'affresco riporta la data del 1020 e il nome del donatore, Aprile con la sua famiglia. Alla destra del Cristo in trono compare la Vergine che presenta il Bambino, dal nimbo crucigero, seduto sulle sue gambe, mentre alla sinistra del Cristo c'è l'Arcangelo Michele vestito con il loros, una lunga stola decorata usata dagli imperatori bizantini e dagli arcangeli Michele e Gabriele, sistemata a formare una croce. Alla fine della parete settentrionale si apre una tomba ad arcosolio del giovane Stratigoulès accompagnata da una lunga iscrizione metrica in greco, dipinta tra 1055 e 1075. La tomba era stata scavata per un notabile del posto di cui non si conserva il nome e poi è servita per raccogliere le spoglie del figlio morto in giovane. Il padre del giovane Stratigoulès era un protospatario di Carpignano, dignitario bizantino di rango intermedio, e probabilmente è sepolto nei pressi dell'arcosolio. Recenti restauri hanno messo in luce uno strato d'affreschi precedenti a quelli datati 959, corrispondenti alla prima decorazione della cripta, realizzati quindi contemporaneamente alla prima fase della conquista bizantina della regione. La chiesa delle SS. Marina e Cristina a Carpignano risulta essere una delle testimonianze più significative per studiare e analizzare la pittura bizantina in Italia meridionale tra X e XI secolo.

Il vastissimo patrimonio delle grotte dipinte è sempre stato sistematicamente emarginato dalla storia dell'arte ufficiale: i manuali iniziano con Giotto e Cimabue, degli autori (spesso ignoti, Teofilatto ed Eustrazio sono i soli dei quali conosciamo il nome) e delle opere presenti nelle chiese salentine, che pur gravitavano in un ambiente culturalmente avanzato come quello bizantino, non c'è traccia. Ed è un vero peccato.

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